“Un computer non avrà mai il nostro intuito”. Come le macchine conquistarono la borsa di Parigi

6 settembre 2018
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Fino alla fine del XX secolo, i mercati finanziari erano immersi in un ambiente fatto di grida d’ogni genere. Poi, in meno di un quarto di secolo, il silenzio si è imposto: gli umani furono rimpiazzati dalle macchine.

All’inizio degli anni Ottanta, alla Borsa di Parigi, la vendita e l’acquisto di azioni avveniva alla Corbeille, uno spazio in parquet recintato con balaustre, attorno a cui stavano gli agenti di cambio incaricati di eseguire gli ordini dei clienti. A quel tempo la Borsa era monopolizzata da questi intermediari riuniti nella Compagnia degli agenti di cambio, senza i quali nessuna banca avrebbe potuto investire: gli agenti, infatti, erano i soli abilitati dallo Stato a gestire gli ordini. Controllando il mercato, gli agenti di cambio erano mal visti dal mondo della finanza (ovvero dalle banche), perché negoziavano tra loro e con una certa opacità, senza parlare poi della connivenza interna. Il mestiere dell’agente di cambio si trasmetteva per via ereditaria, di padre in figlio: un meccanismo «ancestrale». Ogni giorno di apertura della Borsa, gli agenti seguivano sempre la stessa routine. Dalle 9 alle 12 raccoglievano gli ordini dei clienti, che arrivavano nei loro uffici tramite corriere o telefono. A mezzogiorno si ritrovavano sul parquet di Palais Brongniart con tutti gli ordini e, verso le 12.30, un ufficiale di polizia apriva formalmente la seduta di borsa. Tutti  si mettevano a gridare.

I valori erano quotati secondo un ordine preciso, uno dopo l’altro, e solitamente ogni valore non veniva quotato più di una volta. Un banditore annunciava un primo prezzo, al quale gli agenti di cambio rispondevano con grida e gesti per segnalare che erano pronti a vendere o acquistare un certo volume di un titolo. La Corbeille era il posto più rumoroso perché lì venivano trattati i valori più importanti, quelli delle quarante belles – le quaranta più grandi società francesi – mentre gli altri valori erano negoziati da semplici assistenti degli agenti di cambio. Dopo un periodo di avida negoziazione – il rumore, le grida, il sudore – il prezzo che permetteva uno scambio effettivo veniva scritto su una lavagna, e sottolineato quando diventava definitivo a transazioni concluse […].

Il funzionamento del mercato parigino non si era evoluto molto dal XIX secolo, ma all’inizio degli anni Ottanta del Novecento il passaggio alle macchine era ormai inevitabile. «Il mercato di Parigi funzionava in modo preistorico, nient’altro che gesso e cancellino», riferisce un testimone dell’epoca. Le Borse anglosassoni avevano già sistemi in- formatici più o meno automatizzati: erano mercati più rapidi, meno costosi, e spinsero alcune delle quarante belles a cercare degli investitori all’estero invece che a Parigi – una situazione poco piacevole per lo Stato francese, che quindi decise di riorganizzare la Borsa di Parigi.

La commissione incaricata dell’informatizzazione della Borsa decise di adottare il sistema telematico di negoziazione utilizzato dalla Borsa di Toronto dal 1977 (CATS, Computer Assisted Trading System): venne così sviluppato il CAC («Cotation Assistée en Continu») su cui sarebbero state quotate  le quarante belles […].

Il computer fu presentato inizialmente come «una protesi dell’asta» e non come la macchina che l’avrebbe rimpiazzata. Gli agenti di cambio avrebbero continuato a essere fisicamente presenti sul parquet, comunicando silenziosamente grazie  a  dei  terminali  informatici:  il modello era il New York Stock Exchange, dove i broker partecipavano all’asta continua con i computer senza che l’automatizzazione degli scambi fosse completa, e non  il Nasdaq, che invece beneficiava dalla sua creazione di un sistema di comunicazione informatica degli ordini che permetteva di fare a meno del parquet […].

Il passaggio dalle negoziazioni gridate alle macchine permise al mercato parigino di funzionare più rapidamente, in continuo. Ma alcune pratiche perdurarono, come il divieto di rilevare in una sola volta l’intero volume degli ordini passati agli agenti di cambio […].

Il CAC conservò la regola del «giro di tavolo» ereditata dalla contrattazione «alle grida»: tutti gli agenti alla Corbeille negoziavano simultaneamente i prezzi dei titoli da scambiare prima delle effettive transazioni; il giro di tavolo si contrapponeva evidentemente al principio del first come, first served (l’agente che per primo proponeva una proposta d’acquisto su un titolo vinceva). Ma la persistenza del giro di tavolo non era una concessione fatta dalle banche agli agenti di cambio: era una semplice conseguenza dell’algoritmo utilizzato dal CAC, tecnicamente incapace di determinare con sicurezza quale degli agenti avesse passato l’ordine per primo. Questo problema di controllo orario rendeva praticamente impossibile definire una «priorità temporale». Gli umani erano ancora un passo avanti rispetto alle macchine – ma non sarebbe durata a lungo […].

La prima quotazione elettronica alla Borsa di Parigi avvenne il 23 giugno 1986. Le autorità francesi avevano esitato sul nuovo nome del sistema elettronico. In un primo tempo era stato scelto l’acronimo SIAC, «Système Informatique d’Assistance à la Cotation», ma sempre nel giugno del 1986 si passò una volta per tutte a CAC. Non è da escludere che la nuova sigla riprendesse volontariamente quella della Compagnia degli agenti di cambio. Il simbolo era particolarmente efficace: le tre lettere C, A e C non designava- no più un gruppo di esseri umani, ma una rete di macchine […].

La Corbeille di Palais Brongniart fu smantellata il 15 luglio 1987, un anno dopo la trasformazione della Borsa di Parigi in una piattaforma elettronica dove le grida non erano più necessarie.
Nel 2000, dopo essersi fusa con altre piazze europee – fusione resa possibile grazie al SuperCAC, la versione ottimizzata del CAC – la Borsa di Parigi prese il nome di EURONEXT; i mercati erano diventati mondiali. «Un computer non avrà mai il nostro intuito», aveva affermato il commis di un agente di cambio parigino, scettico di fronte all’arrivo delle macchine. Anni dopo, la stessa frase avrebbe strappato una risata anche ai non esperti di mercati finanziari.

Il testo proposto è tratto da 6|5  – La rivolta delle macchine di Alexandre Laumonier, pubblicato in italiano da Nero, che ringraziamo.

6|5 – La rivolta delle macchine

Alexandre Laumonier
Nero Editions
2018

Scheda

L'autore

Alexandre Laumonier, ricercatore e scrittore, è esperto di high frequency trading e intelligenze artificiali. Il suo blog Sniper in Mahwah è tra i siti di riferimento negli studi sui flussi economici attuali


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