Elezioni in Germania, governo “giamaicano” e Unione Europea: cosa cambia per l’Eurozona, gli scenari su fisco ed Euro

26 settembre 2017
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Angela Merkel esce vincitrice dalle elezioni politiche in Germania del 24 settembre e sarà Cancelliere per il quarto mandato consecutivo, ma il suo partito, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), risulta ridimensionato da uno dei peggiori risultati in sessanta anni. Al Partito Socialdemocratico tedesco (SPD), guidato dall’ex Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, è andata anche peggio: decine di seggi in meno e i prossimi anni destinati con ogni probabilità all’opposizione, nel tentativo di ricostruire i consensi. Il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) ha riportato invece un notevole successo, diventando il terzo partito per numero di seggi, ma resta fuori da ogni possibile coalizione di governo.

Molti analisti ritengono che il risultato delle elezioni renderà difficoltosa per Merkel la formazione di un’alleanza di governo stabile e che ciò influenzerà le scelte politiche negli anni a venire. Che tipo di coalizione può dunque costruire Angela Merkel? E quali effetti avrà il nuovo scenario politico tedesco sul resto dell’Unione Europea? Un policy brief della LUISS School of European Political Economy, scritto poco prima delle elezioni da Annette Bongardt (London School of Economics), Lorenzo Codogno (LUISS School of European Political Economy) e Francisco Torres (London School of Economics), delinea alcuni sviluppi possibili, tra cui quello che sembra prendere corpo in queste ore, ma la cui negoziazione definitiva si preannuncia assai lunga: un’alleanza tra CDU, l’Unione Cristiano-Sociale di Baviera (CSU, partito “fratello” della CDU, ma con la quale ha avuto negli ultimi anni un rapporto difficile), il Partito Liberal-democratico (FDP) e i Verdi, in una coalizione detta “giamaicana” in ragione dei colori dei partiti che la compongono (il nero della CDU/CSU, il giallo dell’FDP e i Verdi), gli stessi della bandiera giamaicana.

Cosa cambia per l’Europa sull’austerity?

Sembra lontana una conversione “spendacciona” della Germania, nella direzione cioè di una politica fiscale espansiva, che molti analisti si attenderebbero da Berlino anche per i suoi effetti benefici sul resto dell’Europa. Come sottolineano gli autori della ricerca, infatti, “la regola nazionale del tetto al debito gode del sostegno di circa l’80% degli elettori tedeschi, e da ciò discende il fatto che anche le regole di bilancio europee sono tenute in alta considerazione, al punto che nessun futuro governo tedesco si azzarderebbe a proporre alcun cambiamento. Al livello nazionale, poi, servirebbe una maggioranza di due terzi del Parlamento per cambiare le regole fiscali, un esito praticamente impossibile”.

In un’eventuale “coalizione Giamaica” – scrivono Bongardt, Codogno e Torres – potrebbe risultare problematico per Merkel conciliare “i punti di vista in qualche modo euroscettici dell’FDP con la posizione fortemente europeista dei Verdi, mentre su molti altri temi (in particolare l’immigrazione, l’energia e le politiche climatiche), l’FDP tenderebbe a fare squadra con la CSU e con una parte della CDU contro la stessa Merkel e i Verdi”.

Il probabile e definitivo addio agli Eurobond

In che modo un nuovo governo tedesco potrebbe rilanciare il progetto europeo? La risposta ovviamente è aperta, ma Bongardt, Codogno e Torres fissano alcuni paletti: “La Germania si è opposta a qualsiasi forma di mutualizzazione delle politiche fiscali o a forme di trasferimenti fiscali, per non parlare degli Eurobond e di tutto ciò che assomiglia a una condivisione di rischi, così come a ogni passo verso il completamento dell’Unione bancaria attraverso un’assicurazione comune sui depositi. C’è stata anche una forte opposizione rispetto all’ipotesi di un’assicurazione europea contro la disoccupazione. Tutto questo cambierà?”. L’elezione avvenuta lo scorso maggio di Emmanuel Macron è stata vista come un buon auspicio per il futuro dell’Unione Europea, pur con qualche circospezione dovuta alla necessità di riempire gli slogan con riforme di sostanza. Bongardt, Codogno e Torres rilevano che, se di recente Merkel e Schäuble hanno mostrato un certo sostegno alle idee di Macron, ad esempio con caute aperture a un rafforzamento del Meccanismo Europeo di Stabilità, molto più arduo sarà però convincere l’FDP in tal senso: “I liberali dell’FDP non sono disposti ad accelerare il processo di integrazione […] Di conseguenza qualsiasi piano che intenda rafforzare il Meccanismo  europeo di stabilità o trasformarlo in un Fondo monetario europeo (Fme) potrebbero incontrare l’opposizione dell’FDP e probabilmente in parte della CDU/CSU. In passato la Germania è stata favorevole a meccanismi semi-automatici per la ristrutturazione dei debiti sovrani nell’Eurozona […] e non è chiaro se questo possa fare parte del pacchetto che renda la proposta più digeribile per gli euroscettici”.

L’agenda Schäuble sulla riforma dell’Euro

Per capire in che modo potranno cambiare altri aspetti della governance della moneta unica c’è una variabile tutta politica cui bisogna guardare, il ruolo di Schäuble, ministro delle Finanze uscente in quota CDU, su cui tutti i partiti della possibile coalizione parrebbero però concordare: “In caso di una coalizione Giamaica – osservano gli autori del policy brief – ci sarebbe ancora una significativa possibilità per Schäuble di tornare al suo posto di ministro delle Finanze e di informare le politiche sull’Europa”. Schäuble sembra indirizzato a un depotenziamento delle Istituzioni europee a favore di un metodo intergovernativo. Ciò si tradurrebbe proprio nella trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in un Fondo Monetario Europeo che supervisioni le politiche fiscali degli Stati membri e abbia un ruolo anche nelle ristrutturazioni dei debiti pubblici, con lo scopo (nelle intenzioni di Schäuble) di rendere più certe le regole e di istituire un terzo imparziale, laddove la Commissione tentasse di esercitare una funzione troppo ‘politica’. Tuttavia per essere realizzata questa mossa richiederebbe una contropartita da offrire alla Francia, come la creazione di un Ministro delle Finanze europeo, o una riforma dell’Eurogruppo.

Il fattore “ultimo mandato”

Gli autori del report della LUISS School of European Political Economy lasciano comunque una porta aperta all’ottimismo europeista: “Sia Merkel sia Schäuble vorranno lasciare un loro segno sul processo di integrazione europea e dunque potrebbero usare il loro ultimo mandato non solo per tutelare gli interessi nazionali (e di breve termine) della Germania, ma anche per avanzare – avendo molta meno pressione elettorale addosso – nell’interesse comune europeo e di lungo termine per Berlino”. In definitiva, nel periodo tra la formazione del nuovo governo tedesco e le elezioni del Parlamento Europeo del 2019, assisteremo a un lungo dibattito, e potenzialmente a una profonda trasformazione per l’Unione Europea.

GERMANY’S ELECTION: BEHIND CONSENSUS POLITICS LIE CONFLICTING IDEAS OF EUROPE

Gli autori

Lorenzo Codogno è Senior Fellow della LUISS School of European Political Economy e Visiting Professor allo European Institute della London School of Economics. È stato Direttore Generale al Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanza


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Annette Bongardt è Visiting Senior Fellow in European Political Economy alla London School of Economics. È stata Visiting Fellow al Robert Schuman Centre for Advanced Research dello European University Institute di Firenze.


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Francisco Torres è Visiting Senior Fellow in European Political Economy alla London School of Economics e PEFM Research Associate dello European Studies Centre presso il St. Antony’s College (Oxford University)


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