“Sulla legge elettorale ora l’Italia rischia di fare un passo indietro”. Parla D’Alimonte

15 gennaio 2020
Intervista Open Society
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Domanda. Il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5s), ha depositato una proposta di riforma della legge elettorale su cui sembra convergere tutta la maggioranza. Ci aiuta a capire, innanzitutto, di che proposta di legge stiamo parlando?

D’Alimonte. Un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento al 5%. Un sistema che allo stesso tempo prevede un “diritto di tribuna” per quei partiti che a livello nazionale non superano il 5% dei consensi ma che dimostrano una presenza territoriale significativa in alcune aree del Paese. La proposta non prevede le preferenze. La conversione di voti in seggi sarà fatta sulla base del risultato nazionale che poi viene “calato” sui seggi effettivamente spettanti alle circoscrizioni alla Camera e alle regioni al Senato.

Domanda. Alcuni esponenti politici hanno ribattezzato questo sistema elettorale “Germanicum”…

D’Alimonte. Un soprannome quantomeno fuorviante. Può servire a nobilitare il testo, associandolo al sistema elettorale della Germania. Peccato che in Germania la legge sia profondamente diversa: in comune c’è una soglia di sbarramento, vero, ma innanzitutto a Berlino è molto più difficile ottenere il cosiddetto “diritto di tribuna” e poi non è certo un dettaglio che nella prima economia dell’Eurozona la metà dei parlamentari venga scelta in collegi uninominali, proporzionali ma comunque utili a selezionare i candidati. I collegi uninominali invece vengono totalmente cancellati da questa proposta di legge. Essa non assomiglia nemmeno al modello spagnolo, che pure era stato evocato nelle scorse settimane, visto che l’assegnazione dei seggi avviene a livello nazionale e non di circoscrizioni. Chiamiamolo più semplicemente, e più onestamente, “Brescianellum”, dal nome del parlamentare del Movimento 5 Stelle che ha depositato questa proposta.

Domanda. In una analisi pubblicata lo scorso 11 gennaio sul Sole 24 Ore, lei ha parlato di un “passo indietro” per il Paese…

D’Alimonte. A mio modo di vedere, e considerata l’esperienza italiana, si tratta di un passo indietro. Dal 1994 a oggi, in fondo, un tratto comune a tutte le leggi elettorali del nostro Paese c’era sempre stato: contenevano tutte un qualche incentivo ai partiti affinché stringessero coalizioni pre-elettorali. Lo stesso faceva da ultimo il Rosatellum, spingendo i partiti ad allearsi per conquistare un terzo dei seggi che erano assegnati in collegi uninominali. Certo, dalla riforma Berlusconi del 2005 in poi, non sempre le coalizioni pre-elettorali si sono trasformate automaticamente in coalizioni di Governo, ma quello previsto nell’attuale proposta della maggioranza è a tutti gli effetti un passo indietro. Come accadeva nella Prima Repubblica, i partiti politici potranno fare la campagna elettorale ognuno per conto proprio, coalizioni e maggioranze di governo si comporranno in un secondo momento. Viene a mancare ogni effetto di responsabilizzazione dei partiti, e gli elettori perdono quel potere di cui disponevano – almeno tendenzialmente – di indicare che tipo di maggioranza volessero al Governo. Prevedo dunque un peggioramento in termini di prevedibilità e stabilità delle future coalizioni di Governo.

Domanda. Chi, secondo lei, ha voluto compiere quello che lei giudica “un passo indietro” per le istituzioni politiche italiane?

D’Alimonte. Nel brevissimo termine, se questa proposta di legge fosse approvata così com’è, qualcuno vedrà il raggiungimento di un obiettivo: quello di impedire alla destra a trazione salviniana di governare da sola. Con questo sistema elettorale, infatti, i consensi raccolti da Salvini e Meloni difficilmente basteranno da soli a costruire una maggioranza assoluta in Parlamento. Sarà necessario quantomeno il sostegno del più europeista Berlusconi. Almeno stando agli attuali sondaggi. A parti invertite, anche a un centrosinistra che risalisse nei sondaggi servirà comunque una stampella centrista o di destra per raggiungere la maggioranza assoluta. Nel medio lungo termine, insisto, prevalgono gli effetti complessivamente negativi per il sistema Paese in termini di diminuita stabilità dei futuri governi.

C’è anche, almeno in una parte del Movimento 5 Stelle, la convinzione ideale e dichiarata di essere un movimento post-ideologico, che non fa differenza tra destra e sinistra. Con questa legge, che non obbligherebbe a coalizioni elettorali, la parte del Movimento che non vuole un abbraccio organico col Partito Democratico avrebbe più frecce nel proprio arco. Magari per andare in soccorso, in futuro, di una maggioranza di centrodestra.

Infine, il sistema previsto da questa proposta di legge, rendendo più difficile il raggiungimento di una maggioranza assoluta coesa in Parlamento, farà la fortuna di tutta una serie di potenziali Ghino di Tacco. Berlusconi, come detto, riguadagna centralità nella coalizione di centrodestra, nonostante i suoi consensi siano in calo. Lo stesso si potrebbe dire per Italia Viva di Matteo Renzi, per Azione di Carlo Calenda, per un futuribile movimento di Mara Carfagna, eccetera.

Domanda. Tanti leader essenzialmente centristi per un numero però limitato di consensi effettivamente contendibili, non trova?

D’Alimonte. Ricordo che stiamo discutendo di una proposta di legge. La soglia di sbarramento del 5%, proprio per far comodo ad alcuni di questi aspiranti Ghino di Tacco, potrebbe essere ritoccata ulteriormente al ribasso durante il confronto parlamentare, radicalizzando ancora di più l’impianto proporzionale del futuro sistema elettorale.

intervista a

Roberto D’Alimonte è professore ordinario di Sistema Politico Italiano e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della LUISS. Dal 2005 dirige il CISE (Centro Italiano Studi Elettorali)


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