La Nato compie 70 anni. Per l’Italia è tempo di bilanci (non solo militari)

17 aprile 2019
Editoriale Europe
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Quest’anno cade il settantesimo anniversario dell’Alleanza Atlantica. La Nato fu fondata infatti il 4 aprile del 1949. L’Italia vi aderì allora e, per il nostro Paese, quella fu una scelta di campo soprattutto diplomatico-militare, dal momento che la scelta politica era stata già indicata alle elezioni del 18 aprile 1948. Della complessità di quella svolta, e delle sue conseguenze fino ad oggi, si è ragionato a Padova al convegno internazionale “L’Italia e la Nato: un bilancio storico”, organizzato dallo Stato Maggiore dell’Esercito e dal Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Internazionali dell’Università di Padova. Il convegno, che è stato ospitato all’Archivio Antico di Palazzo Bo e al Museo della Terza Armata, ha visto la partecipazione di professori universitari, di esponenti diplomatici dell’epoca e di rappresentanti delle Forze Armate che hanno cercato di restituire la complessità di questa Alleanza. Compiuta la scelta di aderirvi, e pur pesando ancora il ricordo della guerra persa e delle dure clausole del Trattato di Pace, l’Italia si ritagliò all’interno dell’Alleanza un ruolo sempre maggiore, che le consentì, da un lato, di procedere a un pronto riarmo delle proprie Forze Armate e, dall’altro, di svolgere un’azione soprattutto nella difesa del fianco sud dell’Alleanza e nella contesa nucleare Usa-Urss che si sviluppò tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli Ottanta. Proprio l’installazione dei Pershing 2 a Cosimo in risposta al dispiegamento nucleare sovietico, rappresentò uno dei momenti di maggiore coinvolgimento italiano nell’Alleanza, determinando le proteste pacifiste di larga parte dell’opinione pubblica nazionale, cavalcate dal Partito comunista italiano. Questo ruolo dell’Italia nella Nato non è stato, però, solo politico-militare. Se si pensa, infatti, al ruolo svolto nell’allargamento a Est del dispositivo dell’Alleanza dopo il 1989 si può dire che l’Italia ha svolto un ruolo diplomatico nell’Alleanza Atlantica, seppur ritagliato a una potenza di media grandezza. Un contributo significativo l’Italia lo svolse anche all’interno di un settore, spesso poco evidenziato, che è stato quello della ricerca scientifica e della cooperazione industriale. Nel primo, l’Italia fu uno dei promotori dei programmi di cooperazione scientifica che vennero lanciati a partire dal 1957 e che cercarono di promuovere la ricerca e gli studi connessi con la difesa della Nato; ricerche che, spesso, dal piano militare avrebbero avuto ricadute nella vita civile, come per esempio le ricerche radaristiche e oceanografiche. A questi programmi l’Italia partecipò sempre con un sostanzioso contributo finanziario.

Un aspetto rilevante, poi, è stato quello della cooperazione industriale, che ha visto l’Italia partecipare a tutta una serie di iniziative per la produzione di armamenti comuni; iniziative nelle quali l’Italia e la sua industria nazionale si sono distinti sia per la qualità dei prodotti sia per l’ingegnosità dei propri progetti. In tal modo, l’Italia ha partecipato attivamente al programma aeronautico che portò alla creazione dei G-91 e, poi, dei Tornado e a quello navale, soprattutto in combinazione con la Francia, che ha portato al recente progetto Fremm (Fregate Europee Multimissione) che ha prodotto navi che sono state vendute anche ad altri paesi.

Certo gli studi e le analisi non tanto sull’adesione italiana alla Nato, quanto sul ruolo realmente svolto è ancora lungo e l’assenza di documentazione d’archivio non facilita l’opera; ciò non toglie che ricorrenze come queste servono per verificare lo stato degli studi sull’argomento e per fungere da stimolo ad ulteriori approfondimenti sull’Alleanza Atlantica che ha avuto un ruolo decisivo per la stabilizzazione dell’Italia nel secondo dopoguerra, consentendole un riarmo a costo zero e favorendone un reinserimento internazionale difficile da prevedere al termine della Seconda guerra mondale. È auspicabile, dunque, che gli studiosi si soffermino sulla complessità degli aspetti che caratterizzarono la partecipazione italiana alla Nato, proprio per rendere tutta la complessità di una realtà che, oggi e nel prossimo futuro, svolgerà un ruolo decisivo per tutti gli Stati membri.

L'autore

Andrea Ungari insegna Teoria e storia dei partiti e dei movimenti politici alla LUISS, è curatore de “La ricostituzione del Regio esercito dalla resa alla liberazione, 1943-1945” (Rodorigo Editore)


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