“L’eugenetica di Internet”: anatomia dell’estremismo del web

29 novembre 2018
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Dopo il successo elettorale di Trump, le analisi più partecipi – e offerte un po’ da chiunque, dal Guardian al Financial Times– erano quelle che vedevano riflesso in tale vittoria il punto di vista della “gente qualunque” che si era sentita “abbandonata”. Una tra le voci di sinistra più insistenti nel proporre questa critica dello snobismo elitario liberal è stata quella del giornalista Thomas Frank, che ha scritto:

«Noi di sinistra non riusciamo ad ammettere che la colpa di quanto accaduto è in parte nostra [e che siamo responsabili] della frustrazione di milioni di persone appartenenti alla working class, per le loro città in rovina e le loro vite avvolte in una spirale discendente… È fin troppo facile disprezzare queste persone per il razzismo che esprimono, chiudendo gli occhi sulla dura realtà della quale il trumpismo non è che la cruda, orrida espressione, e cioè che il neoliberalismo ha fallito in tutto e per tutto».

In realtà, per quanto l’idea che la correttezza politica allontanasse la gente comune non fosse nuova nei discorsi della destra, si era compiuto un salto abbastanza notevole. Si era passati da una certa forma di elitismo sottoculturale a un improvviso amore per il proletariato, addirittura per il disinteressato sostegno dei meno fortunati, come se la destra sostenesse da sempre argomenti come quelli di Thomas Frank e non, come in effetti era sempre accaduto, tesi favorevoli alla disuguaglianza o altri argomenti misantropici o economicamente elitari a sostegno della gerarchia naturale. Come segnalavo già in un articolo del 2017 apparso sul magazine The Baffler, la scrittrice e opinionista Ann Coulter ha da tempo attinto alla “paura delle élite” per le masse isteriche e facilmente controllabili. Nel suo libro Demonic, che nel sottotitolo recitava “Come la gentaglia di sinistra sta distruggendo l’America”, prendeva a piene mani dalle tesi di Gustave LeBon, il teorico delle masse più amato dai misantropi. Le posizioni di Coulter sulle “orde” di immigrati che fanno troppi figli e causano sovraffollamento sono dirette discendenti delle tesi di LeBon, radicate nei circoli elitari sin dalle origini della società di massa urbanizzata e industrializzata, e applicate prima al proletariato locale, sempre più numeroso e in seguito alle nuove ondate di immigrati.

Prima che la retorica della “gente qualunque”, a seguito delle elezioni americane, diventasse onnipresente sui siti di destra, Milo Yiannopoulos  posava per set fotografici indossando una t-shirt con la scritta “Basta essere poveri!”, una citazione dell’ereditiera Paris Hilton, uno dei suoi idoli. Dopo le elezioni, lo stesso Milo teneva conferenze sulla nuova classe operaia bianca. L’ala dura della destra rifiutava anche l’idea, tipicamente sostenuta dall’establishment conservatore, che le masse fossero ancora i loro naturali alleati tradizionalisti, sostenendo che la società di massa fosse ormai contaminata e indottrinata dal multiculturalismo femminista di sinistra, e che fosse molto vicina all’essere ormai irredimibile. Non mancavano più “cinque minuti a mezzanotte” come sosteneva da tempo la destra anti-immigrazionista: mezzanotte era passata da un pezzo. Mentre i sostenitori di Trump sono impegnati a riscrivere la storia, è importante ricordare che, a parte il presidente “populista”, la retorica della sua giovane avanguardia di estrema destra che popola il web è da tempo caratterizzata da una forma sottoculturale di estremo snobismo verso le masse e la cultura di massa.

Lo scrittore statunitense David Auerbach ha spiegato che un tratto saliente di quella che lui chiama “A-Culture” (la cultura dell’anonimato tipica di 4chan) è “il costante tentativo di confondere i n00b (termine dispregiativo per chi è estraneo a una certa sottocultura web) utilizzando un gergo particolare, norme comportamentali complesse e conoscenze tecniche elitarie, e ponendo tutto ciò come confine della propria sottocultura, per isolarla e preservarla dalla massificazione”. L’antropologa e studiosa del web Gabriella Coleman ha scritto che “la cultura del trolling ha proliferato ed è esplosa nel momento in cui internet si è popolata di gente non fissata con la tecnologia” e che “i troll lavorano per ricordare alle masse che approdano sulle coste di internet che c’è una classe di geek che recheranno a internet lutti, disgrazie e sventure d’ogni tipo”. Anche se l’analisi di Coleman contiene sottotraccia una certa ammirazione e una sottile approvazione, coglie nondimeno con esattezza quanto turpe e misantropica sia sempre stata tutta la cultura nata attorno a 4chan, e non malgrado il suo spirito controculturale, ma proprio a causa di esso. Che alla fine si sia completamente fusa con la altright è perfettamente logico. Weev, l’hacker e troll che esibisce una svastica nazista tatuata sul petto, ha espresso il suo punto di vista sulle masse nel corso di un’intervista: il trolling è essenzialmente l’eugenetica di internet. Voglio che se ne vadano tutti, da internet. I blogger sono feccia e bisogna distruggerli. Il blogging è l’illusione della partecipazione di un mucchio di ritardati… Tutta questa gente deve essere mandata ai forni… siamo diretti a una crisi malthusiana, i livelli di plancton negli oceani sono sempre più bassi, le api stanno morendo, le tortilla riots agitano il Messico mentre il grano raggiunge il prezzo più alto degli ultimi 30 anni… la domanda a cui dobbiamo rispondere è: come facciamo a uccidere quattro dei sei miliardi di persone viventi al mondo nel modo più rapido possibile?

Il testo proposto è tratto da Contro la vostra realtà. Come l’estremismo del web è diventato mainstream di Angela Nagle, pubblicato in italiano da LUISS University Press.

Tag

Contro la vostra realtà

Come l'estremismo del web è diventato mainstream

Angela Nagle
LUISS University Press

Scheda

L'autore

Angela Nagle è considerata una delle più autorevoli voci giovani sulla nuova sinistra e la sfuggente politica del web. i suoi scritti sono apparsi su Current affairs, The Baffler, Jacobin e The Irish Time. Contro la vostra realtà è il suo primo libro.


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