27 marzo 2018

L’intelligenza artificiale che domina il mondo. Tra ministri, giochi di ruolo e macchine ribelli

Per Putin “la nazione che sarà leader nell’intelligenza artificiale, dominerà il mondo”. Lo pensa anche buona parte della politica mondiale, visto che gli Emirati Arabi hanno nominato un ministro per l’IA, la Cina investe a tutto spiano e Macron tenta di smuovere anche l’UE.

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“La nazione che sarà leader nell’Intelligenza Artificiale, dominerà il mondo”. Così si è espresso Putin lo scorso settembre, durante un incontro con gli studenti della città di Yaroslavi. In effetti, stiamo assistendo a una vera e propria corsa all’Intelligenza Artificiale da parte di parecchie nazioni; se il secolo scorso la corsa allo spazio aveva visto competere solo USA e URSS, la sfida attuale ha molti più partecipanti.

La Corea ha dichiarato di voler investire circa 740 milioni di euro (ovvero un milardo di Won, la valuta coreana) nello sviluppo della IA solo due giorni dopo aver assistito nel 2016 alla sconfitta del proprio campione di Go, Lee Sedol, considerato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, contro AlphaGo, una IA sviluppata da DeepMind, una società di Google.

La Cina ha presentato nel 2017 un programma nazionale di sviluppo della IA che sarà, secondo il piano, la forza motrice dello sviluppo economico dal 2020. Secondo questo piano la Cina punta a diventare la nazione leader dell’IA nel 2030 ma, come ha recentemente dichiarato Eric Schimdt, ex amministratore delegato di Google, la Cina sta recuperando in fretta il divario dagli USA e forse già tra cinque anni riuscirà a raggiungerli. Questo anche a causa delle ristrette politiche di immigrazione di Trump, che sta favorendo una “emorragia” di scienziati, tra cui parecchi specialisti di IA, verso il Canada, che li sta accogliendo a braccia aperte, con investimenti di centinaia di milioni di dollari.

Gli Emirati Arabi sono invece la prima nazione ad aver nominato un Ministro per l’IA: il ventisettenne Omar Bin Sulan Al Olama.

Dubai punta ad avere veicoli a guida autonoma nelle strade e nei cieli per il 2030; nelle strade ci saranno poliziotti robot: non pensate però a RoboCop, lui era umano.

Il presidente francese Macron, in un discorso all’università Sorbonne di Parigi a settembre, ha auspicato un intervento deciso dell’Unione Europea che dovrebbe creare una agenzia sulla scia del DARPA, l’agenzia USA da cui poi è nato il progetto di Internet. Al momento, tuttavia, l’Europa sembra indietro e, purtroppo, destinata a perdere ulteriore terreno.

Questi  riportati qui sopra sono solo alcuni esempi, la corsa alla IA è ormai dovunque. Le parole di Putin hanno sicuramente impressionato i ricercatori del Centre for the Study of Existential Risk (Cser), un dipartimento della università di Cambridge, che hanno creato una versione modificata del famoso gioco Civilization, in cui l’obiettivo è costruire un grande impero e dominare il mondo, partendo dall’antichità ed sfruttando via via le nuove scoperte tecnologiche.

In questa versione modificata, l’arma finale è una super-IA ma, non appena un giocatore inizia a lavorare alla creazione della super-IA, inizia un conto alla rovescia definito “Rischio IA”: il rischio che l’intelligenza artificiale, come Skynet nei film di Terminator, si ribelli contro l’umanità e la distrugga. Nel gioco, per cancellare il rischio IA serve la ricerca scientifica; nel mondo reale di cosa avremo bisogno? Secondo diverse personalità della scienza e della tecnologia, tra cui il compianto Stephen Hawking e il già citato Elon Musk, il rischio AI è già alle porte anche se in parecchi, compreso il sottoscritto, temono la stupidità naturale molto più dell’intelligenza artificiale.

L’autore

Luigi Laura

Luigi Laura insegna Informatica alla LUISS e tiene corsi per la Business School come esperto di Digital Skills e Big Data


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