Comunque vada, il bitcoin è già un miracolo (economico e sociale)

14 dicembre 2017
Editoriale Open Society
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C’è una battuta che circola su Twitter: “Un bambino chiede al papà: ‘Per il mio compleanno vorrei un bitcoin’. ‘Cosa?! – risponde suo padre – 15.554 dollari?!? 14.354 dollari sono un’enormità! E cosa dovresti farci, poi, con 16.782 dollari?’”.

Effettivamente il prezzo dei bitcoin è stato, per usare un eufemismo, alquanto volatile negli ultimi tempi. La settimana scorsa, il prezzo è salito del 40% circa in 40 ore, con un sacco di sbalzi prima e dopo.[1]

Nello scorso agosto, ho sostenuto che il bitcoin è qui per durare, grazie all’aiuto che può dare alle persone nel condurre transazioni senza che ci sia un custode, e grazie alla funzione di riserva di valore e di diversificazione di un portafoglio di investimento che può svolgere. La prossima domanda, ovviamente, è quale dovrebbe essere il prezzo del bitcoin, e se il recente range – tra i 15.000 e i 20.000 dollari – sia incredibilmente alto, giusto o invece sottovalutato.

Per rispondere, un approccio possibile è chiedersi quale ruolo potrebbero avere i bitcoin e altri cripto-asset nei portafogli globali. Secondo una stima (molto approssimativa), la ricchezza globale totale è di circa $ 241.000 miliardi di dollari. Dal momento che il valore totale dei cripto-asset si aggira attorno ai 300 miliardi, questo significa che esso rappresenta circa un ottavo dell’1% del portafoglio globale complessivo. Il pensiero che i cripto-asset possano assumere alcune delle funzioni di copertura del rischio tipiche dell’oro o dei titoli di stato potrebbe non essere così folle.

Se vogliamo considerare altre stime approssimative, il valore totale stimato di tutto l’oro estratto è di circa 7.500 miliardi di dollari. La conversione in bitcoin dell’1% delle riserve auree porterebbe il suo valore a circa 5.000 dollari. L’attuale prezzo del bitcoin è di molto superiore, ma un range di 15.000-20.000 dollari sembra ancora una volta ragionevole. Nella misura in cui il bitcoin è un deposito di valore e una copertura dai rischi, è in competizione con l’oro più che con le monete legali che sono in fin dei conti definite dall’utilizzo che se ne fa nelle transazioni.

Provate, in alternativa, a confrontare una capitalizzazione di mercato tra 200 e 300 miliardi di dollari per il bitcoin con un prezzo di 450 milioni di dollari per un singolo dipinto di Leonardo Da Vinci – uno che si possa definire mediocre, forse neanche opera di Leonardo in persona. Il valore dei bitcoin sembra come minimo altrettanto facilmente difendibile, anche se si attribuisse loro una componente soggettiva, come per le opere d’arte.

Di recente, si è assistito in tutto il mondo a un livellamento verso l’alto delle valutazioni per importanti beni rifugio, che si tratti di titoli di stato svizzeri, di dipinti famosi o di bitcoin. Non sappiamo se tali valutazioni più alte si riveleranno corrette nel lungo termine, ma considerare i bitcoin come parte di questa tendenza più ampia è molto diverso dall’affermare – come ha fatto il premio Nobel Joseph Stiglitz – che si tratti di una bolla e che, in quanto tale, essi debbano essere proibiti.

Secondo un punto di vista condiviso da molti, il valore alto e decisamente mutevole dei bitcoin è segno di un mercato malfunzionante. Forse è così, ma c’è anche la possibilità che i bitcoin non siano ancora compresi appieno. Ciò significa che persino piccole informazioni possono essere all’origine di importanti rivalutazioni. Forse ci vorrà molto tempo per comprendere le proprietà che governano il valore dei bitcoin e di altri cripto-asset. Ciò potrebbe significare che i saliscendi dei prezzi di questi asset potrebbero rappresentare la nuova norma e non un periodo di insolita “vivacità”.

Una caratteristica particolarmente interessante dei bitcoin è come essi vengono accettati e promossi sul piano sociale. C’è una piccola comunità che ha imparato subito a padroneggiare le operazioni necessarie al loro utilizzo, e la proprietà è perciò piuttosto concentrata nelle mani di pochi. Ciò può essere considerato sia la dimostrazione dell’esistenza di una “consorteria” che manipola i bitcoin e il loro valore, e perciò di una bolla in essere, sia la prova che il prezzo potrà ancora salire. Il modo in cui molte persone, tra cui sofisticati manager o altri economisti di professione come me, sembrano non capire il modo in cui funzionano i bitcoin non smette di meravigliarmi. A quanto pare, nessuno di loro ha interesse a comprarne, ma ciò forse è destinato a cambiare, anche se magari solo indirettamente, attraverso i loro fondi pensione o i loro fondi comuni di investimento.

La vera storia dei bitcoin è quella, incoraggiante, di una comunità. Meno di dieci anni fa, la risorsa bitcoin non valeva praticamente nulla, ma un piccolo gruppo di persone ci ha creduto e ha lavorato incessantemente per promuovere tale risorsa, e ora tutto il mondo la sta osservando. È una storia vecchia come quella di Gesù e degli apostoli, e forse quella dei “credenti del bitcoin” è la storia di un miracolo, proprio come quella del geniale inventore Satoshi Nakamoto.

Il problema è che non credo sempre alle storie miracolose di una comunità, non in questi tempi di crisi della capacità di governo e, forse, di sfilacciamento dell’ordine sociale. Eppure seguire l’andamento del prezzo dei bitcoin mi coinvolge emotivamente, forse perché credo che, se un tale miracolo di creazione ex nihilo potrà resistere nel tempo, allora ne accadranno altri. Non credo che il bitcoin rappresenti una bolla, ma ogni mattina mi sveglio pieno di dubbi.

Questo articolo è apparso in origine su Bloomberg View . Si ringraziano Tyler Cowen e Bloomberg per la gentile concessione. © 2017 Bloomberg L.P.

Su questo tema, leggi anche Altro che bolla. Ecco perché ora le banche inseguono il mondo dei bitcoin, anche in Italia

 

[1] Per chiarezza, l’autore segnala di non aver mai (purtroppo) posseduto o scambiato bitcoin o altre criptovalute. Inoltre, niente che sia scritto in questo articolo deve essere inteso come un consiglio di investimento.

L'autore

Tyler Cowen insegna economia alla George Mason University. È autore di Marginal Revolution, uno dei più popolari blog economici al mondo. Il suo ultimo libro, The Complacent Class, sarà pubblicato nel 2018 in italiano da LUISS University Press.


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