La rivoluzione della microfinanza? Efficace contro la povertà e sempre più attraente per i privati

18 ottobre 2018
Editoriale Entrepreneurship
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Negli ultimi decenni la microfinanza – da intendersi come l’offerta di diversi servizi finanziari, tra cui il noto microcredito, a clienti con un basso livello di reddito – ha avuto un impatto fondamentale nel combattere la povertà e nel favorire l’inclusione finanziaria delle fasce più povere e più deboli della popolazione mondiale. Sebbene molta attenzione sia stata dedicata a questo tema da istituzioni, centri di ricerca, analisti ed accademici, una questione è stata studiata in modo molto meno sistematico. È possibile vedere la microfinanza come un’opportunità interessante per gli investitori privati? In altre parole, può la microfinanza essere considerata come una vera e propria asset class, con sue specifiche caratteristiche?

Lo studio condotto da Luiss Business School con il supporto di Mikro Capital presentato al Milano Luiss Hub lo scorso 3 ottobre ha affrontato proprio queste domande.  In via preliminare, occorre ricordare che con il termine “asset class” si indica un insieme di titoli finanziari che ha caratteristiche comparabili, si comporta in modo simile nel mercato ed è soggetto a una regolamentazione relativamente uniforme. Per verificare, dunque, se la microfinanza rappresenta una asset class di potenziale interesse per gli investitori, sono stati presi in esame i seguenti aspetti: a) esistenza di un mercato della microfinanza; b) analisi dei rendimenti dell’asset class in oggetto; c) analisi della correlazione di tali rendimenti con quelli di altre asset class al fine di verificare se la microfinanza può rappresentare un’opportunità di diversificazione

Riguardo all’esistenza di un mercato, la Survey del Consultative Group to Assist the Poor (CGAP) sul finanziamento internazionale dell’inclusione finanziaria mostra per il 2016 un impegno totale di fondi pari 37 miliardi di dollari da parte di investitori privati (per il 71%) e pubblici (per il 29%).  Gli analisti stimano per il periodo 2016-2020 un tasso annuo di crescita composto (o CAGR) medio pari a circa il 15%.

Nel mercato della microfinanza operano attori dalle caratteristiche eterogenee che sono contraddistinti da un diverso livello di istituzionalizzazione e formalizzazione. I soggetti più rilevanti sono i cosiddetti Microfinance Investments Vehicles (MIVs), definiti come veicoli indipendenti che investono almeno il 50% delle proprie attività non liquide in microfinanza. La principale fonte di informazione sui MIV è rappresentata dal rapporto annuale pubblicato da Symbiotics. Tale rapporto stima che nel 2017 il totale delle attività in gestione dei MIV fosse di 13,5 miliardi di dollari. I dati illustrati nel rapporto di Symbiotics mostrano una crescita significativa degli asset gestiti dai MIV. In particolare, il tasso medio composto annuo di crescita dal 2006 al 2016 delle attività gestite da MIV è risultato pari al 22%, con una crescita di circa 6 volte dei volumi gestiti.

L’avanzata dei privati

Un aspetto particolarmente interessante al riguardo è legato alla dinamica nel tempo delle diverse fonti di finanziamento. Dal 2006 al 2016 la crescita delle fonti apportate da investitori istituzionali privati è stata maggiore di quella delle fonti degli investitori pubblici. Tale dinamica ha generato un progressivo processo di sostituzione tra investitori pubblici e privati, segnalando che evidentemente la microfinanza offre rendimenti sempre più attrattivi per gli investitori privati.

Tutte queste evidenze mettono in luce l’esistenza di un mercato della microfinanza, caratterizzato da tassi di crescita interessanti e la presenza di investitori istituzionali privati soggetti ad un certo grado di formalizzazione.

Se invece guardiamo ai rendimenti ad oggi il benchmark di mercato per analizzare i rendimenti dei MIV (che investono in asset fixed income) è rappresentato dal “Symbiotics Microfinance Index, SMX-MIV Debt”, calcolato sulla base del Net Asset Value (NAV) per share di una selezione di fondi (equally weighted) che investono la maggioranza dei propri asset in strumenti fixed-income (MIV)..

In linea con precedenti lavori e report, confrontiamo il rendimento mensile dell’indice SMX-MIV Debt con quello di altre asset class nel periodo da gennaio 2007 a febbraio 2018 al fine di:

  • verificarne la combinazione rischio-rendimento;
  • analizzarne la correlazione.

In particolare, si sono presi come riferimento: MSCI World Index (MXWO) come benchmark per il mercato azionario globale; MSCI Emerging Markets Index (MXEF) come benchmark del mercato azionario dei paesi emergenti; JP Morgan Emerging Market Bond Index Plus (JPEIPLUS) come benchmark del mercato fixed income dei paesi emergenti.

Tali risultati mettono in luce due aspetti importanti. Il primo è legato alla bassissima volatilità dei rendimenti dell’indice SMX MIV DEBT (0,16% su base mensile), significativamente inferiore a quella degli indici considerati come benchmark. Questo rende l’investimento in attività fixed income legate alla microfinanza particolarmente interessante in termini di combinazione rischio rendimento. Il secondo è rappresentato dalla correlazione negativa tra i rendimenti dell’indice SMX MIV DEBT e quelli di tutti gli indici assunti come benchmark. Tale correlazione negativa nasce dal fatto che il rendimento dell’indice SMX MIV Debt è influenzato in misura ridotta dall’andamento dei cicli finanziari. Questa ulteriore evidenza segnala che le attività fixed income legate alla microfinanza possano rappresentare un’interessante opportunità di diversificazione che contribuisce a migliorare l’efficienza di portafoglio.

Tutti questi elementi tendono, dunque, a delineare la microfinanza non più solo come un fondamentale strumento di inclusione sociale, ma anche come una specifica asset class che può contribuire in modo efficace alla diversificazione dei portafogli degli investitori istituzionali.

Il microcredito: le prospettive di una nuova asset class redditizia

L'autore

Raffaele Oriani è Professore Ordinario di Finanza Aziendale e Venture Capital presso il Dipartimento di Economia e Management della LUISS Guido Carli di Roma e Direttore dei programmi MBA presso la LUISS Business School


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