Intervista doppia: i professori Martone e Reichlin su voucher e nuova riforma del lavoro

15 giugno 2017
FacebookFacebook MessengerTwitterLinkedInWhatsAppEmail

LUISS Open ha intervistato Michel Martone (professore di Diritto del Lavoro e Relazioni industriali) e Pietro Reichlin (professore di Economia) sui nuovi contratti di lavoro occasionale. Ecco di seguito domande e risposte.

Lo scorso marzo sono stati aboliti i voucher, i buoni per il lavoro accessorio. Adesso arrivano “libretto famiglia” e “contratti di lavoro occasionale”. Cosa sono?

Martone: Con l’emendamento alla cosiddetta “manovrina” sui conti pubblici in discussione in queste ore in Parlamento si definiscono due formule distinte di lavoro occasionale. Da una parte si introduce il “Libretto Famiglia”, riservato in particolare alle famiglie che potranno utilizzare un monte ore predefinito soltanto per piccoli lavori domestici, assistenza domiciliare e insegnamento privato. Dall’altra parte si introduce il “contratto di lavoro occasionale” vero e proprio per le piccole imprese; possono utilizzarlo le aziende con non più di 5 dipendenti a tempo indeterminato e soprattutto con un limite di 5.000 euro spendibili da parte di ogni impresa in un singolo anno.

Ciascun “Libretto Famiglia” contiene titoli di pagamento, il cui valore è fissato in 8 euro netti per ogni ora. Mentre il compenso minimo orario per il contratto di lavoro occasionale delle imprese è di 9 euro, cui si sommano contribuzione previdenziale e assicurativa per un lordo di circa 12 euro.

(Tutti i dettagli della nuova normativa, spiegati dal professore Michel Martone)


Era davvero necessaria una nuova regolamentazione in questo ambito?

Reichlin: Il lavoro occasionale è un dato di fatto, e per normare questa fattispecie non si può pensare a un contratto di lavoro subordinato classico. Non è un caso che ogni Governo che si è succeduto negli ultimi anni, a partire dal Governo Prodi, si è dovuto confrontare con il tema. C’è la necessità di procedure relativamente semplificate per lavori che non comportano un impegno ingente in termini di ore da parte del lavoratore, come si evince dal tetto massimo delle 280 ore in discussione oggi. Occorre anche osservare che, statistiche alla mano, spesso i percettori di voucher hanno altre fonti reddituali: si pensi ai giovani o ai pensionati che in questo modo arrotondano. E’ importante che queste persone e i datori di lavoro abbiano a disposizione uno strumento flessibile che costituisca innanzitutto un’alternativa al lavoro nero.


I voucher e i nuovi contratti di lavoro occasionale – che oggi li sostituiscono – facilitano gli abusi, dicono gli oppositori. È così?

Martone: In realtà, dal punto di vista della tutela del lavoratore, la nuova legislazione italiana diventa più avanzata di quella francese o belga comparabile, in prospettiva potrebbe divenire addirittura un modello. Infatti la gestione centralizzata e telematica di ogni contratto di lavoro occasionale da parte dell’Inps costituisce un argine importante a ogni utilizzo improprio. Per lo stesso Istituto Nazionale della Previdenza Sociale si tratta di una sfida importante e senza precedenti per testare il proprio ruolo nel contrasto al lavoro nero. Con una popolazione italiana che è mediamente anziana, ci potrebbero essere dubbi sulla capacità di gestire completamente online le nuove forme contrattuali, ma è pur vero che le statistiche sulla diffusione dell’e-commerce consentono un cauto ottimismo anche su questo fronte.

Reichlin: Gli abusi nascono ovunque ci siano regole che, per definizione, possono essere aggirate. Vale anche per le forme contrattuali classiche del lavoro. Quindi non possiamo valutare tutto in base a questo criterio. Per i vecchi voucher si poneva un problema di “tracciabilità”, cioè occorreva evitare che il datore di lavoro lo potesse utilizzare “in bianco”, facendo sì che il lavoratore tirasse fuori e utilizzasse il ticket solo al momento di un ipotetico controllo. Ma la nuova regolamentazione limita queste ipotesi, con il passaggio obbligatorio – anche di informazioni – attraverso l’Inps. Al massimo è lecito chiedersi se tutti i vincoli inseriti con le nuove norme non introducano un irrigidimento eccessivo che invece potrebbe scoraggiare famiglie e piccole aziende dal regolarizzare il lavoro occasionale, tornando a favorire il lavoro nero.


Perché la battaglia politica e sindacale è così accesa sul tema dei voucher e di ciò che oggi li sta per sostituire?

Reichlin: C’è una forte componente ideologica in molta parte dell’opposizione a questi strumenti. Quel che è positivo è che non tutti i sindacati condividono oggi un approccio ideologico al tema della precarietà. Ricordo ancora una volta che, nel caso dei contratti di lavoro occasionale, parliamo di un meccanismo riservato ad aziende che abbiano non più di 5 dipendenti assunti a tempo indeterminato, quindi piccole aziende, che tra l’altro possono ricorrere a questo nuovo contratto soltanto per un ammontare massimo di 2.500 euro per ogni lavoratore. Di ideologico, nella misura, c’è ben poco.

Martone: Per qualcuno c’è il bisogno costante di creare un terreno di scontro in politica e il referendum sui voucher – sventato da queste nuove norme – poteva essere un’occasione ghiotta per far vacillare l’esecutivo, considerato che ultimamente i governi in carica tendono a uscire sconfitti dai referendum popolari. In questo senso è stata responsabile e importante la posizione assunta da un sindacato come la Cisl. Ciò detto, tutto il sindacato resta un soggetto fondamentale per la lotta al lavoro nero. E su questo si dovrà ora misurare.


Ci sono altri fronti di cui sarebbe utile – e magari più urgente – occuparsi per quanto riguarda il mercato del lavoro italiano?

Martone: Adesso è giunto il momento di lanciare la sfida del capitale umano, cioè di affrontare la riqualificazione delle conoscenze, delle competenze e delle abilità dei lavoratori e di coloro che stanno per diventare lavoratori in Italia. Per questo sarà fondamentale ripartire dall’alternanza scuola-lavoro che rappresenta ancora oggi uno degli aspetti incompiuti del nostro mercato del lavoro. Dev’essere questo l’imperativo di ogni azione che miri a intervenire per ridurre la disoccupazione. Rendere l’alternanza scuola-lavoro accessibile ed effettiva per tutti i giovani è l’unico modo per preparali a un mercato del lavoro che oggettivamente diventa più complicato. Questo dovrebbe venire prima di ogni nuova e ulteriore modifica al diritto del lavoro.

Reichlin: In Italia il tasso di occupazione nella fascia d’età 15-64 anni è fermo al 57,6%. Ciò vuol dire che poco più di una persona in età da lavoro su due effettivamente lavora. Il basso tasso di occupazione nel nostro Paese è sicuramente la questione principale da risolvere, quella che sicuramente dovrebbe stare più a cuore a qualsiasi Governo. Con i contratti di lavoro occasionale ci si occupa in questo senso di fasce di popolazione oggi relegate ai margini del mercato del lavoro, innanzitutto giovani, donne che entrano e escono dalla popolazione attiva e pensionati. Ma è soltanto un elemento della battaglia necessaria per aumentare l’occupazione. Per incidere sui grandi numeri bisogna intervenire innanzitutto attraverso la leva della fiscalità sul lavoro.


Per tutti i dettagli sulla norma in corso d’approvazione sul lavoro occasionale, rinviamo anche al testo in discussione al Senato della Repubblica

Gli autori

Michel Martone

Michel Martone è Professore ordinario di Diritto del Lavoro e Relazioni Industriali.  È stato Vice Ministro del Lavoro nel Governo Monti, nonché Visiting Fellow presso la School of Industrial and Labor Relations dell’Università di Cornell (New York)


Website

Pietro Reichlin

Pietro Reichlin è Professore di Economia alla LUISS e Research Fellow al CEPR di Londra


Website
Articoli correlati