Ci vuole cautela a penalizzare il debito pubblico. L’Ue apre alle idee degli economisti SEP

25 novembre 2017
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Nel mese di ottobre alcuni economisti della LUISS School of European Political Economy (Carlo Bastasin, Pierpaolo Benigno, Marcello Messori, Stefano Micossi, Franco Passacantando, Fabrizio Saccomanni e Gianni Toniolo) hanno pubblicato, sulle pagine de Le Monde e della Frankfurter Allgemeine Zeitung, una lettera aperta sul futuro dell’euro-area in cui esprimono preoccupazione per le proposte avanzate (sui medesimi quotidiani) da un gruppo di economisti francesi e tedeschi e auspicano “l’identificazione di una combinazione equilibrata di misure intese a ridurre i rischi e di altre misure intese a condividerli, in modo da rassicurare risparmiatori e investitori contro il ritorno di shock esogeni che possono colpire i paesi meno solidi mettendo in pericolo la tenuta dell’unione monetaria”.

La lettera degli economisti della SEP riceve ora una risposta anche dalla Commissione Europea, nella persona di Peter Grasmann, Capo unità nella Direzione Generale della Stabilità finanziaria, dei servizi finanziari e dell’Unione dei mercati dei capitali (il servizio della Commissione responsabile della politica dell’UE in materia di banche e finanza). Nella sua lettera, Grasmann afferma di condividere la necessità che le questioni sollevate dal gruppo della SEP siano affrontate nel dettaglio, prima che altre iniziative siano intraprese.

Lo studio di un meccanismo per la ristrutturazione del debito pubblico, per esempio, è solo agli inizi, ma “in ogni caso, nelle nostre intenzioni, il rafforzamento dell’Unione monetaria europea dovrebbe concentrarsi su strumenti che riducano la necessità di fare ricorso a tale meccanismo”.

Quanto poi al cambiamento del trattamento dei debiti pubblici e alla ponderazione del loro rischio, questo è un argomento altrettanto importante, “in ragione del [suo] impatto sul finanziamento del debito sovrano e sulla stabilità finanziaria in generale”. Tuttavia “anche la dimensione internazionale deve essere tenuta in considerazione, al fine di evitare l’arbitraggio regolamentare e svantaggi competitivi”. In conclusione, scrive Grasmann, “la Commissione europea ritiene che cambiamenti del trattamento regolatorio dei debiti pubblici debbano essere considerati solo nel lungo termine e solo se alcune precondizioni necessarie verranno prima soddisfatte, al fine di evitare ogni potenziale rischio per la stabilità finanziaria. Tali precondizioni includono: (1) il completamento dell’Unione bancaria con una rete di sicurezza (o backstop) funzionante per il Fondo di risoluzione unico (Single Resolution Fund, SRF), un’assicurazione comune dei depositi e un progresso sufficiente dell’unione dei mercati dei capitali; e (2) l’introduzione di adeguati asset europei comuni”.

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