Maggioritario vs proporzionale. Nicola Lupo: «Il modello francese attenua gli estremismi»

20 gennaio 2020
Intervista Open Society
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Non è passata neanche una legislatura dall’approvazione del Rosatellum e il tema della legge elettorale è già materia di dibattito tra le varie forze politiche. La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile la richiesta del Carroccio di mettere a referendum l’abolizione della quota proporzionale dell’attuale legge elettorale. Per la Consulta il respingimento è motivato dalla «eccessiva manipolatività» del quesito referendario. Una decisione «condivisibile» secondo Nicola Lupo, professore di Diritto delle assemblee elettive alla Luiss di Roma. Anche se “un referendum in materia elettorale non può non essere un po’ manipolativo”.

In sostanza i giudici ritengono che il referendum avrebbe intralciato il governo, al quale spetta la ridefinizione dei collegi a seguito della legge sul taglio dei parlamentari. Ma cosa sarebbe successo se la richiesta fosse stata accolta e il referendum confermato?

«Avremmo avuto un sistema elettorale analogo a quello in vigore nel Regno Unito. Ossia un sistema maggioritario a collegi uninominali, in cui ciascun seggio è assegnato al candidato che ha ottenuto più voti», spiega il professor Nicola Lupo. Una legge che, dando un’occhiata ai sondaggi, avrebbe avvantaggiato la coalizione di centrodestra con la Lega in prima linea. Troppo presto per fare pronostici, secondo Lupo: «Difficile dire che effetti avrebbe prodotto anche perché molto sarebbe dipeso dalla capacità dei partiti di formare coalizioni forti e credibili e dall’idoneità dei candidati individuati».

La decisione era abbastanza prevedibile. Per questo forse la Lega, il giorno prima del respingimento della Consulta, ha rilanciato l’idea del Mattarellum. Un sistema maggioritario che garantisce stabilità e crescita, secondo il leader del Carroccio. «Peccato però che quella legge elettorale sia stata superata proprio perché la coalizione di centrodestra decise nel 2005 di sostituirla», puntualizza il professore. Aprendo così la strada alla legge Calderoli, il cosiddetto Porcellum. Un sistema che «non solo è risultato essere per più aspetti incostituzionale, ma ha dato un contributo cruciale nel determinare la fine della stagione del maggioritario»

Ora invece la maggioranza sembra essersi orientata su una legge proporzionale, il cosiddetto Germanicum, recentemente depositato alla Camera. «Con il modello tedesco non ha molto a che vedere», spiega Lupo. Quella del proporzionale è «una partita cruciale, legata evidentemente alla tenuta del governo e alla durata della legislatura». Un sistema maggioritario costringerebbe M5s a fare una scelta di campo ben precisa, abbandonando il ruolo di ago della bilancia sul qual spinge l’attuale capo politico Luigi Di Maio. Dall’altro canto Italia Viva, ora che ha bisogno di differenziarsi dal Partito Democratico, finirebbe per ritrovarsi sotto lo stesso tetto del segretario Nicola Zingaretti perdendo così autonomia e margine di manovra.

Ma anche il proporzionale non risulterebbe una scelta vincente per la maggioranza giallo-rossa in caso di voto anticipato. Una simulazione curata da YouTrend prevede uno scenario in cui sarebbe comunque il centrodestra ad ottenere la maggioranza dei seggi previsti dal taglio parlamentari. A Montecitorio la Lega otterrebbe 143 seggi su 400 e 222 con gli alleati. Stessa situazione al Senato in cui la coalizione a trazione sovranista otterrebbe 112 seggi su 200 totali.

Per questo non è escluso che la discussione possa virare su una revisione dell’attuale Rosatellum. Ma secondo Nicola Lupo «non è cambiando continuamente leggi elettorali, per giunta a ridosso della conclusione della legislatura, che si consente al sistema politico di stabilizzarsi». Cambiare sistema in maniera assai repentina è una tipicità tutta italiana, considerato il numero di leggi elettorali varati negli ultimi anni. Si parte dall’approvazione del Porcellum nel 2005, per arrivare all’Italicum del 2015 (bocciato dalla Corte) fino all’attuale Rosatellum: approvato sullo scadere della scorsa legislatura ma che «almeno non è incostituzionale». «Qualche ritocco potrebbe essere apportato, anche a seguito della riduzione dei parlamentari», consiglia Lupo. «Personalmente sono stato sempre a favore di un sistema maggioritario a doppio turno di collegio (alla francese, per intenderci) che ha vari pregi: tra l’altro, quello di agevolare la formazione di maggioranze in parlamento; e quello di non disperdere molti voti, senza premiare troppo gli estremismi. Ma vedo che è una soluzione che fatica a trovare consenso presso le forze politiche».

 

Intervista di Gabriele Bartoloni. Ringraziamo Reporter Nuovo per la gentile concessione

intervista a

Nicola Lupo è professore ordinario di Diritto delle assemblee elettive alla Luiss


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