Il clima favorevole al centrodestra, il temibile isolamento del Pd e i Cinque stelle spiegati con Mondrian. Parla D’Alimonte

25 giugno 2018
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“Dopo il voto delle Comunali, il bipolarismo è vivo, la Lega ringalluzzita, i 5 Stelle in affanno, il Pd tiene”, così su LUISS Open avevamo sintetizzato il commento del professore Roberto D’Alimonte, direttore del Centro italiano Studi elettorali (CISE), all’indomani del primo turno delle elezioni comunali, lo scorso 10 giugno. D’Alimonte però aveva aggiunto che, per avere un quadro completo, avremmo dovuto attendere l’esito dei ballottaggi. LUISS Open è dunque tornato a chiedergli un’opinione alla luce di questo secondo turno di elezioni amministrative.

 

LUISS Open – I ballottaggi di domenica 24 giugno aiutano a capire chi può dirsi “vincitore” e chi “sconfitto” da questa serie di consultazioni amministrative?

D’Alimonte – Rimane la sconfitta complessiva del Movimento 5 Stelle che, secondo le analisi del CISE, ha uno scarso “rendimento elettorale” alle amministrative. D’altronde già nel 2013 andò in maniera simile: una forte affermazione a livello nazionale nelle elezioni politiche non ha permesso ai grillini, cinque anni fa come pure oggi, di diventare competitivi alle elezioni comunali. Rispetto al primo turno dello scorso 10 giugno, comunque, il Movimento 5 Stelle è andato un pochino meglio: ha vinto infatti 5 dei 7 ballottaggi in cui era presente e governerà perciò in 5 Comuni (rispetto agli zero che aveva vinto al primo turno).

Ora però si chiarisce che sicuramente il vincitore di questa ultima tornata di elezioni comunali è il centrodestra. Se consideriamo i 109 Comuni con più di 15.000 abitanti che erano in palio alle urne, vediamo che il centrodestra ne ha vinti 42, il centrosinistra 31. Una situazione ribaltata rispetto a cinque anni fa, quando il centrosinistra ne vinse 57 e il centrodestra 23.

LUISS Open – Il Movimento 5 Stelle fatica al livello locale, ci aveva spiegato la scorsa volta, per la difficoltà a reclutare una classe dirigente che sia radicata e dunque competitiva con quella dei partiti tradizionali.

D’Alimonte – La mia sintesi è la seguente: il Movimento 5 Stelle fatica ad arrivare al ballottaggio per le ragioni di cui abbiamo già discusso, ma quando ci arriva ha un “rendimento” piuttosto elevato. Vero, la scorsa volta il Movimento centrò 10 ballottaggi e ne vinse 8, oggi ne conquista 5 su 7. Ma comunque questo suo maggiore rendimento è dovuto al fatto che quello grillino è il movimento più trasversale che sia presente oggi nel panorama politico italiano. E’ in grado di pescare voti da destra e da sinistra. Per capire come questo meccanismo funzioni in concreto, al CISE analizziamo i flussi elettorali, in particolare i cambiamenti e passaggi di voto fra il primo e il secondo turno di una consultazione amministrativa. Questi flussi elettorali il CISE li rappresenta con dei grafici che somigliano ai dipinti dell’artista olandese Piet Mondrian. Si prenda il grafico dei flussi elettorali di Imola.

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E’ evidente come il Movimento 5 Stelle si sia aggiudicato la sindacatura di Imola convincendo la stragrande maggioranza degli elettori di centrodestra a votare per il candidato grillino al secondo turno.

LUISS Open – Si parla molto della fine delle “roccaforti rosse” nel nostro Paese. I voti, anche quelli delle elezioni amministrative, si contano soltanto o si pesano pure?

D’Alimonte – Il dato quantitativo di cui abbiamo parlato finora è decisivo. Certo però conta anche l’analisi qualitativa di certe consultazioni elettorali. La sconfitta del Partito democratico e del centrosinistra in città come Pisa e Siena è politicamente e simbolicamente importante. Osservo però che questa tendenza negativa del centrosinistra in quelle che una volta chiamavamo “zone rosse” è cominciata da tempo. Il Pd ha già perso città come Livorno, Pistoia, Arezzo, eccetera. Resiste, per ora, la Firenze del sindaco Dario Nardella. Il vero problema del Partito democratico è il suo isolamento. Il ballottaggio, infatti, diventa un ostacolo quasi insormontabile quando si è persa la capacità di costruire alleanze, di creare interlocuzioni con altri partiti e altre realtà sociali rispetto alla propria. Politicamente isolato, il Pd diventa particolarmente vulnerabile al momento del ballottaggio. Con esiti opposti a quelli generati dalla “trasversalità” del Movimento 5 Stelle.

LUISS Open – Le elezioni locali possono davvero essere lette con le lenti della politica nazionale?

D’Alimonte – Come sempre in questi casi, il voto comunale è il risultato di un’interazione fra fattori legati al contesto locale e altri che dipendono dal clima nazionale. E’ indubbio che sull’avanzata della Lega, che poi trascina tutto il centrodestra, pesi il fattore “immigrazione” e la capacità da parte del Carroccio di farne un tema efficace di raccolta del consenso. Oggi, anche per questa ragione, il clima nazionale favorisce il centrodestra. Dopodiché invito i lettori a chiedersi: perché una città come Brescia, collocata in un territorio ostile al centrosinistra, ha riconfermato il proprio sindaco di centrosinistra – Emilio Del Bono – già al primo turno? Perché il contesto locale conta eccome. Altro esempio: si è sicuri di poter separare la storica disfatta del Pd e della sinistra a Terni, in Umbria, dallo stato di dissesto finanziario in cui è stato lasciato il Comune dopo 19 anni ininterrotti di governo della sinistra?

LUISS Open – Non abbiamo ancora finito di commentare questo secondo turno di elezioni amministrative e già guardiamo alle elezioni europee della primavera 2019? C’è qualcosa di patologico in tutto questo?

D’Alimonte – Le elezioni politiche nazionali il 4 marzo, poi il primo turno di Comunali il 10 giugno, le regionali in Molise il 22 aprile, in Friuli-Venezia Giulia il 29 aprile, il secondo turno delle amministrative il 24 giugno e ora i leader politici inizieranno a prepararsi alle Europee della prossima primavera. E’ un problema, effettivamente, e nemmeno dei più facili da risolvere. Forse c’entra l’eccessiva mediatizzazione di ogni sfida politica, pure minuta. Sicuramente però è un problema che condividiamo con gli altri Paesi europei. Basti dire che gli attuali problemi della cancelliera tedesca, Angela Merkel, e le sue recenti prese di posizione sull’immigrazione dipendono anche dall’approssimarsi in autunno del voto in Baviera, Land del suo alleato CSU che teme di perdere la maggioranza assoluta a causa della concorrenza dell’AfD. Difficile trovare soluzioni. Idealmente si dovrebbe cominciare a ragionare su una maggiore sincronizzazione delle elezioni politiche nazionali, a livello europeo. Ma non mi faccio illusioni.

L'autore

Roberto D’Alimonte è professore ordinario di Sistema Politico Italiano e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della LUISS. Dal 2005 dirige il CISE (Centro Italiano Studi Elettorali)


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