Ecco dov’è cominciata la rivolta della classe media: la vita ai margini nelle periferie d’Occidente

27 aprile 2019
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“Vedete, sono nato in una famiglia povera della Rust Belt, in una cittadina dell’Ohio che era cresciuta intorno a un’acciaieria e che non ha fatto altro che perdere posti di lavoro e speranze”, scrive J.D. Vance nella sua Elegia americana. In questa toccante testimonianza, l’autore descrive il declino di un territorio colpito dalle delocalizzazioni, dove la vecchia classe media bianca, che una volta era la portatrice del sogno americano, ora è sprofondata nella miseria. La sua storia personale traccia però un destino molto più universale, che riguarda tutta la classe operaia americana e, per molti versi, anche quella europea.

Negli Stati Uniti, il regresso sociale sta assumendo forme allarmanti. Uno studio pubblicato nel 2015 dalla National Academy of Sciences mostra che dal 2005 a oggi il tasso di mortalità della popolazione bianca meno istruita di età compresa tra i 45 e i 54 anni è aumentato. La tendenza è ancora più significativa se consideriamo che, contemporaneamente, per le minoranze nere e ispaniche la mortalità continua a calare. Come J.D. Vance, anche gli autori dello studio ritengono che all’origine di questo fenomeno nella popolazione bianca vi sia l’aumento di suicidi e delle patologie legate all’abuso di alcol e droga. Il regresso, tuttavia, non riguarda solo questo segmento della popolazione. A dicembre del 2017, il dipartimento di statistica dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie degli Stati Uniti ha rivelato un fenomeno inedito negli ultimi cinquant’anni: il calo per il secondo anno consecutivo dell’aspettativa di vita degli americani. “È la prima volta che assistiamo a un calo per due anni consecutivi dall’inizio degli anni Sessanta e, a parte questa data, si deve risalire agli anni Venti per trovare altri precedenti” ha detto Robert Anderson, responsabile delle statistiche sulla mortalità. Anche in questo caso, il principale imputato per il fenomeno è l’eccesso di mortalità associato a droghe e a overdose da oppiacei.

L’Addiction Policy Forum ha scritto che “le cifre lugubri pubblicate dal CDC mostrano che stiamo perdendo una generazione di americani a causa della dipendenza, malattia che può essere prevenuta e curata”. Una situazione analoga si ritrova nella working class dell’Inghilterra periferica, ovvero in tutti quei territori, invisibili e remoti rispetto alla City e all’hinterland londinese, che hanno votato per la Brexit nel 2016, ma anche nella classe operaia francese del bacino minerario del Nord, impoverita e disaffezionata alla politica. L’aspettativa di vita nei dipartimenti popolari della regione del Nord-Pas-de-Calais è inferiore alla media nazionale. L’IRDES osserva che la disparità nei tassi di mortalità è in crescita dagli anni Novanta, soprattutto per gli uomini.

Questi indicatori di salute pubblica attestano lo spietato epilogo del processo di regressione sociale iniziato negli anni Settanta negli ambienti popolari, che oggi sta portando anche categorie che fino a ieri facevano parte della classe media integrata alla morte per disperazione. In Francia gli agricoltori si suicidano. Anche loro hanno subito il processo di isolamento sociale e culturale che ha colpito gli operai. Nonostante i sussidi governativi, i loro redditi non hanno mai smesso di diminuire, schiacciati dalla doppia pressione dei prezzi: quelli sempre più bassi imposti dai distributori e quelli sempre più dipendenti dalle speculazioni dei mercati finanziari delle materie prime. In un contesto di diminuzione del numero di aziende agricole (dai 2 milioni della fine degli anni Cinquanta alle 450 mila di oggi), si assiste a un collasso del tenore di vita dei contadini, che in molti casi non vivono più del loro lavoro ma solo grazie a quello del partner, che magari fa l’impiegato.

Una situazione sociale così drammatica non è servita, comunque, a modificare il processo di deregulation in corso. Basti guardare alla quantità di accordi internazionali per il libero scambio firmati nel corso degli anni. Il bilancio sociale è pesante, molto pesante. Alla fatica del lavoro e ai bassi salari si aggiunge il senso di colpa di non riuscire a vivere del proprio stipendio e di dipendere dai sussidi. Nel mondo contadino la precarietà sta crescendo in modo esponenziale. Secondo la MSA (Mutualité sociale agricole), nel 2014 il 18 per cento degli agricoltori a regime fiscale non agevolato aveva un reddito pari a 354 euro al mese; nel 2015 erano diventati il 30 per cento. Oggi, in questa categoria il suicidio è la seconda causa di morte dopo il cancro: in Francia si suicida un agricoltore ogni due giorni, un tasso del 20-30 per cento superiore a quello del resto della popolazione.

Dalle regioni industriali fino alle aree rurali, dalle piccole città a quelle di medie dimensioni, la crisi colpisce ormai una quantità di categorie sociali e molti settori diversi tra loro. Nei territori dell’America periferica, dell’Inghilterra periferica, della Germania, della Francia, della Spagna o dell’Italia periferiche, invisibili alla classe dirigente, l’operaio americano, l’impiegato tedesco, il disoccupato spagnolo, il dipendente pubblico greco, il piccolo artigiano italiano o il contadino francese subiscono tutti la stessa forma di regressione sociale. In un processo che accelera al ritmo della desertificazione dell’occupazione, ma anche del disimpegno pianificato dello Stato. Perché, ricordiamolo, se queste categorie costano troppo rispetto alla media dei salari nel mondo, costano troppo anche per gli Stati. A lungo il potere pubblico ha compensato le crisi delle attività del settore privato attraverso la creazione di posti di lavoro statali, adesso però sta tirando i remi in barca.

La crisi dei servizi pubblici nei territori periferici è un altro indice del regresso sociale. Il processo è stato più visibile negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, o nei Paesi dell’Europa meridionale, ma da qualche tempo riguarda anche la Francia. Certo, i tassi di smantellamento dei servizi pubblici nella Francia periferica non raggiungono quelli dell’Inghilterra periferica, dove le politiche liberiste hanno tagliato costantemente i bilanci sociali indebolendo i servizi pubblici, ma i segni della ritirata dello Stato si moltiplicano anche in Francia. In altre parole, anche se il comune di Henin-Beaumont non è (ancora) nella situazione di Telford, la macchina del disimpegno non è certo meno attiva. Si riferiva a questo aspetto il presidente dell’associazione dei sindaci delle zone rurali di Francia, Vanik Berberian, quando denunciava che le popolazioni rurali sono sempre più escluse dal campo di interesse della Repubblica. “Mentre i servizi pubblici diventano sempre più rari, state trattando da stupidi non meno di 23 milioni di persone”: sono i contadini, gli operai, gli impiegati e i lavoratori autonomi della Francia periferica.

La società non esiste

La fine della classe media occidentale

Christophe Guilluy
Luiss University Press

Scheda

L'autore

è un geografo francese. I suoi studi sulla “Francia periferica” e sull’elaborazione di una nuova geografia sociale lo hanno reso uno dei più autorevoli interlocutori internazionali sulla crisi della classe media occidentale. La società non esiste è il suo primo libro tradotto in italiano.


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