Idea per il 2018: così l’Italia può ridurre il debito pubblico in tre (semplici) mosse

30 dicembre 2017
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“La riduzione dell’eccesso di debito pubblico in Italia rimane una priorità per la politica economica nazionale ed europea. Infatti la misura raggiunta dal debito italiano non complica soltanto le prospettive economiche del nostro paese. Il rischio e l’incertezza che sono associati con la sua taglia offuscano ogni speranza di arrivare a un’economia europea che sia maggiormente integrata. Al momento, infatti, le iniziative che puntano ad aumentare la condivisione dei rischi a livello europeo sono inibite. Allo stesso tempo proprio la mancata mutualizzazione dei rischi rende più difficile l’opera di contenimento del debito italiano. Per tutte queste ragioni è necessario elaborare una soluzione composita che porti alla riduzione e alla condivisione del rischio che è associato al debito pubblico dell’Italia, così da interrompere questa spirale mortale”. Inizia da queste considerazioni l’ultimo Policy Brief scritto dall’economista Carlo Bastasin per la LUISS School of European Political Economy, nel quale l’autore propone una strategia di riduzione del debito pubblico italiano articolata in tre mosse:

  1. Un’innovazione istituzionale che aumenti la credibilità politica dell’impegno a controllare e abbassare il debito pubblico
  2. Un percorso di riduzione del debito in linea con le normative fiscali europee, opportunamente messe a punto
  3. Un modo per impedire che il progressivo abbattimento del debito sia di ostacolo alla crescita economica.

La necessità di interventi concreti per far fronte agli eccessi di debito pubblico, in un’ottica europea, è una questione già sollevata dagli economisti della LUISS School of European Political Economy, anche sulle pagine di LUISS Open.

Un comitato di vigilanza bipartisan

Un impegno politico chiaro nella direzione dell’abbassamento del debito pubblico, da parte dell’Italia, è il requisito necessario per qualsiasi tipo di intervento che coinvolga anche le istituzioni europee. Ma come sostanziare di credibilità un impegno di questo tipo da parte della classe politica italiana (la cui reputazione in tal senso non è delle migliori)? Bastasin immagina la creazione in Parlamento di una “Commissione bipartisan” permanente per la riduzione del debito pubblico, alla presidenza della quale sieda l’opposizione, con il potere di denunciare pubblicamente ogni deviazione dell’andamento del debito pubblico dalle linee guida europee: “Il fondamento logico di questo comitato si basa sull’idea che le norme fiscali europee sono al momento focalizzate sul contenimento dei deficit fiscali annui, piuttosto che sull’abbassamento del debito”.

Da questo punto di vista, la riduzione del debito assumerebbe una valenza politica significativa: “Oggi se un governo in carica non rispetta gli impegni relativi al disavanzo, i partiti di opposizione, interessati a ottenere in futuro responsabilità di governo, non vedono direttamente limitato il proprio spazio di manovra fiscale. Invece, se la regola sul debito fosse applicata, lo spazio di manovra di un eventuale governo futuro sarebbe fortemente limitato dalla mancanza di disciplina del governo in carica. L’opposizione in Parlamento avrebbe dunque un interesse molto maggiore affinché siano evitati sconfinamenti del debito da parte del governo in carica. Aumenti del debito inquinerebbero i pozzi per il governo successivo”. Ecco spiegato perché il comitato di vigilanza dovrebbe essere bipartisan e dovrebbe assegnare maggiori responsabilità ai membri dell’opposizione.

Un compromesso tra la selva di norme europee sul debito

Col passare degli anni, nell’Eurozona si sono affastellate tante norme diverse sulla gestione delle finanze pubbliche, dalla regola del debito a quella che impone un obiettivo di medio termine per il bilancio, accrescendo il numero delle complicazioni e delle interpretazioni che hanno consentito a un Paese come il nostro di continuare ad accumulare debito pubblico. La proposta di Bastasin prevede che la valutazione della conformità fiscale dei Paesi membri alle norme europee sia affidata “alla Commissione europea assieme al Meccanismo Europeo di stabilità (ESM) che, essendo un’istituzione tecnica, più difficilmente si piegherebbe a compromessi politici e faciliterebbe invece la riduzione del debito pubblico, come previsto dalla normativa vigente sul debito (cioè la riduzione annua di un ventesimo della parte di debito superiore al 60% del Pil che, nel caso italiano, corrisponderebbe al 3,5% del Pil per i primi anni, una correzione superiore ai livelli previsti dagli obiettivi di medio termine del Patto di Stabilità). Il rispetto dell’obiettivo di medio termine (MTO) verso il pareggio di bilancio (…) costituirebbe la precondizione necessaria per accedere a uno strumento dell’ESM che abbia l’obiettivo di completare il gap tra questa correzione sulla base del MTO e la riduzione del livello del debito prescritta invece dalla regola sul debito. Se per esempio la correzione dei conti raggiunta in Italia sulla base del MTO fosse di 2 punti percentuali di Pil, l’ESM interverrebbe per il rimanente 1,5% del Pil. Ciò avverrebbe attraverso acquisti di titoli del debito pubblico italiano oggi detenuti dalla Banca centrale europea”. In caso di mancato adempimento, invece, il Meccanismo Europea di Stabilità potrebbe decidere di non contribuire alla sua parte di riduzione del debito, eventualità che cambierebbe la dinamica di politica interna, mettendo più pressione sul governo in carica affinché rispetti i suoi impegni fiscali.

Sanzioni che non danneggino la crescita

Le deviazioni dagli obiettivi di medio termine previsti nel Patto di stabilità andrebbero inoltre sanzionate con una riduzione equivalente della spesa pubblica, cui abbinare un pari aumento degli investimenti pubblici: “Oggi la contraddizione delle sanzioni fiscali risiede nel loro effetto sulla crescita che risulta nel complesso depressivo. Multe o correzioni ex-post di violazioni non autorizzate sono misure che comprimono la crescita proprio nel momento in cui la crescita è quanto di più necessario per ridurre il rapporto debito pubblico/Pil. La sostituzione della spesa con investimenti genera un effetto opposto: la componente sanzionatoria rimane nel fatto che la spesa pubblica è, di solito, il trasferimento di ricchezza che alimenta il consenso politico, mentre gli investimenti rafforzano la crescita futura e potrebbero potenzialmente portare beneficio a governi diversi da quello in carica”.

A Bipartisan Public Debt Agreement for Italy

L'autore

Carlo Bastasin è Senior Fellow della LUISS School of European Political Economy e del think tank Brookings Institution di Washington


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