Il legame tra Italia e Russia è storico, ma la visita del premier Conte contiene importanti novità

24 ottobre 2018
FacebookFacebook MessengerTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Oggi il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è a Mosca per incontrare il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e il Primo Ministro della Federazione Russa, Dimitri Medvedev. Al centro dei colloqui le relazioni politiche, economiche e culturali tra i due Paesi. Di seguito una riflessione sul tema di Igor Pellicciari, docente di Russian History and Politics alla LUISS e all’Università di Urbino*.

Cinque sono le principali considerazioni politiche sulla visita del presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte in Russia. Quella in corso, infatti, è molto più di una visita di circostanza e cordialità in un Paese con cui l’Italia ha da sempre mantenuto ottimi rapporti bilaterali.

  1. Principale obiettivo della visita è affermare la continuità della linea politica di dialogo con Mosca, tradizionalmente avuta dagli esecutivi italiani. La politica estera italiana del secondo dopoguerra da sempre ha cercato di mediare tra una posizione chiaramente atlantista senza-se-e-senza-ma e il tentativo di mantenere buoni rapporti bilaterali con il sistema sovietico prima e con la Russia poi. Il nuovo Governo a Roma si collocherà in questa tradizione di continuità, semmai con qualche presa di posizione politica più esplicita e più forte a favore di Mosca rispetto ai passati Governi – ma guardandosi bene dal prendere reali distanze dalla NATO. Tutti gli argomenti polemici contro Bruxelles partiti da Roma negli ultimi mesi hanno riguardato solo l’Unione europea. Ogni riferimento alla NATO è stato accuratamente evitato.
  2. Altro obiettivo è di riaffermare e rafforzare anche il messaggio politico di contrarietà alle sanzioni alla Russia, pure già lanciato dagli esecutivi passati. L’Italia non è nelle condizioni reali di potere imporre – almeno a questa Commissione Europea e a questo Consiglio Europeo – un reale cambio di rotta sulle sanzioni. Roma potrebbe però portare a casa un risultato concreto ed importante nel momento in cui Mosca decidesse unilateralmente – per premiare le posizioni politiche italiane critiche sulle sanzioni alla Russia – di ridurre l’impatto e la portata delle sue contro-sanzioni, ma solo nei confronti dell’Italia. Questo sarebbe un altro duro colpo alla politica estera della Ue ma seguirebbe un pattern già visto nel recente passato, quando Mosca premiò la posizione critica del Governo Renzi sul rinnovo delle sanzioni europee, ritagliando un ruolo italiano nel progetto Nord Stream 2.
  3. L’Italia è politicamente debole ma è ancora una potenza culturale e commerciale di primissimo piano e cerca un gioco di sponda sul mercato russo – tanto più nel momento in cui teme di essere oggetto di attacchi speculativi finanziari, in primis da parte dei mercati occidentali. E’ probabile che Roma cerchi con la visita di Conte l’apertura a fondi sovrani che agiscano come possibili acquirenti del proprio debito pubblico in vista della prossima fine del Quantitative Easing. Sbaglia grosso chi crede che il paese non abbia nulla da offrire in cambio.
  4. La visita ravvicinata di Conte e Salvini a Mosca in un momento di tensioni interne alla maggioranza per via del nuovo decreto fiscale italiano segna una occasione di compattamento e di rasserenamento dei rapporti nella coalizione di Governo. Dialogare con il Cremlino è infatti uno dei pochi punti di convergenza sincera tra M5S e Lega in quel contratto di governo che invece su molti altri punti ha creato forti tensioni per la diversità delle posizioni dei due contraenti.
  5. Che da New York a Bruxelles la dimensione multi-laterale diplomatica sia oramai in una crisi di identità cronica, per molti irreversibile – e che le relazioni tra i vecchi Stati-Nazione siano tornate ad essere giocate su piani bilaterali è un dato di fatto che ora fa il gioco non più solo della Russia – ma – con la nascita di un governo sovranista a Roma – anche dell’Italia.

 

* La LUISS, insieme con la MGIMO, principale università russa per gli studi internazionali e fucina della futura classe politica del paese, ha avviato un programma di double degree e il 24 ottobre a Roma ha ospitato un seminario sulla politica estera di Mosca, con relatori due docenti della MGIMO, il professore Sardaryan e il professore Troitsky.

L'autore

Igor Pellicciari è docente di Russian History and Politics alla LUISS e all’Università di Urbino


Articoli correlati