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Dal modello Visegrad all’europeismo tecnocratico: ecco i quattro scenari post voto secondo Marc Lazar, per #OpenElezioni

Il panorama politico italiano è frastagliato, con un numero crescente di partiti politici. Perché l’elettorato è così diviso?

Due elementi possono contribuire a spiegare questo fenomeno.

Prima di tutto, c’è una spiegazione storica. L’Italia è la patria di diverse culture e famiglie politiche – la Democrazia cristiana, il Partito comunista, il Partito socialista, eccetera –, tutte scomparse eppure con una innegabile eredità. Non solo, il Paese è caratterizzato da una radicata eterogeneità di matrice regionale: l’unità italiana è relativamente recente e i partiti regionalisti rimangono influenti, come nel caso del nord-est del Paese.

In secondo luogo, c’è una spiegazione “meccanica”. Il sistema elettorale, uninominale maggioritario solo per un terzo dei membri del Parlamento e soprattutto proporzionale per il resto degli eletti, favorisce la frammentazione dei partiti politici. Tale pronunciata frammentazione è osservabile all’interno dell’elettorato e lo sarà dunque anche in Parlamento, rispettando la tradizione italiana di deputati che potranno cambiare più volte gruppo di riferimento dopo la loro elezione.

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Che posizione occupano i temi europei nel dibattito elettorale? E quali conseguenze avranno queste elezioni sul futuro dell’Europa?

I temi europei hanno occupato un posto importante in questa campagna elettorale perché l’Italia, negli ultimi venti anni, ha fronteggiato un robusto euroscetticismo. Questa tendenza è essenzialmente in crescita, e ciò è il risultato da una parte di una crescente povertà e dall’altra delle politiche di austerità, entrambe percepite come se emanassero direttamente da Bruxelles. Inoltre gli italiani si sentono giustamente abbandonati dall’Unione europea quando si tratta di gestire i flussi in entrata di immigrati. Infine gli stessi cittadini italiani denunciano una mancanza di democrazia in Europa. Di conseguenza l’Italia, che era uno dei Paesi più europeisti del continente, è diventato uno dei più euroscettici: la maggior parte dei partiti politici esprime dunque critiche violente alla volta dell’Unione.

L’unico partito politico che dichiara apertamente il proprio impegno a favore dell’Unione europea è il Partito democratico di Matteo Renzi (che pure nel passato ha criticato di tanto in tanto Bruxelles per tentare di attrarre elettori euroscettici). Il Pd di Renzi si è anche apertamente ispirato alla campagna del presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e alla sua ambizione di giocare un ruolo decisivo nel processo di rifondazione dell’Europa. Tuttavia il Pd è isolato e le intenzioni di voto nei suoi confronti superano con difficoltà la soglia del 23-24%. Esso tuttavia può contare sul contributo di un alleato, la lista Più Europa guidata da Emma Bonino, anch’essa pro Ue.

Quanto alle conseguenze di queste elezioni italiane sull’Europa, la questione è delicata e ovviamente dipenderà dall’esito del voto.

Sul sito dell’Institut Montaigne potete leggere l’articolo integrale [1] del professore Marc Lazar, in inglese e in francese