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L’Unione Europea e il resto del mondo. Gli sviluppi futuri dell’accordo di Cotonou

Entrato in vigore il 23 giugno 2000, l’accordo di Cotonou [1] (così chiamato dalla città del Benin dove è stato siglato) ha regolato le relazioni tra l’Unione Europea, da una parte, e i paesi dell’Africa, caraibici e della regione pacifica dall’altra, con il triplice scopo di promuovere la cooperazione allo sviluppo, la cooperazione politica e quella economica e commerciale.

Con la durata prevista di questo accordo (venti anni fino al 2020) prossima allo scadere e in presenza di un’imminente rinegoziazione, quali sono le prospettive future di questa partnership? Quali gli sviluppi che è lecito attendersi, e quali le migliorie auspicabili? Per rispondere a queste e altre domande, la LUISS School of Government [2] – in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri – ha organizzato un seminario, svoltosi il 17 giugno 2017, dal titolo “The EU-ACP relations after 2020: towards a new perspective”.

Numerose le indicazioni e le analisi prodotte nel corso di questo incontro. Su tutte, spicca l’esigenza di ripensare l’accordo con un’attenzione maggiore sia alle differenze e alle realtà regionali dei paesi coinvolti, sia a nuove sfide come, ad esempio, quelle poste dal cambiamento climatico e dalle migrazioni. Si tratta, a ben vedere, di opportunità di miglioramento delle relazioni dell’UE con i propri partner globali, un ambito di azione in cui l’Italia vuole e deve essere protagonista, come mostrato dalla crisi dei migranti e dal ruolo [3] in essa assunto dal nostro Paese.

Non mancano, tuttavia, aspetti che possono rendere la stesura di un nuovo accordo problematica. Innanzitutto, i Paesi coinvolti hanno peculiarità ed esigenze diverse, che devono essere bilanciate e ugualmente soddisfatte; non è scontato, infatti, che i paesi africani, caraibici e del Pacifico siano ancora disposti ad accettare tale raggruppamento e non esigano un trattamento più specifico. Da un punto di vista interno all’Unione europea, invece, resta ancora da determinare come l’accordo sarà tradotto nell’attuale impostazione istituzionale dell’UE; gli Stati membri, infine, non sembrano ancora aver raggiunto un’intesa sul contenuto del nuovo accordo.

Il seminario ha visto la partecipazione di numerosi esperti, tra i quali: Cristina Fasone [4] (LUISS), Maurizio Carbone [5] (University of Glasgow), Lorenzo Fioramonti [6] (University of Pretoria), Guia Migani [7] (CETHIS). Un resoconto completo dell’evento (disponibile in PDF per LUISS Open) è stato redatto da Ivan Criscuoli, studente del Master in Law and Government of the European Union [8] (promosso congiuntamente dalla LUISS School of Government e dalla LUISS School of Law [9] e dedicato agli aspetti legali, istituzionali e politici riguardanti l’Unione Europea), e Tiziano Zgaga, tutor degli studenti di tale Master e dottorando in Political Science presso la LUISS.