Tutto sulle elezioni in Baviera (e perché interessano anche all’Europa)

13 ottobre 2018
Editoriale Europe
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Nella Baviera il mondo sembra ancora intatto. La regione tedesca meridionale spicca per i suoi paesaggi pittoreschi cari a tanti turisti italiani, per la sua avanguardia tecnologica, la sua ricchezza che i bavaresi non nascondono e naturalmente per l’Oktoberfest, simbolo di una cultura popolare a fiumi di birra. E la birra è anche indispensabile per la politica, perché ‘uno di noi’, che tutti i politici vogliono essere, si riconosce dapprima per il boccale in mano.

 

L’abdicazione della CSU

Sembra però che anche la birra questa volta non può più salvare la CSU, il partito social-cattolico e conservatore che per settant’anni ha governato, anzi, regnato la Baviera come un sovrano assoluto, riconfermato da una elezione all’altra a maggioranze plebiscitarie che farebbero invidioso qualunque dittatore. Per domenica 14 ottobre invece le previsioni sono pessime: sondaggi danno la CSU in calo vertiginoso al 33% che, se si confermasse domenica dopo la chiusura delle urne, sarebbe una vera e propria disfatta per il partito.

L’influenza della politica del governo federale a Berlino sulle elezioni in Baviera è evidente, soprattutto perché il capo della CSU, Horst Seehofer, è anche ministro federale degli interni, ed è proprio colui che negli ultimi mesi è stato al centro delle polemiche che hanno portato il governo sull’orlo della crisi e il suo partito vicino alla rottura con il partito sorella, la CDU della cancelliera Merkel. Seehofer aveva cercato di spingere il governo su una linea più dura nella politica migratoria, tramite un respingimento ai confini tedeschi di migranti interni all’UE, e accordi bilaterali a tal fine con altri paesi membri, tra cui l’Italia. Poi faceva scalpore il suo protezionismo per il presidente dei servizi segreti interni, del quale si erano scoperti i dubbi rapporti con il partito populista di destra AfD.

 

L’ombra populista

Tutto questo però aveva fin troppo l’apparenza di un impacciato tentativo di recuperare voti dalla AfD. È stato da sempre un principio della CSU di non accettare nessun partito alla sua destra ma la AfD, dopo i tanti successi negli altri Länder e a livello federale, è riuscita a conquistare una buona fetta dell’elettorato anche dalla CSU, la quale invece sembra poco credibile nei suoi tentativi di imitare il populismo. Il primo ministro della Baviera Markus Söder a sua volta cercava di sbarazzarsi dei pessimi servizi che il suo predecessore Seehofer rendeva al partito, anche se lui stesso utilizza la retorica anti-migratoria. Ma Söder è impopolare, passa per vanitoso, bramoso di potere e un maestro dell’intrigo, non tanto quel tipo di ‘re-papà’ di cui lo ‘stato libero’ bavarese avrebbe bisogno. Inoltre irritano i suoi buoni rapporti con Victor Orbán, Sebastian Kurz e Matteo Salvini.

Cercando le cause della crisi nei sondaggi però, la CSU si rifiuta a confrontarsi con i suoi problemi interni e sviluppa poche visioni politiche a parte un ‘avanti come prima’. Invece l’ex-primo ministro Stoiber avanza la tesi che i tanti tedeschi non-bavaresi immigrati negli ultimi anni in Baviera attratti dalla sua ricchezza, non saprebbero apprezzare i meriti della CSU per il benessere economico della regione. Il principio della chiusura dei confini applicato in un’assurda ottica ‘separatista’ quindi che evoca parallelismi con la Catalogna.

 

Il declino dei grandi partiti

Intanto si profila anche in Baviera il declino di tutti i grandi partiti popolari. Chi ne approfitta, a parte la AfD della cui presenza già ci si è abituato, sono anche i cosidetti ‘elettori liberi’, un fenomeno bavarese e forse l’unica vera espressione di interessi locali e comunali dei cittadini, senza influenze da Berlino o Bruxelles. Sia la AfD che gli ‘elettori liberi’ sono quotati intorno al 10-12%, ma la prima non è mai stata amica dei sondaggisti, perché troppo spesso i suoi risultati reali superavano di molto le previsioni.

Ma soprattutto è interessante l’evoluzione a sinistra: la SPD scivola a un livello di quasi irrilevanza, a ulteriore conferma della crisi della socialdemocrazia in tutta la Germania e tutta l’Europa, mentre il grande vincitore delle elezioni potrebbero essere i Verdi, non solo perché tematizzano i problemi climatici dopo un estate dal caldo record, ma anche perché riescono a presentarsi in veste giovane ma non radicale, visionari ma non utopisti, con proposte competenti e realistiche sia per le zone rurali, tutt’oggi il nerbo della società bavarese, che le grandi città dove collassa il traffico e mancano gli spazi d’abitazione. I sondaggi danno ai Verdi fino al 20%, catapultandoli a un livello di quasi partito popolare – in sostituzione della SPD.

La Baviera che si era sempre creduta un’isola felice e modello per una società perfetta, potrebbe quindi scoprire domenica che in realtà è soltanto un banale pezzo dell’Europa che non si può sottrarre ai problemi dei suoi vicini. E se perde la CSU, allora non ci sarebbe nemmeno più un motivo perché proprio un social-cattolico bavarese, Manfred Weber, dovrebbe diventare presidente della Commissione Europea. L’indebolimento della CSU quindi avrebbe un effetto su tanti livelli politici al di fuori dello ‘stato libero’ – e potrebbe salvare, per l’ennesima volta, la poltrona di Angela Merkel.

L'autore

Christian Blasberg è docente di Storia contemporanea alla LUISS


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