Dalla Padania al partito nazionale. La Lega di Salvini e la svolta che tarda ad arrivare

15 novembre 2018
Editoriale Open Society
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La Lega di Matteo Salvini è un fenomeno straordinario. Lo è innanzitutto sul piano elettorale. Sono estremamente rari i casi di partiti che in cinque anni passano dal 4,1 per cento (politiche 2013) al 17,4 per cento (politiche 2018) e al 31 per cento delle intenzioni di voto (media dei sondaggi della settimana 4-10 Novembre). Ma lo è anche perché non esiste un altro caso di un partito secessionista e regionale che sia riuscito a diventare un partito nazionalista e nazionale. Ciò che rende ancora più straordinario tutto ciò è che questa trasformazione è avvenuta senza alcuna vera discussione all’interno della Lega e senza un congresso che sancisse la fine della vecchia Lega Nord e la nascita della nuova Lega Nazionale. È avvenuto tutto sul web, grazie alla iniziativa di Salvini e al suo uso dei social media. Ha deciso tutto lui, aggirando le strutture del partito e rivolgendosi direttamente agli elettori. Il resto lo ha fatto il successo elettorale.

La vera Lega di Salvini e la svolta del 4 marzo

Questa è la parte nota della storia. Poi c’è quella meno nota. Infatti oggi non si può parlare di una sola Lega, quella di Salvini. In realtà la Lega di Salvini non è quella di cui lui è segretario. Non è quella il cui simbolo è ancora Alberto da Giussano. Questa è formalmente ancora la Lega di Bossi, quella fondata nel 1991. La ‘vera’ Lega di Salvini è quella il cui statuto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 Dicembre 2017. Si chiama per l’appunto ‘Lega per Salvini Premier’ e nel suo simbolo Alberto da Giussano non c’è. La sua creazione si è intrecciata con la spiacevole vicenda dei 49 milioni di euro che la Lega deve rimborsare, ma la sua rilevanza va al di là dell’episodio che l’ha vista nascere. Questa è la Lega che Salvini vorrebbe creare come organizzazione nazionale dopo averla fatta nascere nelle urne. L’attuale Lega di cui Salvini è segretario è ancora la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, come recita l’articolo uno dello statuto ancora in vigore. Ed è un partito che all’articolo due elenca le nazioni che ne fanno parte. In questa Lega il Sud non esiste. Toscana, Marche e Umbria sono il confine meridionale statutario della Lega Nord.

Perché Salvini non si decide a risolvere il dilemma tra la Lega che c’è, ma che non dovrebbe più esserci, e quella che dovrebbe esserci ma ancora non c’è? In altre parole, perché la Lega Nord non diventa la Lega Nazionale ovvero la Lega per Salvini premier? Ci vorrebbe un congresso, ma non se ne parla. Evidentemente qualche problema c’è nel passare il Rubicone. La ‘Bolognina’ della Lega Nord non c’è ancora stata e chissà se mai ci sarà. E si capisce.  La Lega Nord non solo è il più vecchio partito italiano, ma è anche quello più organizzato sul territorio. È un partito vero. Per molti aspetti ancora un partito del novecento con le sue sezioni e i suoi militanti. Con regole severe sulla membership e sul cursus honorum al suo interno e nelle istituzioni. La secessione non è più la sua bandiera, ma l’idea di un Nord diverso dal resto del paese e con tanta voglia di una vera autonomia fa parte del suo DNA. I militanti ci sono affezionati. Cancellare aspettative e passioni con un tratto di penna è difficile, anche per un leader popolare e vincente come Salvini.

Ma sta di fatto che dopo il 4 Marzo la Lega Nord è cambiata. In realtà era già cambiata prima. L’ ha cambiata Facebook e la scoperta che Salvini ha fatto del potenziale comunicativo ed elettorale dei social media in questi tempi liquidi. A dire il vero, il vecchio partito non è in realtà cambiato. Il partito delle sezioni convive oggi con quello di Facebook. Così come la Lega Nord convive con la Lega per Salvini premier. La differenza è che la prima è una realtà consolidata, anche se ora un po’ disorientata, la seconda invece è ancora un progetto in divenire. Il progetto però sta prendendo piede. Intanto si è materializzato in modo straordinario nelle urne il 4 Marzo e ora nelle intenzioni di voto. Di recente si sta concretizzando anche sul piano organizzativo. Nel Sud.

La nuova frontiera del Sud

Nel Mezzogiorno, a partire dal 2014, la Lega Nord si è presentata a livello locale con la lista ‘Noi con Salvini’. I risultati sono stati molto modesti. Alle ultime politiche si è presentata come Lega. Con lo stesso contrassegno con cui si è presentata nel resto del Paese. Ha preso il 17,4 per cento. Oggi, visto che i sondaggi a livello nazionale la danno in media al 31 per cento, dovrebbe essere tra il 15 e il 20 per cento al Sud. La Lega si sta radicando dunque anche in questa zona del Paese. Sta aprendo sedi e reclutando iscritti. Lo sta facendo utilizzando la Lega per Salvini Premier. Questo è lo strumento per inquadrare le nuove reclute meridionali senza stravolgere la vecchia e collaudata struttura che ha permesso alla Lega Nord di sopravvivere in tempi duri e di diventare oggi il primo partito del Nord del paese. Oltre che il primo partito del Paese tout court. In questo modo però la Lega per Salvini Premier tende ad assomigliare più alla lista ‘Noi con Salvini’ che alla Lega Nazionale. La differenza è che diversamente dalla lista ‘Noi con Salvini’ la nuova Lega funziona anche da Roma in giù.

Infatti, ci sono chiarissimi segnali che nel deserto lasciato dal declino di Pd e di Forza Italia, e grazie alla scarsa capacità organizzativa e relazionale del M5S, settori importanti del notabilato e del caporalato meridionale si stanno trasferendo armi e bagagli verso la Lega. Non quella di cui Salvini è segretario, ma l’altra quella parallela. Il fatto che assomigli più a una Lega Sud che a una Lega Nazionale non importa. È il successo di Salvini che ha cambiato le cose. I meridionali sono gente pratica cui non interessano le utopie rousseauiane ma i rapporti con il potere locale e nazionale. Hanno creduto in Grillo e ora sperano nel reddito di cittadinanza, ma i signori delle preferenze non si fidano dei Cinque Stelle. Sono orfani della DC e di Berlusconi. Salvini sta diventando il loro punto di riferimento. Nel breve termine sarà il reddito di cittadinanza a decidere la questione. Se Salvini vuole crescere al Sud deve trovare un accordo su questo con Di Maio e con i leghisti del Nord.

Insomma, la Lega di Salvini oggi è in una sorta di limbo. Confusione, transizione o strategia? Non si sa. Non lo sanno i militanti leghisti e forse non lo sa nemmeno lo stesso Salvini. Si vive alla giornata. Tanto ogni giorno porta buone nuove. La Lega ha il vento in poppa. Non ha avversari credibili. La competizione con i Cinque Stelle è vinta. Perché porsi fastidiosi problemi organizzativi? L’intendenza seguirà. In fondo questa è una strategia. Quanto potrà funzionare si vedrà. Intanto ci sono le elezioni europee. Dopo forse succederà qualcosa. O forse no.  Non è detto che le due Leghe di oggi debbano necessariamente diventare una sola Lega domani. E non è detto che la Lega delle sezioni non possa continuare a convivere con la Lega di Facebook. Finché funziona perché cambiare?

 

 

Questo articolo è originariamente apparso su Il Sole 24 Ore del 14 novembre 2018. Riprodotto per gentile concessione

L'autore

Roberto D’Alimonte è professore ordinario di Sistema Politico Italiano e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della LUISS. Dal 2005 dirige il CISE (Centro Italiano Studi Elettorali)


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