“Una mano per contare”: una proposta per assistere le giovani generazioni in Italia

10 luglio 2019
Editoriale Open Society
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Il divario generazionale tra conflitti e solidarietà è il nome del rapporto pubblicato (marzo 2017) dalla Fondazione Bruno Visentini che ha messo in luce per la prima volta la gravità della frattura intergenerazionale, che colpisce – o potrebbe potenzialmente interessare – oltre 12 milioni di cittadini italiani.

Il Rapporto ha mostrato come le persone di età compresa tra i 15 ei 34 anni (i più piccoli dei quali appartengono alla Generazione Z, nati tra la metà degli anni ’90 e i primi anni 2000, e gli altri ai Millennials) sono a più alto rischio. Tra questi, secondo i dati del governo italiano (Istat) per l’anno 2017, più di un quarto vive in condizioni di totale inattività, sia volontaria che di altro tipo, i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training).

Il dibattito che ne è scaturito è stato ispirato dall’osservazione, evidenziata nel Rapporto stesso, che se una strategia per combattere tale divisione non fosse intrapresa prontamente, secondo il Generational Divide Index (GDI), nel 2030 ci sarà un enorme numero di persone ultraquarantenni ancora alla ricerca di una vita indipendente e autonoma. Al GDI fa riferimento anche il Rapporto 2017 sullo Sviluppo Sostenibile dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS) e il Rapporto Caritas “Futuro anteriore. Rapporto 2017 su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia”.

Soluzioni pratiche

Nel suddetto Rapporto 2017 della Fondazione Bruno Visentini, sono stati delineati i primi orientamenti di una vera strategia giovanile. La proposta presentata ufficialmente al governo, alle organizzazioni sociali e ai media nazionali nel dicembre di quell’anno si basa sostanzialmente su due pilastri:

(a) la promulgazione di una legge quadro che potrebbe riunire tutte le attuali misure generazionali all’interno del sistema giuridico nazionale;

(b) l’introduzione di un nuovo piano finanziario pluriennale di 30 miliardi di euro, che comporterebbe una riduzione dell’attuale costo equivalente dei NEET a medio termine (stima Eurofund). Il finanziamento del piano sarebbe alimentato concentrando le attuali misure generazionali – come la Garanzia Giovani, i benefici fiscali per i giovani dipendenti, il bonus cultura e il sostegno ai giovani agricoltori e ai giovani imprenditori – nel nuovo strumento unificato, la rifocalizzazione di misure non generazionali ma a potenziale impatto generazionale e con una tassa temporanea sulle pensioni più alte.

Il Rapporto 2018, Il divario generazionale: un patto per l’occupazione dei giovani, richiede non solo una riflessione più approfondita sul fenomeno della divisione generazionale e le sue implicazioni economiche, sociali ed etiche, ma fornisce al legislatore una piattaforma per il coordinamento dei nuovi interventi senza gravare sui conti dello Stato. Nessuno spazio, quindi, per ulteriori scuse avanzate da coloro che credono che un intervento per salvaguardare i diritti dei nostri giovani non sia fattibile. Ma come sovvertire questo stato di cose?

Il Reddito di opportunità

Il Rapporto presentato alla fine del 2018, mentre si concentra sulle prospettive dei giovani legati alle nuove professioni, riunisce e valuta buoni esempi di misure generazionali provenienti da 19 paesi in tutto il mondo, come l’Incentivo fiscale del Sud Africa, il programma Young Farmer in Irlanda, il programma pilota Respekt della Germania, il programma Building Bridge to Education della Danimarca e il programma Youth Housing Benefit della Svezia. Il Rapporto si conclude con una proposta più dettagliata per una nuova strategia per i giovani e introduce il concetto di “reddito di opportunità”. I 4,5 miliardi di euro necessari per avviare il programma pilota del reddito di opportunità possono essere resi disponibili grazie a una riprogrammazione di 3,7 miliardi di euro delle numerose e frammentate misure generazionali (alcune anche cofinanziate da fondi europei, come la già menzionata Garanzia Giovani, per esempio) e il reindirizzamento di ulteriori 800 milioni di euro da altre misure non direttamente generazionali, ma con un potenziale impatto generazionale. Secondo l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, la nuova strategia proposta si inserisce nell’obiettivo di Agenda 2030 8b “Entro il 2020 sviluppare e rendere operativa una strategia globale per l’occupazione giovanile e attuare il patto globale per l’occupazione nell’organizzazione internazionale del lavoro”.

Una mano per contare

Lo strumento pratico che fornisce l’opportunità di presentarsi per tempo e preparati ai grandi appuntamenti della vita (le cosiddette tre porte: casa, lavoro, famiglia) è chiamato “Una Mano per Contare” perché dovrebbe essere considerato come una mano, una mano su cui contare, ma anche una mano da stringere e una mano per contarsi e far valere i propri diritti nella scena politica. La carta individuale abbinata all’azione “una mano per contare” permette l’acquisizione di beni e servizi per progredire in cinque differenti livelli (le cinque dita della mano):

  • il processo educativo e l’acquisizione di nuove competenze
  • il processo professionale in una nuova strategia di specializzazione
  • il passaggio dalla scuola al lavoro
  • il passaggio dalle idee ai progetti imprenditoriali
  • l’alloggio e la mobilità.

Secondo questa piattaforma, i beneficiari, per avere l’opportunità di aprire le loro “porte” più facilmente, possono acquisire, per un periodo di circa vent’anni (da 16 a 34 anni) servizi / benefici / sgravi fiscali per integrare le loro esperienze dell’apprendimento basato sul lavoro, per sviluppare la ricerca nelle aziende e per finanziare l’orientamento al lavoro, la formazione continua, l’attività imprenditoriale e l’alloggio e i servizi di supporto per la loro giovane famiglia.

L’importo totale proposto del reddito di opportunità è stimato in 20.000 euro per ciascun beneficiario per l’intero periodo. Inoltre, l’imposta sulle pensioni più alte alimenterà annualmente un fondo nazionale per le pensioni integrative a favore dei giovani, restituendo loro una sicurezza economica a lungo termine che è attualmente minacciata.

Nel novembre 2019 verrà pubblicato il terzo Rapporto sul divario generazionale, con la prima valutazione d’impatto del regime di reddito di opportunità proposto rispetto al regime di reddito di base universale (e quindi non generazionale) dal Reddito di Cittadinanza voluto dall’attuale governo italiano – e imputato ai conti nazionali per complessivi 23.472 miliardi di euro (anno fiscale 2019-2021). Dati più recenti mostrano che i giovani non beneficiano del reddito di cittadinanza- ma piuttosto pagheranno solo per questo.

 

L’articolo proposto è scritto nel contesto della settimana dell’equità intergenerazionale. La versione inglese, pubblicata per Intergenerational foundation, è leggibile a questo link. Ringraziamo l’autore per la gentile concessione.

L'autore

Luciano Monti è docente di Politiche dell’Unione Europa alla LUISS e condirettore scientifico della Fondazione Bruno Visentini


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