6 settembre 2017

Per un pugno di Bitcoin. L’ascesa della moneta che non puoi mettere in banca

Un misterioso inventore di cui nessuno conosce l’identità. Una nuova moneta, creata non da uno stato sovrano ma da una rete di computer e non controllabile da banche o governi. Breve storia del Bitcoin, la moneta elettronica da 65 miliardi di dollari.

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Un misterioso inventore di cui nessuno conosce l’identità. Una nuova moneta, creata non da uno stato sovrano ma da una rete di computer e non controllabile da banche o governi. Una nuova tecnologia. Due superpotenze mondiali, Cina e Russia, che competono per accumulare ricchezze nella nuova moneta.

Questa non è la trama del nuovo film di James Bond, ma solo alcuni degli elementi chiave della storia del Bitcoin, la moneta elettronica il cui valore complessivo è al momento stimabile in circa 65 miliardi di dollari.

Tutto inizia nel novembre 2008, quando l’inventore del Bitcoin, tuttora sconosciuto, usando lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto diffonde un articolo in cui spiega la teoria algoritmica dietro il funzionamento di questa moneta. A gennaio 2009 viene rilasciato il software open source grazie al quale chiunque può far entrare il proprio computer nel network Bitcoin.

Per valutare la portata rivoluzionaria di questi eventi, cerchiamo di capire meglio cosa sia il Bitcoin. Quando si parla di valute, bisogna distinguere due aspetti: come “stampare” le monete, e come realizzare transazioni. Tipicamente la moneta viene stampata da uno stato sovrano, e le transazioni avvengono direttamente, mediante passaggio di contanti, oppure attraverso “intermediari fidati”: le banche, ad esempio facendo un bonifico.

Nel caso del Bitcoin, a differenza delle valute tradizionali, la creazione delle monete è affidata a un algoritmo, che cerca di risolvere un problema matematico; tutti i computer della rete possono provare a risolvere il problema, e il primo che ci riesce viene premiato con bitcoin nuovi di zecca (nel vero senso della parola!), e viene proposto un nuovo problema da risolvere. Questa fase si chiama estrazione (mining) di bitcoin.

La gestione delle transazioni monetarie è invece affidata ad una nuova tecnologia, chiamata Blockchain, basata su sofisticate tecniche di crittografia (da cui l’appellativo di criptovaluta). Concettualmente è semplice: ogni nodo (computer) della rete possiede il libro mastro in cui sono elencati, in forma anonima, ogni proprietario di bitcoin e il relativo ammontare di valuta. Ogni volta che si verifica una transazione, ovvero un passaggio di bitcoin tra due utenti, questa viene comunicata a tutti i nodi della rete che a quel punto possono aggiornare il libro mastro.

Usando tecniche di crittografia la Blockchain riesce a garantire la sicurezza: una volta fatta una transazione questa non può più essere annullata. Inoltre, non posso spendere due volte lo stesso bitcoin: per le valute fisiche è una proprietà naturale, ma nel mondo digitale in cui una copia è indistinguibile dall’originale potrebbe essere un problema. Gli utenti sono anonimi ma in grado di dimostrare la propria identità (e, di conseguenza, quanti bitcoin possiedono), in maniera simile al sistema bancario in cui operiamo usando dei conti correnti di per sé anonimi ma a noi intestati.

La parte rivoluzionaria dei Bitcoin è senza dubbio la tecnologia Blockchain, che sostituisce una autorità (stato, banca, multinazionale) con una rete di computer e il loro consenso: in caso di difformità dei valori del libro mastro tra due nodi, conta quello che risulta alla maggioranza.

Il Bitcoin, grazie alla tecnologia Blockchain, è una valuta non stampata da un sovrano nazionale e scambiabile senza banche: una rete di computer quindi, senza un controllo centrale di alcun tipo, svolge contemporaneamente le funzioni di stato e banca. Non ci stupisce se il suo inventore sia rimasto anonimo: il suo patrimonio, stimato in un milione di bitcoin, oggi vale circa quattro miliardi di dollari. E non ci stupiamo neanche dell’interesse di Cina e Russia, che stanno investendo in attrezzature per l’estrazione di bitcoin e stanno valutando la creazione di una propria valuta digitale.

Le applicazioni della tecnologia Blockchain sono innumerevoli: potenzialmente possono sostituire qualsiasi archivio dati centralizzato con uno sicuro decentralizzato. Certificati di proprietà, registro automobilistico, catasto sono solo alcuni esempi. Sono ormai tantissime le società che propongono soluzioni basate su Blockchain; tra tutte segnaliamo Ethereum, che ha implementato una piattaforma in grado di gestire applicazioni di tutti i tipi, compresa la propria criptovaluta omonima considerata la principale concorrente del Bitcoin.

Tra le applicazioni della Blockchain c’è anche la possibilità di realizzare un sistema di voto sicuro, anonimo, in cui ogni elettore sia in grado di verificare che il proprio voto sia stato contato, e chiunque possa verificare il numero di voti ottenuti da qualsiasi candidato. Siamo pronti per sostituire la fiducia, troppe volte tradita, in un’autorità (stato, banca, multinazionale) con la fiducia in un algoritmo e una rete di computer?

L’autore

Luigi Laura

Luigi Laura insegna Informatica alla LUISS e tiene corsi per la Business School relativamente a tematiche di Digital Skills e Big Data


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