It’s the economy, stupid! Una Banca mondiale del clima. L’editoriale di Gianfranco Pellegrino

13 giugno 2017
Editoriale Open Society
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L’effetto più immediato del voltafaccia di Trump sull’accordo di Parigi sul clima è ritirare il contributo statunitense al fondo per finanziare l’adattamento ai futuri cambiamenti climatici e la conversione a energie alternative dei paesi in via di sviluppo. La decisione di Trump mostra che il problema è economico. Trump non vuole che i cittadini americani facciano sacrifici per garantire alle generazioni future un mondo meno soggetto agli effetti avversi del cambiamento climatico.

A questo punto, forse, bisognerebbe vedere se ci sono modi per contenere le emissioni senza (troppi) sacrifici. Una proposta viene da  John Broome (professore emerito di Oxford) e Duncan K. Foley (professore alla New School for Social Research di New York). Per contenere le emissioni, bisognerebbe investire in fonti di energia che non usano combustibili fossili.  Per stimolare questi investimenti servono specifiche politiche economiche – agevolazioni fiscali, una carbon tax, prezzi calmierati per certi prodotti. Per i governi queste politiche non sono attraenti, come mostra Trump.

Ma forse, i governanti potrebbero rilasciare delle ‘obbligazioni climatiche‘, chiedendo ai risparmiatori di finanziare investimenti nelle tecnologie rinnovabili. Ovviamente, il debito passerebbe ai futuri governi e quindi ai futuri cittadini. Le generazioni presenti lasciano ai posteri danni – i danni del cambiamento climatico – e benefici – capitale convenzionale (strade, città, infrastrutture, tecnologie) e capitale naturale (tutte le risorse naturali che non vengono usate). Trasferendo una parte dei loro investimenti al finanziamento del debito pubblico, le generazioni presenti ridurrebbero la loro eredità.

Tuttavia, la crescita economica e il progresso tecnologico continueranno nel futuro  e quindi le generazioni future, che sarebbero più ricche e tecnologicamente avanzate di quelle presenti, non verrebbero molto danneggiate da questa mancata eredità. E, in cambio, godrebbero il sostanziale beneficio di un mondo più pulito. La cosa sarebbe un vantaggio per tutti: le generazioni presenti risparmiano – finanziando l’abbattimento delle emissioni a un prezzo più basso – e le generazioni future vivranno in mondo più ricco di risorse naturali e più pulito.

Per sostenere tutto questo, secondo Broome e Foley, bisogna istituire una Banca mondiale del clima, che potrebbe gestire i tassi d’interesse delle obbligazioni emesse dai governi o  incamerando direttamente i proventi della carbon tax o della vendita di permessi di emissione, oppure attingendo direttamente al gettito dei governi, che poi potrebbero prendere in prestito capitali da questa specie di fondo comune – magari con tassi d’interesse differenziati a seconda dell’esposizione del paese richiedente agli effetti futuri del cambiamento climatico.

La Banca mondiale del clima non sarebbe molto diversa rispetto alla Banca mondiale attualmente esistente.  Forse, dopo il fallimento dell’approccio istituzionale – della via dei trattati –, non resta che la via del mercato finanziario. Forse quel che l’economia capitalista ha guastato, l’economia capitalista può riparare?

L'autore

Gianfranco Pellegrino

Gianfranco Pellegrino è Ricercatore al Dipartimento di Scienze Politiche della LUISS


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