Liberi tutti. Le strategie elettorali del nuovo millennio, con una lezione per l’Italia

18 luglio 2017
Editoriale Open Society
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È da tempo che l’avevamo anticipato e teorizzato (qui un articolo pubblicato nel 2014 sull’American Political Science Review), ma le prime elezioni del lungo e importantissimo anno elettorale 2017-18 (Olanda, Francia e Regno Unito, con Germania e Italia che seguiranno a breve) lo hanno confermato in pieno. I partiti e i leader di oggi, nelle loro strategie elettorali, viaggiano sempre più a tutto campo, senza uno schema ideologico predefinito.

“Dimmi che posizioni prendi sull’economia e sulla giustizia sociale, e ti dirò che posizioni prendi sui diritti civili e sull’immigrazione”. Questo è stato vero in passato; almeno fino alla grande crisi finanziaria di pochi anni fa. Ma la realtà di oggi ci consegna un quadro largamente nuovo. Un quadro in cui ciascun leader, abbandonata la presentazione di visioni ideologiche ampie, strutturate e onnicomprensive, si focalizza sempre di più su un ristretto numero di temi. A volte ideologicamente incoerenti, ma elettoralmente favorevoli; ovvero che gli possono permettere di realizzare il sacro Graal della politica elettorale: conquistare nuovi elettori senza perdere i propri elettori di riferimento.

Avevamo intuito che quest’anno elettorale sarebbe stato cruciale, ed è per questo che, all’inizio del 2017, il CISE ha lanciato un ambizioso programma di ricerca internazionale sulle strategie di competizione di partiti e leader. Chiamando a collaborare quattro gruppi di ricerca da altri paesi europei, abbiamo predisposto, nei cinque paesi al voto, una serie di sondaggi per indagare le opinioni dei cittadini su un gran numero di temi d’attualità, identificando quindi i temi con il massimo potenziale elettorale per ciascun partito e leader. Al tempo stesso, con un progetto di tipo big data, abbiamo effettuato un monitoraggio puntuale della comunicazione di partiti e leader su Twitter, per vedere se e quanto i vari leader sfruttano davvero, e in maniera efficace, i temi con il massimo rendimento elettorale.

I primi dati che emergono dalle nostre analisi svolte sull’opinione pubblica mostrano chiaramente che gli elettori dei vari partiti europei sono ormai difficili da identificare in termini ideologicamente coerenti: di conseguenza è chiaro che si apre uno spazio importante per le strategie innovative di cui abbiamo parlato. Con una novità importante: simili strategie non sono più confinate ai partiti “populisti”, “radicali”, o “single issue”; appaiono ormai possibili anche per i grandi partiti di governo. E non è un caso infatti, che questa disponibilità degli elettori sia stata sfruttata attivamente anche da questi tipi di partiti:

  • in Olanda, dove si è assistito a un’uso inaspettato di posizioni conservatrici sull’immigrazione da parte di partiti come i cristiani del CDA e i liberali (VVD) del premier Mark Rutte, che in questo modo hanno contenuto l’avanzata del “populista” Wilders (PVV);
  • nel Regno Unito, dove – dopo decenni di programmi quasi indistinguibili tra conservatori e laburisti – si è assistito a una “ri-polarizzazione” dello scontro, con May che ha puntato sul tema conflittuale della hard Brexit, e Corbyn che ha investito (con un certo successo) su posizioni di sinistra su temi economici;
  • in Francia, dove è emerso infine uno spettacolare caleidoscopio di issue packages, apparentemente fatto apposta per confermare le nostre aspettative. Le Pen con il suo classico abbinamento di nazionalismo “di destra” (anti-immigrati e anti-Europa) e protezione sociale “di sinistra”; Mélenchon con un antieuropeismo “di sinistra” che ha ottenuto un inaspettato successo; infine Macron che corrisponde a un modello ancora diverso: scarsa definizione sul piano dei temi conflittuali (tranne l’Europa, su tutti gli altri temi ha tenuto posizioni estremamente vaghe), puntando invece sulle cosiddette valence issues, ovvero presentandosi come problem solver quasi tecnocratico per una serie di problemi che stanno a cuore a tutti i francesi.

“Liberi tutti” quindi. In Italia in molti si sono limitati ad analizzare Macron come possibile modello, ma la realtà è che l’elettorato contemporaneo ha reso possibile una grande varietà di modelli di strategia diversi, che combinano strategie da problem solver (puntate sulla competenza del leader) con strategie conflittuali che investono su temi divisivi; ma tutte accomunate dall’esigenza di investire su un pacchetto ristretto di temi elettoralmente favorevoli, in cui l’associazione positiva di un tema con il proprio partito sia abbinata a un consenso (su quel tema) largo e potenzialmente trasversale.

Questo tra l’altro suggerisce di ripensare il senso dell’aggettivo “populista”. Se infatti a questo aggettivo si associa la caratteristica dell’incoerenza ideologica, è chiaro che siamo in un’era in cui ormai la grande maggioranza dei partiti potrebbe presentare tratti di populismo..

E a questo punto: quale lezione per l’Italia? A cosa dovremo guardare nei mesi che ci separano dalle prossime elezioni? La risposta è semplice: come ormai appare chiaro, in questo nuovo contesto competitivo il problema di ogni partito e leader diventa la definizione della sua strategia in termini di issue. Se si vuole capire in anticipo il risultato delle prossime elezioni politiche, bisogna guardare alle scelte che stanno preparando i partiti: quali saranno i “pacchetti di issue” utilizzati da ciascuno? E quanto saranno capaci i partiti di investire in modo strategico sulle issue più promettenti?

La questione è tanto più rilevante in quanto chiama in causa anche il tema delle possibili coalizioni e alleanze. La logica delle issue è infatti tale che alcuni temi sono in grado non solo di attrarre voti per il proprio partito, ma anche di renderlo compatibile con dei potenziali alleati; mentre altri temi possono creare fratture insanabili. Di conseguenza l’analisi delle configurazioni dell’elettorato (nonché dell’evoluzione del dibattito politico sui media) ci darà informazioni preziose non solo sui possibili scenari elettorali, ma anche sulle possibilità di alleanze e coalizioni prima e dopo il voto. E’ per questo che, a settembre, il CISE condurrà un ulteriore sondaggio dedicato all’Italia, teso a ricostruire la configurazione dell’opinione pubblica su un gran numero di temi, in vista delle scelte strategiche della campagna elettorale. Stay tuned.

L'autore

Lorenzo De Sio

Lorenzo De Sio è professore associato di Political Science alla LUISS. Già Campbell National Fellow alla Stanford University, è coordinatore del CISE (Centro Italiano Studi Elettorali)


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