Perché investire sull’istruzione nel Mediterraneo è il miglior investimento su noi stessi. Parla Luigi Serra

27 luglio 2018
Intervista Mediterranean
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Il Vice Presidente Esecutivo della LUISS, Luigi Serra è tornato qualche giorno fa da una missione in Giordania con una delegazione dell’ateneo composta – fra gli altri – dal Direttore Generale, Giovanni Lo Storto, e dalla professoressa di Lingua e Cultura araba, Francesca Corrao. LUISS Open gli ha rivolto qualche domanda sul “Progetto Mediterraneo”, l’iniziativa che è stata al centro di questa missione all’Università di Petra, nel Paese arabo, per sostenere – non solo finanziariamente – la formazione di 17 studenti universitari locali, fra cui 10 giordani e 7 palestinesi e siriani.

 

LUISS Open. Innanzitutto, quando e come nasce l’idea del “Progetto Mediterraneo” della LUISS in Giordania?

Luigi Serra. Due anni fa eravamo forse all’apice della crisi siriana: un’emergenza che si manifestava sia all’interno di quel Paese, martoriato da una guerra civile di inusitata ferocia, sia al di fuori dello stesso, con l’imponente flusso migratorio che attraversava il Mar Mediterraneo e i Balcani e che oggi si è molto ridotto. Ci rendemmo conto che i Paesi occidentali assistevano a quella tragedia con un senso di impotenza o addirittura di indifferenza. Da qui nacque quella che abbiamo percepito come un’urgenza di intervenire.

Ci siamo chiesti cosa potesse fare un’università come la LUISS. Ritenemmo che, nel nostro piccolo, potevamo contribuire con un atteggiamento proattivo e razionale di fronte a quegli eventi, sostenendo le giovani generazioni in loco. Abbiamo cercato dunque un’istituzione affidabile con cui stringere una partnership, all’interno di un contesto il più stabile possibile. Decidemmo che la Giordania, e al suo interno l’efficiente Università di Petra, facevano al caso nostro. D’altronde in questa monarchia, che pure è un’oasi di stabilità nell’area mediorientale, ci sono 1 milione e 300mila rifugiati su una popolazione complessiva di 10 milioni di abitanti. Una cifra che dà l’idea delle tante sfide che quell’area deve fronteggiare.

 

LUISS Open. Un’altra sfida per la Giordania, così come per tanti Paesi che si affacciano sulla sponda meridionale del Mediterraneo, è quella di fare fronte alle esigenze di una popolazione estremamente giovane…

Luigi Serra. Più della metà della popolazione della Giordania ha meno di 24 anni di età: un dato impressionante, specie se “letto” dall’Italia, in inesorabile invecchiamento. Abbiamo riflettuto anche su questo quando abbiamo lanciato il Progetto Mediterraneo, la cui ratio non è quella di favorire lo “sradicamento” degli studenti locali coinvolti, attirandoli da noi, quanto piuttosto di creare le condizioni affinché alcuni di questi giovani abbiano la possibilità di accedere a una formazione di alto livello nel loro Paese, una formazione da rafforzare appunto grazie al contributo della LUISS e del suo straordinario corpo accademico. Nel medio e lungo termine, insomma, dal Progetto Mediterraneo potrà nascere una futura, locale classe dirigente, che tra l’altro troverà naturale dialogare con un atteggiamento amichevole e di maggiore comprensione verso il nostro Paese.

Proprio guardando al medio e lungo termine, voglio dire che anche i Paesi europei come l’Italia sono soggetti a uno squilibrio demografico, seppure di segno opposto rispetto a quello dei Paesi arabi: da noi le nascite continuano a diminuire e l’invecchiamento medio, per fortuna, continua a progredire. Questo nostro deficit demografico è agli antipodi della fortissima presenza di giovani under 30 che ci è parsa evidente durante la nostra visita in Giordania. In futuro, dunque, i flussi migratori contribuiranno a riequilibrare la situazione, e ovviamente tutto ciò sarà più facile se fra le due sponde del Mediterraneo ci sarà un minimo di coerenza nella formazione culturale ricevuta, se ci sarà insomma un comune sentire. In questo senso il Progetto Mediterraneo incide anche sul nostro futuro.

 

LUISS Open. Il Mar Mediterraneo come bacino di opportunità?

Luigi Serra. Come LUISS, oltre che come Italia, abbiamo sia delle responsabilità sia delle chances guardando al Mediterraneo. Ovviamente siamo già un interlocutore naturale di tanti, nell’area, in ragione della nostra posizione geograficamente centrale. Ma possiamo diventare decisivi per l’importanza delle discipline politiche, economiche e giuridiche su cui abbiamo sempre puntato. Tali discipline costituiscono infatti la naturale “cassetta degli attrezzi” per le nuove generazioni impegnate nella ricostruzione o nella modernizzazione delle realtà in cui vivono. Per questo, oltre a guardare a Nord, la LUISS deve avere il Mediterraneo come riferimento, pur con i suoi cambiamenti non sempre facili da decifrare.

Tutte le esigenze e tutti gli obiettivi che finora ho descritto hanno avuto la fortuna di poter trovare delle gambe sui cui camminare: quelle della “Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale” guidata dal professore Emmanuele F. M. Emanuele, mecenate e filantropo, da sempre sensibile e attento all’area del Mediterraneo e con il quale personalmente ho trovato una profonda sintonia. Il suo contributo anche finanziario, la sua autorevolezza e la sua disponibilità sono stati decisivi per lanciare il Progetto Mediterraneo.

 

LUISS Open. Cosa l’ha colpita maggiormente della recente visita in Giordania?

Luigi Serra. Incontrare gli studenti, ascoltare i loro sogni e i loro progetti, è stato profondamente emozionante. L’atteggiamento dei giovani è stato degno di nota anche perché non ho registrato tensioni particolari fra ragazzi pur animati da un diverso grado di religiosità, per esempio, e su questo fronte la Giordania si conferma un modello di tolleranza e coesistenza.

Allo stesso tempo ho avuto conferma dell’alta qualità della partnership che abbiamo stretto con un ateneo privato e di prestigio come l’Università di Petra. Un ateneo che, come il nostro, coltiva stretti e fruttuosi legami col mondo imprenditoriale. Abbiamo visitato il loro incubatore d’impresa, dove si mette alla prova una gioventù che ha voglia di diventare imprenditrice di se stessa. Non potrà che svilupparsi una proficua collaborazione con il nostro incubatore LUISS Enlabs, il più grande del suo genere in Italia.

Infine mi ha colpito l’apertura di credito verso l’Italia che ho registrato parlando con docenti, imprenditori e studenti, il pregiudizio positivo di cui godiamo in quell’area e che dobbiamo essere attenti – tutti – a non dilapidare.

 

LUISS Open. Gli studenti di Progetto Mediterraneo che hanno iniziato dunque il loro percorso universitario grazie a queste borse di studio, beneficiano dei docenti LUISS che si recano all’Università di Petra, infine avranno accesso a periodi di formazione in Italia. E’ un progetto destinato a crescere?

Luigi Serra. Da parte nostra c’è la determinazione ad andare avanti per la strada che abbiamo intrapreso. In particolare dopo la visita nei campi profughi di Zaatari e Camp Ghaza – realtà drammatiche, difficili da spiegare: era indispensabile visitarli per comprendere –, abbiamo deciso che la nostra priorità deve da ora in poi essere quella di allargare col tempo la platea di beneficiari delle borse di studio. Dopodiché auspico che il nostro esempio possa generare un processo emulativo in altri grandi atenei italiani. Per tutte le ragioni che ho illustrato, infatti, sono convinto che, investendo sul Medio Oriente e sull’Africa di oggi, stiamo investendo anche sull’Italia di domani. Al punto che, se dovessi fare già oggi un primo bilancio di questa iniziativa, non mi sento di poter dire chi – fra la nostra LUISS e l’Università di Petra, o fra l’Italia e la Giordania – stia ricevendo di più.

intervista a

Luigi Serra è Vice Presidente Esecutivo della LUISS e Presidente di SFC – Sistemi Formativi Confindustria


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