Tre mosse per rafforzare la sicurezza cibernetica in Italia – di Raffaele Marchetti

17 ottobre 2017
Editoriale Open Society
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L’intervento del ministro dell’Interno, Marco Minniti, alla giornata di lancio del Master in Cybersecurity: Politiche pubbliche, normativa e gestione ha posto sul tavolo alcune cruciali considerazioni sul cammino che il nostro paese deve compiere per sviluppare un sistema di sicurezza cibernetica efficace che sia in grado di difendere i nostri interessi nazionali in un mondo sempre più digitalizzato.

Le minacce sono crescenti. Se negli anni Novanta si trattava per lo più di attacchi individuali e nel primo decennio del nuovo millennio di attacchi criminali di stampo finanziario, oggi le minacce cibernetiche assumono sempre più le sembianze di guerra cibernetiche in cui anche i governi svolgono un ruolo significativo come attaccanti, sebbene si avvalgano di organizzazioni proxy. A partire dal famoso caso Stuxnet contro il programma nucleare iraniano, il mondo oggi è sempre più cosciente che gli attacchi cibernetici sono in grado di compromettere molto seriamente la sicurezza nazionale. Dal terrorismo agli attacchi alle infrastrutture, dalle fake news ai ransomware, i governi non possono permettersi di lasciare scoperto il fianco digitale del paese.

Cosa fare dunque? Il ministro Minniti pone giustamente l’accento sulla necessità di fare sistema, di creare partenariati ibridi tra il governo, le imprese e le università/centri di ricerca. L’idea delle “multistakeholder partnerships” è ormai centrale nel mondo digitale e più in generale nella global governance. Soltanto mettendo a fattore comune le risorse governative, aziendali e universitarie è possibile sviluppare sinergie nazionali in grado di essere competitive a livello internazionale e quindi in grado di proteggere efficacemente il nostro sistema paese nella sua dimensione istituzionale, imprenditoriale e di ricerca.

Un secondo elemento che il ministro sottolinea è quello della necessità di sviluppare una cooperazione a livello multilaterale. La via sovranazionale è una strada obbligata per il nostro paese secondo Minniti. Sul punto, a livello internazionale la discussione è aperta. Alcuni paesi come la Russia e la Cina rifiutano quest’approccio in nome della cosiddetta “sovranità digitale”. È una questione controversa che può trovare una sintesi in un approccio che combini una disponibilità al coordinamento multilaterale con un forte sostegno alle imprese nazionali (i campioni nazionali) in ambito digitale.

C’è poi un terzo elemento che merita attenzione. Si tratta della necessità di fare educazione sul tema cyber. Una buona cybersecurity non dipende soltanto da buoni software, quanto anche da una diffusa formazione sui rischi del mondo digitale. Senza una presa di coscienza capillare delle minacce cyber, gli attaccanti avranno gioco facile a penetrare anche i sistemi più sofisticati. È l’elemento umano la pedina più vulnerabile del mondo digitale. Il Master che la LUISS lancia mira proprio a questo: formare operatori in grado di gestire sistemi complessi e di fungere da moltiplicatori e diffusori della mentalità da cybersecurity.

 

Guarda anche la video-intervista di LuissOpen a Raffaele Marchetti e Roberta Mulas su chi sono e come si muovono le persone che minacciano ogni giorno la sicurezza degli utenti di internet

L'autore

Raffaele Marchetti è docente di Relazioni Internazionali alla LUISS


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