“Vanitoso, ambizioso, intollerante.” Perché 200 anni dopo non possiamo fare a meno di Karl Marx

5 maggio 2018
Libri Open Society
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La popolarità di Marx in Occidente tra gli studiosi e la gente comune ha subito nell’ultimo mezzo secolo straordinarie variazioni. Letto e studiato a oltranza negli anni sessanta, Marx è stato ingiustamente messo da parte (con qualche eccezione) dopo il 1990. Sicuramente, su questa vicenda ha influito il tramonto del comunismo sovietico. Fatto è che Marx c’entra fino a un certo punto con la storia del comunismo reale. Marx fu infatti – più che un teorico del comunismo e del socialismo – un critico radicale del liberalismo e del capitalismo. Proprio per questo resta oggi e per il prossimo futuro un pensatore da tenere assolutamente presente nell’analisi dei problemi e delle crisi che caratterizzano la vita del capitalismo contemporaneo.

Così la pensa, tra gli altri, un autorevole organo di stampa che accompagna la vita del capitalismo sin dalla sua nascita, il Wall Street Journal, che nel numero del 25 novembre 1991, ha così indicato in Marx (con Freud e Einstein) uno dei pensatori che più influenzeranno il nostro futuro: “Marx’s revolutionary analysis concentrated almost exclusively on capitalism, not socialism, and even now, severe abuses can spring from unbridled capitalism”. L’insospettabile endorsement del Wall Street Journal, insiste su quelli che sono i punti di forza del pensiero marxiano, in primis la critica del capitalismo basata su nozioni quali quelle di valore-lavoro, sfruttamento e alienazione, concezione materialistica della storia, analisi del concetto di ideologia e, più in generale, sulla capacità di comprendere il proprio tempo all’interno di un’unica possente visione filosofica.

Nel fare questo, naturalmente, non vanno trascurati difetti e limiti del suo pensiero e della sua opera. Primo tra questi il divario evidente che c’è in Marx tra l’analisi delle crisi strutturali del capitalismo, che resta importante e attuale, e la sua proposta di alternative, a cominciare dal comunismo, che – nonostante il passare degli anni – non si vedono ancora all’orizzonte. Una cosa comunque sembra certa: anche se l’idea marxiana di comunismo è oscura e i regimi comunisti hanno fallito, il pensiero di Marx ha una sua vitalità ancora oggi. Con un vantaggio: ai nostri tempi è possibile e anzi direi del tutto normale studiare Marx senza essere marxisti, cosa che con ogni probabilità rende più facile prendere sul serio il suo pensiero.


Il personaggio e il pensatore  

Karl Marx nacque a Trier, in italiano Treviri, il 5 maggio del 1818 (morirà a Londra nel 1883) da una famiglia ebrea convertita al protestantesimo, in un ambiente internazionale e influenzato dalle idee politiche francesi più del resto della Germania di quel tempo. Suo padre era un avvocato brillante di sentimenti liberali, attento agli studi del figlio, pare costretto a rinunciare alla religione di origine a causa delle sue simpatie napoleoniche. Marx sin da molto giovane – come si può leggere nelle sue Riflessioni – era fortemente dedito a quella vita di studio che avrebbe finito poi per caratterizzare l’intera sua esistenza.

Due cose sappiamo per certo di Marx: era un uomo di grande intelletto e profonda cultura; non aveva un carattere facile. Piccolo, tarchiato, dotato di folta capigliatura e barba lunga e disordinata, scuro di carnagione tanto da meritare il soprannome de “il Moro”, Marx era ambiziosissimo, non tollerava essere contraddetto e aveva un’opinione molto alta del proprio valore. Permalosissimo, non esitava ad adoperare tutto il suo acume e la sua sapienza per attaccare chiunque non prendesse alla lettera le sue idee e le sue proposte. E lo faceva senza tenere in alcun considerazione sentimenti di rispetto per gli altri e di equità intellettuale. In sostanza, senza dubbio un genio ma quanto difficile averlo come amico e sodale, e quanto duro averlo come nemico e avversario!

 

Così Bakunin descrive Marx in una lettera del 1873:

“Il signor Marx è vanitoso, ambizioso, litigioso, intollerante e assoluto al massimo grado, nonché vendicativo fino alla follia. Egli non arretra di fronte a nessuna menzogna e nessuna calunnia per colpire chi ha avuto la sventura di destare la sua gelosia o la sua inimicizia; non si ritrae di fronte a nessun intrigo, per quanto orribile, se da esso si ripromette un rafforzamento della sua posizione o della sua influenza, o un allargamento del suo potere…

Queste sono le sua cattive qualità. Veniamo ora alle buone. – È molto intelligente e dispone di una vastissima cultura. È raro trovare un uomo dalle conoscenze così vaste, un uomo che abbia letto e capito tanto quanto Marx.”

 

Marx era un filosofo tedesco della seconda metà del secolo diciannovesimo. Del filosofo tedesco del suo tempo possedeva caratteristiche tipiche, quali la cultura straordinaria, le competenze multidisciplinari e una robusta arroganza che lo portava a credere che l’andamento del mondo dipendesse da poche essenziali categorie del proprio pensiero. Ma, oltre a essere un filosofo, Marx era sicuramente un umanista a tutto tondo, un grande sociologo, uno storico di rilievo, un economista di primo livello, un capo indiscusso, un leader politico tanto carismatico da poter essere paragonato ai fondatori delle religioni storiche. Studiò filosofia all’Università di Berlino nella seconda parte degli anni 1830, periodo in cui la figura di Hegel era lì dominante, e approfondì gli studi di scienza economica solo dopo il 1845 riuscendo a diventare uno dei grandi economisti della storia.

Come studioso Marx era sostanzialmente un autodidatta, ed era e rimane uno dei personaggi più ingombranti nella storia della cultura. In nome delle sue idee, milioni di persone hanno eretto barricate, hanno cambiato stile di vita, hanno lottato per la giustizia, hanno costruito imperi e ridotto in condizioni di miseria materiale e morale miliardi di esseri umani. Naturalmente, in casi del genere è difficile far risalire a Marx stesso la responsabilità di tante conseguenze storicamente e politicamente rilevanti, essendo queste sicuramente al di là delle sue intenzioni. Tuttavia, chiunque accosti il pensiero e l’opera di Marx non può farlo in maniera innocente: deve essere consapevole della enorme congerie di lutti che il comunismo realizzato ha provocato spesso e volentieri in nome di Marx.

Questa consapevolezza non può essere disgiunta dall’interrogativo ulteriore che si impone con forza al lettore di Marx: in che senso si può essere marxisti al giorno d’oggi? Per fortuna, le circostanze storiche attuali ci aiutano a dare una risposta meno emotiva in proposito di quella che si sarebbe potuta dare solo pochi decenni addietro. Il tramonto recente del comunismo ci consente infatti di guardare alla questione con maggiore distacco di quanto non fosse possibile negli anni precedenti il 1989, soprattutto per quegli studiosi che, in Europa Orientale o altrove, studiavano Marx nell’ambito di regimi autoritari che a lui si ispiravano.

In altre parole, oggi è possibile per ognuno di noi dire qualcosa del genere: “Essere marxisti non è un’ipotesi praticabile, ma ciò non mi impedisce di valutare analiticamente il lavoro di Marx come quello di qualsiasi altro grande pensatore”. Marx in questo modo viene trattato come per esempio Aristotele o Kant. Difficile? Senza dubbio, ma non impossibile.

L'autore

Sebastiano Maffettone è Professore ordinario di Filosofia Politica e Direttore del Center for Ethics and Global Politics alla LUISS


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