Einstein o amebe in corsia? Un approccio “popperiano” per abbattere i costi nella Sanità italiana

5 agosto 2019
Editoriale Open Society
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“Un’azienda ospedaliera medio-grande del Sud (Campania), ha risparmiato fino a un milione di euro in costi assicurativi applicando un modello di risk management del tutto innovativo e assolutamente italiano adottato ormai da cinque anni. E ha portato l’occupazione dei posti letto al 98% migliorando l’organizzazione dei servizi, riducendo i contenziosi a non più di una decina (richieste risarcitorie) l’anno contro le 120 medie di altri ospedali.

È un esempio di risultato ottenuto con una spesa minima (120mila euro in tre anni) per formare secondo un nuovo modello di risk management – non consulenziale, ma formativo appunto – allo studio presso la LUISS Business School. Un modello made in Italy, senza influenze di modelli stranieri e con l’ulteriore risultato per chi lo applica di ottenere anche sconti assicurativi, vista la sua efficacia”. Con questi dati e queste parole il sito specializzato QuotidianoSanità.it presenta il modello per ridurre rischi e spese nella Sanità pubblica e privata italiana elaborato alla LUISS Business School.

Migliorare l’organizzazione per ridurre le richieste di risarcimento

“Un modello che agisce sull’organizzazione – continua QuotidianoSanità.it – perché nel rischio su 100 richieste risarcitorie, almeno 90 riguardano processi organizzativi e non la capacità degli operatori, per cui vanno create organizzazioni che evitino che gli eventuali errori si trasformino in danni,  e che è stato realizzato dalla LUISS Business School  dopo aver studiato 107 ospedali italiani e sottoscritto da numerosissimi stakholders, dalla Marina militare a Cittadinanzattiva, dalle Federazioni degli infermieri, delle ostetriche e dei tecnici di radiologia e delle professioni tecniche e della riabilitazione alla Società italiana Medico-Giuridica”.

“Il modello analizza e coinvolge tutti gli aspetti delle gestioni e organizzazioni sanitarie, da quelli trasversali come il consenso informato, la documentazione sanitaria, gli accessi e così via, a quelli orizzontali, dalle sale operatorie al pronto soccorso fino alle terapie intensive. Poi ancora il risk financing e sistema di gestione dei sinistri e le varie Unità operative che compongono le strutture fino ai requisiti delle neonatologie e anche delle unità operative di malattie infettive e tropicali”.

Un approccio “popperiano” per le sfide future della Sanità

Stefano Maria Mezzopera, coordinatore del Modello italiano per la gestione del rischio in sanità e Adjunct professor alla LUISS Business School, commenta così la visione di fondo dello studio effettuato e del Modello che ne è emerso: “I cambiamenti, che a breve termine vedrà la sanità italiana, devono e possono essere meglio indirizzati, con un modello comune, che migliori la sicurezza delle cure, partendo dalla conoscenza. Tale presupposto non può che avere origini dalla certezza che l’uomo è un generatore di errori: da essi, però, può e deve imparare, migliorando la sicurezza delle cure, che quotidianamente vengono realizzate in una sanità, che è tra le migliori del mondo. La strada è quella indicata da Karl Popper: fare come Einstein o come l’ameba? Ritengo che la scelta fatta sia ormai consolidata e l’impegno, tramite il modello, sarà quello di continuare a formare gestori del rischio ed operatori per la sanità italiana, che siano sempre più ‘scettici illuminati, che dubitano, quando gli altri hanno certezze, e sollevano i sassi per verificarle’”.

 

Scarica qui il modello dal sito della Luiss Business School

Modello Italiano per la Gestione del Rischio in Sanità

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