Sempre meno giovani nel mondo. Il pensiero di Danny Dorling

8 ottobre 2019
Editoriale Open Society
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Lunedì 17 giugno 2019 le Nazioni Unite hanno comunicato importanti notizie. Il mondo non se ne è accorto, ma presto lo farà. Il titolo del loro rapporto riportava “9,7 miliardi sulla Terra entro il 2050, ma rallentamento del tasso di crescita”.

Il giorno prima la proiezione delle Nazioni Unite per l’anno 2050 era stata di circa 9,8 miliardi e la proiezione per il 2100 di 11,2 miliardi di persone. Si è verificato dunque qualcosa di molto significativo.

Alcune parti continuano a crescere, ma…

Il rapporto delle Nazioni Unite si è concentrato su dove ci sarà ancora la crescita maggiore. Si legge, infatti, che : “L’India dovrebbe registrare il più alto aumento della popolazione tra oggi e il 2050, superando la Cina come paese più popoloso del mondo, intorno al 2027. L’India, insieme ad altri otto paesi, costituirà oltre la metà della crescita stimata della popolazione tra ora e il 2050. I nove paesi nei quali si dovrebbe riscontrare il maggiore aumento sono l’India, la Nigeria e il Pakistan, seguiti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Etiopia, dalla Tanzania, dall’Indonesia, dall’Egitto e dagli Stati Uniti d’America ”.

Continua il Rapporto: “La dimensione della popolazione di un numero sempre maggiore di paesi sta effettivamente diminuendo. Dal 2010, 27 paesi o aree hanno registrato un calo di almeno l’uno per cento, a causa dei tassi di fertilità persistentemente bassi. Tra oggi e il 2050, si prevede che questo fenomeno si espanderà in 55 paesi, con una riduzione della popolazione dell’uno per cento o più, e quasi la metà di questi subirà un calo di almeno il 10 per cento “.

L’indicatore dei 18enni

Le Nazioni Unite non hanno menzionato la loro nuova previsione del 2100 nel nuovo rapporto. Il primo grafico, qui di seguito, mostra il numero di persone che le Nazioni Unite stimano abbiano compiuto (o compiranno) il diciottesimo compleanno dal 1950 al 2100. Il futuro che prevedono è straordinariamente fluido.

grafico 1

Tuttavia, alcuni giornalisti hanno notato che vi è qualcosa di molto innovativo: “La popolazione mondiale sta rallentando e potrebbe smettere di crescere – o addirittura iniziare a diminuire – entro il 2100” sottolineando poi che il direttore della divisione John Wilmoth ha dichiarato  che questa tendenza  “non è certa e alla fine il picco potrebbe arrivare prima o poi, a un livello inferiore o superiore alla popolazione totale”.

Tuttavia, la proiezione centrale di John per l’anno 2100 è ora di 10,9 miliardi di persone, 300 milioni in meno di quanto le Nazioni Unite hanno dichiarato di aspettarsi, il giorno prima.

Ancora meno bambini, ma vite più lunghe

La crescita della popolazione sta rallentando notevolmente e sta rallentando perché le persone hanno sempre meno bambini rispetto ai loro genitori – ovunque – senza eccezioni.

Aspetto ancora più rilevante è quello per cui le persone stanno avendo sempre meno figli anche rispetto a quando i tassi di fertilità si stavano già riducendo drasticamente e senza precedenti. La nostra specie non ha mai avuto così pochi bambini.

Il motivo per cui la popolazione totale del pianeta continuerà a crescere per 50, o 60 o 70 anni (ma quasi certamente non per 80 anni) è perché le persone vivono più a lungo. Non più dunque per l’aumento del numero dei figli.

È evidente che se le persone in un determinato luogo vivono per 80 anni piuttosto che 40 (in media), il numero di persone che si trovano in quel luogo raddoppia senza che un singolo bambino aggiuntivo debba nascere.

La specie umana sta invecchiando – rapidamente. Più rapidamente di quanto pensassimo prima di lunedì 17 giugno 2019! E questa è una notizia meravigliosa perché è causata da un minor numero di persone che muoiono in giovane età e dal miglioramento dell’assistenza sanitaria per gli anziani.

Picchi da favola per i diciottenni

Il grafico seguente mostra il cambiamento annuale del numero dei diciottenni attualmente previsto che si verifica ogni anno, e il numero che si è verificato ogni anno negli ultimi 68 anni. I picchi nel grafico si sono verificati nel 1955, 1970, 1985 e 2005, con il prossimo previsto nel 2025. Il periodo di tempo tra questi picchi è rispettivamente di 15, 15, 20 e 20 anni

grafico 2

È la tendenza delle correzioni alle revisioni delle Nazioni Unite ciò che conta di più. Nelle stime del 2011 i demografi delle Nazioni Unite hanno suggerito che probabilmente saremmo stati 10 miliardi entro il 2100. Le successive revisioni del 2013, 2015 e 2017 hanno aggiornato tale stima a poco più di 11 miliardi. Ma ora la revisione del 2019 sta nuovamente riducendo tale stima.

Sei anni fa, l’11 giugno 2013, ho pubblicato un libro intitolato “Population 10 billion” – “Popolazione 10 miliardi” – in cui immaginavo che le Nazioni Unite stessero sbagliando. Era solo un’ipotesi, ma si è rivelata giusta. La ragione per cui stavano commettendo questo errore, ho detto, è che non avevano notato l’eco di un boom delle nascite. Stavano usando stime di fertilità molto attuali per proiettare avanti, inconsapevoli che la fertilità all’inizio di questo secolo era leggermente e insolitamente elevata, a causa di così tante persone che compivano 18 anni intorno al 2005.

Implicazioni (non robotiche) per le generazioni meno numerose

Il rallentamento della crescita e poi l’avvento dei giovani adulti in tutto il mondo solleva diversi tipi di problemi.

In generale, le generazioni meno popolose sono state generazioni più potenti in passato. La loro posizione di contrattazione è migliore. Ogni bambino diventa più prezioso.

Ma in tempi strani come questi, le persone si confrontano con nuovi scenari. Tuttavia, i robot con “intelligenza artificiale”  non sostituiranno i giovani. Il motivo è semplice. Noi siamo un animale, evoluto per essere profondamente consapevole di quanta attenzione riceviamo o non riceviamo dagli altri membri della nostra specie. È in questo modo che per millenni siamo sopravvissuti. Siamo stati  allevati e abbiamo allevato i nostri giovani. Molti di noi sono profondamente consapevoli anche del più piccolo sgarbo che riceviamo o del più impercettibile gesto di freddezza. Molti di noi sono felici di essere elogiati da coloro che amano. Provare a emulare gli umani per ingannare gli altri umani con le macchine è una sciocchezza perché si cercherebbe di competere con ciò che ha guidato la nostra evoluzione. I robot sono, invece, meglio utilizzati per intraprendere attività ripetitive che la nostra natura curiosa detesta.

Previsioni in un mondo precario

Cosa potrebbe succedere dopo? Basta guardare di nuovo il grafico sopra sul futuro cambiamento nel numero di diciottenni fino al 2100. Bisogna notare come le Nazioni Unite profetizzino un rapido passo verso la stabilità. Per raggiungere questo obiettivo, ogni diciottenne deve avere poco più di due figli ciascuno (perché alcuni bambini moriranno ancora anche nel futuro più utopico).

E’ sufficiente guardare cosa è successo di recente. Le cadute tra il 2007 e il 2013 nel grafico sopra fanno notare come quel crollo sotto la linea si adatti quasi esattamente al divario che può essere visto nelle serie temporali tra il 1991 e il 1996, circa 17 anni prima.

È improbabile che i giovani adulti si conformino a ciò che attualmente prevedono i demografi delle Nazioni Unite. Se riusciamo a evitare una nuova guerra mondiale, la carestia, la pandemia e la grave crisi economica globale prolungata, allora i giovani continueranno ad avere sempre meno figli ciascuno – per qualche tempo a venire. È quello che vogliono le donne. E sempre più donne ora ottengono ciò che vogliono.

Cambiamento nel cambiamento

Infine, se viene difficile credere che le migliori menti demografiche che il mondo possa raccogliere potrebbero ancora cadere in errore, anche se ora stanno almeno spostando le loro previsioni verso ciò che la realtà sta dicendo loro, basta guardare l’ultimo grafico sottostante in questa serie di tre. Il grafico mostra il “cambiamento nel cambiamento” ogni anno nei giovani di 18 anni.

Questi sono numeri molto piccoli rispetto ai precedenti. Per fare un esempio nel 2006, 2007 e 2008, il numero di diciottenni che si pensava fosse vivo in tutto il mondo il 1° luglio di ogni anno era rispettivamente di 125.850, 125.386 e 123.692 milioni. Il cambiamento tra questi tre numeri era -0,46 e -1,69 milioni: la popolazione stava diminuendo e il cambiamento nel cambiamento tra quei due numeri, il tasso di decelerazione o accelerazione, era di -1,23 milioni – una rapida decelerazione (o accelerazione del tasso di caduta se si vuole vedere in quel modo).

Qui di seguito, il grafico finale mostra tutti i dati del “cambiamento in cambiamento” derivati dalle più recenti stime della popolazione delle Nazioni Unite per il mondo. Ogni grande decelerazione – le depressioni del 1955, 1972 e 2007 – è stata di grandezza maggiore della precedente.

Ora  è possibile constatare cosa pensino le Nazioni Unite su ciò che accadrà in futuro e poi iniziare a pianificare per un numero ancora minore di diciottenni di quanto ora suggeriscano che ci sarà. Questo perché ancora si ignora questa chiara tendenza al ribasso.

grafico 3

Commento

Rispetto alla concezione malthusiana per cui è necessario mantenere un equilibrio tra numero della popolazione e risorse alimentari, la cui crescita non è proporzionale rispetto alla crescita della popolazione (certo Malthus non aveva tenuto conto dello sviluppo tecnologico), la stabilizzazione della popolazione mondiale nel tempo, come descritta dall’articolo del professore Danny Dorling, sembra essere una notizia rassicurante. Di contro, però, come fa notare l’autore, si aprono scenari nuovi che offrono interessanti spunti di riflessione che a mio parere possono essere riassunti in due punti fondamentali.

Il primo, a cui però farò solo un breve accenno, è quello relativo allo scenario che si prospetta, un mondo con sempre meno giovani e sempre più persone anziane (nonostante la crescita della natalità in alcune regioni del mondo) anche grazie all’aumento dell’aspettativa di vita con una inevitabile erosione della base della piramide d’età mondiale.

Il secondo, più importante, a mio avviso, dato il periodo storico che stiamo vivendo, è quello che riguarda il rapporto aumento demografico/migrazione, sotto un duplice aspetto; da un lato la grande crescita demografica di alcuni paesi e dall’altro lo spostamento massiccio di popolazioni da questi  ultimi paesi verso quelli del vecchio continente.. In particolare si rafforzeranno i flussi Africa – UE provenienti proprio dalla Nigeria e, nella prospettiva del 2026-2030, dal Ghana, dalla Guinea, dalla Repubblica del Congo dallo Zimbabwe e dal Kenya. Sono evidenti le ripercussioni del fenomeno demografico sul mondo del lavoro e sulla struttura socio-economica e demografica di alcuni paesi come l’Italia  il paese europeo più a rischio agli effetti dell’evoluzione demografica.

L’Italia, (nazione più vecchia dopo il Giappone), più di ogni altro paese europeo subirà l’impatto di questa evoluzione demografica, che inciderà tanto sul mondo del lavoro, soprattutto in relazione alle migrazioni, quanto sui sistemi d’istruzione. Rispetto alla tematica dell’istruzione, si prospetta un futuro in cui si ridurranno sempre di più, in termini di numero di bambini, le classi della prima infanzia come anche mostrano gli ultimi dati Eurostat che registrano per l’Italia una diminuzione di 150.102 unità di bambini dal 2013 al 2017. Come l’evoluzione demografica possa incidere sul nostro paese è un tema il cui eco ha solo oggi raggiunto il tavolo politico ma della cui gravità si parla da tempo. Possiamo solo sperare che ci si attivi per evitare che possa diventare un fenomeno ingestibile i cui effetti, se non controllati, possono essere negativi relativamente alla stabilità sociale ed economica del nostro paese. Alla politica l’ardua sentenza.

 

Traduzione e commento a cura di Ugo Lombardo, membro del Gruppo di ricerca 2019 sul divario generazionale della Fondazione Bruno Visentini, coordinato dal prof. Luciano Monti

L'autore

professore di geografia di Halford Mackinder all’Università di Oxford


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