Ecco a quali condizioni Merkel e i mercati non scaricheranno l’Italia (grillina). Parla Francesco Saraceno

7 marzo 2018
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LUISS Open. Alcuni osservatori notano l’apparente contrasto tra un’economia nazionale in ripresa e l’avanzata dei partiti anti establishment nel voto dello scorso 4 marzo. Come si spiega questo fatto?

 

Francesco Saraceno. La ripresa economica in Italia va contestualizzata. E’ una ripresa relativa. Oggi il prodotto interno lordo (pil) del Paese è ancora del 6% inferiore al pil del 2008, cioè inferiore rispetto a dieci anni fa. L’occupazione sta aumentando, ma parliamo perlopiù di contratti precari. Non ci si stupisca dunque se consumi e investimenti rimangono essenzialmente al palo. Insomma, le cose vanno meglio che nel 2012, questo è certo, ma le valutazioni devono tenere conto di quanto accade nel medio termine. La stessa ripresa economica, oltre a essere debole, è caratterizzata da un tasso crescente di disuguaglianza, sia a livello reddituale sia a livello territoriale. Aggiungo che quando un’economia si muove al rallentatore, la disuguaglianza non costituisce soltanto un problema etico, ma anche un fattore frenante dell’efficienza del sistema. Di fronte a tutto ciò, non sorprende l’avanzata di movimenti che definirei “demagogici” più che “populisti”.

 

LUISS Open. A quali condizioni i cosiddetti “mercati”, che poi spesso non sono altro che i risparmi investiti da milioni di cittadini, potrebbero entrare in fibrillazione a causa della situazione politica in Italia?

 

Francesco Saraceno. Il rischio solitamente legato all’instabilità politica può aumentare a fronte di un prolungato periodo di incertezza sui contorni del futuro governo. Questo vale soprattutto per il mercato italiano. Poi c’è un problema di “qualità” del prossimo governo, e quindi di politiche che esso potrebbe attuare e che verranno valutate da chi ha comprato titoli del nostro debito pubblico. A questo proposito, direi che, mentre il Movimento 5 Stelle ha già avviato da tempo una fase di normalizzazione della sua piattaforma programmatica, un governo a guida Lega potrebbe essere più rischioso, lo testimoniano alcune esternazioni della sua leadership sull’euro come problema e come moneta destinata a implodere.

 

LUISS Open. L’Italia nei prossimi mesi potrebbe essere guidata da un governo non “omogeneo” politicamente con quelli dei principali Paesi europei. Quali conseguenze potrebbero discenderne?

 

Francesco Saraceno. Se la Lega diventasse centrale nel prossimo esecutivo, l’Italia si marginalizzerebbe da sola rispetto al processo di riforma dell’Eurozona annunciato da Francia e Germania, addirittura forse fino al punto di uscire dalla moneta unica. Un governo che si costituisse invece con un’altra idea di Europa rispetto a quella oggi dominante potrebbe giocare le sue carte. A patto di rispettare due condizioni minime. Dovrebbe essere un governo competente e dovrebbe formarsi in tempi relativamente rapidi. Chi dice che in fondo la Germania ha aspettato più di 5 mesi per formare il suo di governo, sorvola su un piccolo dettaglio: noi non siamo la Germania. Se Berlino rimane ferma per sei mesi, il resto d’Europa attende prima di mettere mano alle riforme della governance europea. Se l’Italia rimane ferma per sei mesi, gli altri – una volta trovato un accordo fra loro – procedono lo stesso sulla strada delle riforma dell’Eurozona.

L'autore

Francesco Saraceno è membro del consiglio scientifico della LUISS School of European Political Economy e Direttore del Dipartimento di Ricerca dell’OFCE Sciences-Po di Parigi.


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