Gli intellò progressisti e la superiorità moral-culturale che non c’è. Il caso americano

11 maggio 2018
Editoriale Open Society
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Il premio Nobel Paul Krugman di recente ha sollevato un vespaio quando ha sostenuto, in un suo editoriale sul New York Times, che non esistono più “intellettuali conservatori seri, onesti e con un’influenza significativa sull’opinione pubblica”, definendo questa specie estinta come quella degli “unicorni della destra”. Concordo in larga misura con le sue critiche, ma vorrei offrire una prospettiva diversa. Questo mio articolo intende essere una sorta di avvertimento speculare, rivolto dunque alla sinistra, un po’ come quando qualcuno ti fa notare che la tua camicia pende un po’ fuori dai pantaloni.

Ecco come la vedo.

Un numero crescente di discussioni interessanti si sta spostando off-line, rimanendo confinata a gruppi privati, in parte per sfuggire allo sguardo astioso dei social media e del politicamente corretto. In questo momento è molto difficile dire chi si dimostrerà degno di essere inserito tra i pensatori importanti della nostra epoca – io sono colpito per esempio da Scott Alexander, blogger del sito Slate Stat Codex e pensatore influente. Però lui preferisce mantenere segreto il suo vero nome.

Riconosco che spesso le conversazioni più interessanti sono quelle che ho con dei professionisti e con chi si misura in prima persona con problemi concreti, piuttosto che con intellettuali e scrittori. Nei ragionamenti della prima categoria di persone, è difficile discernere la partigianeria politica, o comunque ricondurla alle solite semplicistiche classificazioni. Anche quando si tratta di elettori registrati come Democratici, essi sembrano del tutto alienati, in termini intellettuali, da quel partito.

Ritengo pure che gli intellettuali di sinistra si lamentino degli omologhi di destra più di quanto gli intellettuali di destra si lamentino della sinistra. Un atteggiamento così negativo non è salutare per lo sviluppo della creatività intellettuale dei progressisti.

E ancora: probabilmente i due libri migliori scritti quest’anno sui “fallimenti di mercato” sono a firma di due miei colleghi che provengono da una tradizione libertaria: Bryan Caplan e Robin Hanson (quest’ultimo scritto con Kevin Simler, che non conosco altrettanto bene). Nel caso di Hanson, il libro deve molto anche alla fantascienza. La sinistra invece continua a produrre molteplici contenuti sul fallimento del mercato, ma mi capita raramente di trovare questi contenuti originali o sorprendenti.

Il conformismo dei social media

Ritengo poi che i social media spingano verso un maggiore conformismo intellettuale riconducibile più alla sinistra che non alla destra. Forse semplicemente perché gli intellettuali di sinistra sono molto più numerosi, succede molto più di frequente che siano opinion leader della gauche a scrivere il copione dei nostri dibattiti social o indicare il cattivo del giorno, dopodiché i loro follower muovono alla carica.

Considero poi la politica estera come uno dei temi di dibattito più importanti per gli Stati Uniti, perlomeno in termini di impatto finale per il mondo. È semplice per la destra avere un dibattito dinamico e di sostanza in questo campo, visto che la destra include sia conservatori sia libertari in grande numero. Invece le discussioni sulla politica estera, a sinistra, hanno maggiori probabilità di ridursi a critiche dei Repubblicani, piuttosto che essere tese a delineare un approccio concettuale o ad affrontare i propri punti deboli e le proprie contraddizioni. Lo stesso è vero per il tema dell’immigrazione.

Molti dei pensatori più importanti del futuro proverranno da Paesi o retroterra culturali che sono fuori dai radar del consueto panorama politico americano. Pensate al portoghese Bruno Maçães, oppure a Saku, una giovane donna che vive a Londra e che è di origini filippino-srilankesi.

La religione è stata una forza decisiva nel corso della storia del pianeta, e la nostra epoca non fa eccezione. L’intellettuale popolare che probabilmente è stato la più grande rivelazione di quest’anno, Jordan Peterson, non a caso si definisce “un cristiano”. Gli intellettuali conservatori, in media, non sono religiosi quanto lo è l’elettorato di destra. Eppure li trovo molto più adatti a comprendere il ruolo della religione nella vita di quanto non lo siano gli intellettuali di sinistra. Tra gli intellettuali di sinistra, la prima reazione emotiva quando si trovano al cospetto della religione consiste nell’interpretarla come una forza che si mette di traverso nella strada che conduce al liberalismo sociale, oppure nel sentirsi in imbarazzo per il gran numero di americani che ancora si dicono religiosi  e nell’affrettarsi a cambiare argomento.

Inoltre mi pare che le principali vittime del movimento del politicamente corretto siano coloro che si collocano nel centro o nel centro-sinistra dello spettro politico. In effetti alcune superstar intellettuali, come Peterson o Steven Pinker, hanno fatto la loro fortuna e ricevuto un’enorme attenzione grazie ai propri attacchi al politicamente corretto. Ma se un pensatore non ha già un grande pubblico a cui rivolgersi, se lavora in un’università, e intende sostenere una qualche tesi sull’identità etnica o sul gender che non sia totalmente all’interno del perimetro “consentito”, allora probabilmente preferirà rimanere in silenzio, oppure dovrà sopportare tutte le conseguenze negative del caso. È difficile che queste vittime intellettuali si collochino a destra, e ciò implica che la sinistra è finita per diventare quasi cieca su tali temi. Questa disfunzione – generalizzata ma latente – è uno dei principali motivi per cui la sinistra è stata colta così di sorpresa dall’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti.

Gli intellettuali conservatori hanno una solida familiarità con le dottrine della sinistra e del centro-sinistra, ma l’opposto succede molto più di rado. Allo stesso modo, è quasi impossibile pensare a un omologo conservatore o libertario di Krugman che faccia una dichiarazione analoga a quella del Nobel liberal secondo il quale non esisterebbero siti web conservatori che lui senta la necessità di leggere regolarmente.

In breve: il nuovo mondo delle idee è uno scenario aperto a moltissime possibilità e a innumerevoli partecipanti, essenzialmente con pochi vincoli e regole, dunque difficile da dominare in toto con gli strumenti di un singolo individuo. Ma certo è che la situazione complessiva non è assolutamente così congeniale agli intellettuali di sinistra come certi intellettuali di sinistra vorrebbero farci credere.

 

Questo articolo è apparso in origine su Bloomberg View. Si ringraziano Tyler Cowen e Bloomberg per la gentile concessione. © 2017 Bloomberg L.P.

 

L'autore

Tyler Cowen insegna economia alla George Mason University. È autore di Marginal Revolution, uno dei più popolari blog economici al mondo. Il suo ultimo libro, The Complacent Class, sarà pubblicato nel 2018 in italiano da LUISS University Press.


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