Michael Kors compra Versace. Ecco perché non è una cattiva notizia

26 settembre 2018
Editoriale Entrepreneurship
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Dopo giorni di rumors e di indiscrezioni, è stato finalmente annunciato l’ingresso di Gianni Versace Spa nel gruppo americano Michael Kors. Un’operazione da oltre 2 miliardi di dollari che rafforza un gruppo non nuovo in questo tipo di operazioni. Già nel 2017, infatti, Michael Kors aveva fatto notizia con l’acquisizione del marchio londinese di scarpe e accessori di lusso Jimmy Choo.

Questa nuova operazione altro non è che un’ulteriore manifestazione di quel processo di consolidamento che oramai da tempo sta caratterizzando il settore del lusso e che vede in modo sempre più evidente la presenza di pochi grandi gruppi a cui fanno capo vari brand, a loro volta operanti in comparti diversi del variegato mondo del lusso internazionale. Tuttavia, il vero tema è capire cosa comporta questa operazione in termini di made in Italy o, più in generale, di ruolo che il nostro paese può giocare nel contesto mondiale della moda e del lusso. Sicuramente, dovremo aspettarci titoli giornalisti e dibattiti televisivi molto critici sulla vendita all’estero di un altro brand italiano. I casi di Bulgari, Loro Piana, Fendi e Pucci, trasferiti nella galassia LVMH, o le precedenti acquisizioni di Gucci, Bottega Veneta e Brioni da parte del gruppo Kering, tanto per fare alcuni degli esempi più eclatanti, hanno visto da più parti una lettura negativa di questo tipo di operazioni, spesso ricondotte ad una perdita di competitività delle aziende oggetto di acquisizione o, più in generale, di sconfitta del sistema paese rispetto ad altre nazioni.

Che le politiche industriali adottate a livello macroeconomico possano avere un effetto sulla gestione delle singole imprese e sul ruolo che un settore può giocare in ambito economico è sicuramente vero, ma nel caso specifico occorre analizzare il tutto con un occhio più critico. Quello che da sempre ha costituito un fattore critico di successo nell’ambito della gestione delle imprese della moda non è la proprietà da un punto di vista meramente legale, quanto le competenze che sono messe a sistema nell’impresa stessa. In questa prospettiva, è del tutto evidente che il successo di una maison non può essere ricondotto a chi detiene le sue azioni, ma a coloro che la gestiscono soprattutto dal punto di vista creativo. Stando ai comunicati ufficiali, l’acquisizione di Versace da parte di Michael Kors non comporterà radicali mutamenti nella struttura creativa e di management dell’impresa. Leggendo bene è anche prevista una ridenominazione dell’impresa acquirente con un reinvestimento di parte di quanto incassato dalla famiglia Versace nella nuova capogruppo. In altre parole, il contributo dell’heritage, dello stile iconico Versace e di quella visione creativa che ha da sempre guidato l’azienda non subiranno modifiche.

Il mondo della moda è fatto di idee, di creatività, di stili che prescindono la proprietà. Versace quindi è e resterà un’impresa italiana, come lo sono nell’immaginario comune anche le altre aziende che hanno subito passaggi di proprietà nel tempo (vedi Gucci o Valentino). A questo va aggiunta anche un’altra considerazione non certamente secondaria: se lo stile e il marchio sono i due fattori critici di successo nell’ambito delle risorse immateriali di un’azienda, un ruolo altrettanto rilevante è giocato dalle competenze dei lavoratori, dalla qualità delle materie prime, dalla capacità di sapere realizzare il prodotto. Si tratta di elementi che da sempre contraddistinguono il nostro paese. La moda, infatti, è uno di quei settori che meno ha subito gli effetti della delocalizzazione produttiva, guidata dalla ricerca di efficientamento economico. Le sacche di conoscenza e di competenza che il nostro paese ha saputo conquistarsi in questo settore nel corso degli anni ne fanno un locus unico su cui i player di alta gamma rimarranno legati in una prospettiva di lungo termine, senza che ragioni di matrice economica o passaggi di natura giuridica possano inficiare questo traguardo.

In sintesi, quindi, a parere di chi scrive, l’ingresso di Versace nel gruppo Michael Kors è da leggere come una grande opportunità per un marchio italiano per intraprendere nuove strade di crescita in una prospettiva di lungo termine. E qualora ci fosse ancora qualche dubbio sull’assenza di effetti negativi sul ruolo centrale dell’Italia nel contesto internazionale della moda, è utile evidenziare come la nuova denominazione del gruppo Kors all’indomani di questa acquisizione è Capri Holdings Limited, un esplicito richiamo ad una delle isole più iconiche del nostro paese nonché un chiaro omaggio alla bellezza italiana.

L'autore

Luca Pirolo è docente di ruolo di Economia e Gestione delle Imprese presso il Dipartimento di Impresa e Management dell’Università LUISS


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