I bitcoin sulle montagne russe spaventano le banche e non solo loro. Guida per capirne potenzialità e limiti

1 dicembre 2017
Editoriale Open Society
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Il bitcoin mercoledì scorso ha raggiunto il valore record dalla sua nascita. In quelle ore infatti erano necessari più di 11.000 dollari per acquistare una singola unità della più popolare (non l’unica) tra la criptovalute ed entrare in un mercato attualmente stimato in circa 170 miliardi di euro, esistenti, gestiti e scambiati all’interno del registro pubblico della blockchain, la tecnologia che sta alla base dei bitcoin e che permette tutte le transazioni effettuate, senza alcuna autorità centrale a supervisionare o controllare il processo. Il brusco crollo seguito nelle ultime ore, con il bitcoin sceso a 9.500 dollari per pezzo, non cambia la natura potenzialmente rivoluzionaria di questa tecnologia.

La più grande innovazione dei bitcoin è, secondo molti, rappresentata proprio dalla blockchain, tecnologia che sfruttando algoritmi crittografici sofisticati riesce a garantire la sicurezza e la trasparenza delle operazioni; non è un caso che  stia attirando gli occhi sia dei grandi operatori della finanza e delle più grandi banche mondiali, vedasi il caso R3 (il consorzio composto da più di cento banche internazionali nato per sviluppare la tecnologia Distributed Ledger Technology, quella alla base della blockchain e che permette le transazioni in criptovalute), ma anche di chi vede in questo processo tecnologico una base sicura sulla quale avviare processi come il voto elettronico.

Quello che sembra ad oggi essere il più grande ostacolo alla diffusione capillare di questa tecnologia è dovuto alle non banalissime competenze informatiche che sono necessarie per effettuare le transazioni.


Cos’è e come funziona la tecnologia blockchain

Invece di avere un registro gestito da una singola autorità, come il conto corrente in una banca tradizionale, la blockchain distribuisce il registro in tutti i computer che fanno parte del network bitcoin. Ogni transazione, ovvero lo spostamento di un certo numero di bitcoin da un conto a un altro, avviene pubblicamente: tutti i computer della rete ne vengono informati e aggiornano i totali di entrambi i conti coinvolti. Per fare un esempio, possiamo immaginare la blockchain come la classifica del campionato di calcio di serie A: ogni squadra ha il proprio punteggio, che non è altro che il risultato di una sequenza di partite (transazioni) tutte pubbliche e registrate dall’inizio del campionato. La sicurezza di tale processo è data dal fatto che chiunque può monitorare i risultati di tutte le partite e soprattutto verificare se il totale dei punti delle squadre in classifica sia quello corretto, semplicemente verificando i risultati delle partite dall’inizio del campionato, ovvero consultando le “transazioni” nel registro pubblico della blockchain. La classifica del campionato è distribuita su tutti i media (giornali, radio, televisione, siti) e, anche senza la FIGC che è l’organo di organizzazione e controllo del campionato, noi tutti saremmo in grado di dire chi ha vinto lo scudetto.

 

I rischi per un utente inesperto che investe in criptovalute

Affrontiamo la questione dal puro punto di vista tecnico: la procedura di installazione e gestione di un “portafogli” sul proprio computer sicuramente non è adatta ad utenti inesperti. Inoltre, anche se riuscissimo a installare il portafogli, rimane il problema di riempirlo: per avere dei bitcoin, infatti, serve generarli (ormai sempre più difficile e sicuramente antieconomico) oppure comprarli. Al momento quindi la soluzione più semplice è quella di affidarsi a società che agiscono all’interno del mondo bitcoin e che fanno da tramite tra il mondo del business delle criptovalute e gli investitori che potremmo definire inesperti, ma che vedono nella moneta virtuale un’innovativa quanto remunerativa maniera di investire. Esistono tantissime società di questo tipo, tra tutte citiamo le italianissime Conio, che trasforma il cellulare in un portafogli per bitcoin, e Inbitcoin che – con la collaborazione della Provincia Autonoma di Trento – sta cercando di trasformare il Trentino nella prima economia basata sul bitcoin, un’ideale Bitcoin Valley, dove si può usare la criptovaluta per pagare di tutto, dai negozi Tim e Apple, passando per dentisti e commercialisti, fino alla mensa delle scuole.

 

Blockchain e voto elettronico

La tecnologia blockchain è in grado di garantire un voto elettronico sicuro e affidabile, considerato che ogni elettore sarebbe in grado di verificare che il proprio voto (seppur anonimo) sia stato effettivamente assegnato al candidato che aveva votato; inoltre, chiunque può verificare (conteggiare) i voti ricevuti da ogni candidato. La tecnologia blockchain offre ampie garanzie di sicurezza ma, anche dopo le polemiche sulle elezioni presidenziali degli Stati Uniti nel 2016, non sappiamo quanto gli elettori siano pronti ad affidarsi a un sistema informatico per le votazioni.

 

La questione energetica e lo spreco di risorse

I bitcoin sono generati mediante un processo chiamato “mining”, un termine che si usa per indicare il processo di estrazione dei diamanti dalla miniere. Il termine è sicuramente appropriato: si stima che per estrarre un carato (un quinto di grammo) di diamante si debbano lavorare circa 4 tonnellate di roccia; per estrarre un bitcoin bisogna invece risolvere dei problemi computazionali di difficoltà sempre crescente, con un dispendio drammatico di risorse di calcolo e, conseguentemente, di energia elettrica: basti pensare che l’energia usata in un anno nel circuito bitcoin è maggiore di quella utilizzata dall’intera Irlanda nello stesso periodo. Questo fenomeno però è destinato ad arrestarsi bruscamente: al momento i bitcoin in circolazione sono poco meno di 17 milioni, e il processo di mining terminerà quando si arriverà a 21 milioni; il misterioso inventore dei bitcoin, che si nascose sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, ha infatti messo un limite al numero totale di bitcoin generabili. Cosa succederà quando smetteremo di produrre nuovi bitcoin? Quelli in circolazione aumenteranno ancora di valore?

L'autore

Luigi Laura insegna Informatica alla LUISS e tiene corsi per la Business School come esperto di Digital Skills e Big Data


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