Ecco i quattro dati che spiegano la questione meridionale di oggi. Parla il capo di Invitalia

18 dicembre 2017
Editoriale Open Society
FacebookFacebook MessengerTwitterLinkedInWhatsAppEmail

LUISS Open ha incontrato Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del ministero dell’Economia), in occasione del Seminario del Laboratorio LUISS sul Mezzogiorno che si è tenuto al ministero dello Sviluppo economico venerdì scorso, con la partecipazione fra gli altri dei professori Daniel Gros e Stefano Manzocchi. Ecco quattro dati che Arcuri ci ha sottopposto per capire cosa rimane oggi della Questione meridionale.

 

– 1/3 dei cittadini italiani produce soltanto 1/4 del Pil italiano

L’Italia ha ormai preso atto che un terzo dei suoi cittadini, quelli che risiedono nel Mezzogiorno, produce soltanto un quarto del Prodotto interno lordo nazionale. Questo squilibrio è stato ormai compreso e anche per questo si è posto fine a forme di utilizzo dei Fondi strutturali europei poco coerenti, per usare un eufemismo.

– Nel 2016 il Pil del Sud italiano è cresciuto dell’1%, più del Pil del Centro-Nord (0,8%)

I dati sono inequivocabili. Per due anni – il 2015 e il 2016 – il Pil del Sud è cresciuto più di quello del centro-Nord. Quest’anno invece le stime per il 2017 dicono che l’Italia crescerà dell’1,5% o forse qualcosa di più, il Sud dell’1,3% o forse qualcosa di più, quindi il dato di crescita stavolta è lievemente inferiore alle media nazionale ma si va comunque consolidando.

– Il Pil della Campania cresce del 2,4%, quello della Sicilia dello 0,3%

Rispetto al 2017, è interessante rilevare che iniziano a emergere clamorose differenze di crescita all’interno delle singole Regioni del Sud: la Campania ha una previsione di crescita del Pil del 2,4%, è la Regione italiana che cresce di più, la Basilicata del 2,1%, la Puglia dello 0,7%, la Sicilia infine dello 0,3%. Se il Sud fosse senza Sicilia, insomma, per il terzo anno consecutivo crescerebbe più del resto d’Italia. Da questi dati discendono due osservazioni. Primo, non siamo di fronte a un mero rimbalzo statistico dopo una grave caduta, anche se certo è più facile crescere dopo che una situazione si è molto degradata. In secondo luogo, a fronte di una programmazione delle politiche volta a recuperare tassi di crescita accettabili, questo impegno e questa programmazione non vedono gli stessi risultati in tutte le Regioni meridionali, e ciò vuol dire che forse immaginare che il Mezzogiorno sia un territorio omogeneo non è più realistico.

– L’Italia ha speso soltanto il 3% dei Fondi europei assegnati per il periodo 2014-2020

Nel periodo 2014-2020, cioè nei 7 anni canonici con cui si programma il bilancio dell’Unione europea, l’Italia al dicembre 2017 ha impegnato il 34% dei Fondi strutturali e di investimento europei che le sono stati assegnati, e ne ha speso soltanto il 3% (2,4 miliardi di euro circa). Rispetto alle stagioni precedenti di programmazione dei Fondi europei, il Governo italiano ha fatto uno sforzo importante e serio con i Patti per il Sud con Regioni e Città metropolitane. Ovviamente siamo a metà della stagione di programmazione, quindi questa è la fase in cui le iniziative che sono state progettate vengono realizzate. Rispetto ai periodi precedenti, le percentuali dei fondi impegnati sono comunque maggiori. Dobbiamo seguire con attenzione la capacità di spesa dei ministeri e soprattutto delle Regioni meridionali. Invitalia è assegnataria di una quota non importantissima dei fondi disponibili e statisticamente riesce a spenderli tutti. In questa stagione svolge anche il ruolo di stazione appaltante per le pubbliche amministrazioni, soprattutto locali, nell’uso dei fondi europei ed è impegnata affinché alla fine del periodo tutti i  fondi europei siano spesi e auspicabilmente bene. Il vero nemico dell’uso virtuoso dei fondi europei ormai non è più la programmazione e la finalizzazione, ma ciò che i tecnici chiamano “delivery”, cioè l’implementazione. Tra la programmazione, la progettazione e l’implementazione ci sono problemi creati dall’assetto burocratico-amministrativo, con le Regioni che hanno una responsabilità forte su questo fronte.

L'autore

Domenico Arcuri è amministratore delegato di Invitalia, dopo esserlo stato di Deloitte Consulting. Laureato LUISS in economia, collabora abitualmente con la LUISS e con altre università italiane in qualità di docente ed esperto in materia economica e di politica industriale


Website
Articoli correlati