Volontà del popolo? E che cos’è, esattamente, un popolo?

25 gennaio 2020
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Per parlare della volontà del popolo, dobbiamo chiarire che cosa intendiamo quando facciamo riferimento al “popolo”. Ma fare chiarezza sul significato di “popolo” è difficile, perché “popolo” è una di quelle parole insidiose che di solito si usano in due accezioni diverse. A volte, quando parliamo del popolo come “insieme di persone”, pensiamo ai singoli esseri umani che lo compongono. Per esempio, possiamo dire che alcune persone mettono lo zucchero nel tè e altre no. Se vogliamo, possiamo contare quante persone in una stanza appartengono a ciascuna delle due categorie; ma, al di là delle categorie, pensiamo a queste persone come a individui distinti.

Altre volte la parola identifica chiaramente “il popolo” come un’unica entità che agisce come un solo individuo. Chiunque abbia visto un film americano a tema giudiziario sa che il procedimento penale è portato in aula in nome del popolo, come nel film del 2015 Lo Stato contro Fritz Bauer. Qui il termine “popolo” ha un significato collettivo. Non si tratta di singoli cittadini statunitensi che portano il caso in aula; il caso viene portato in aula dalle autorità in nome della collettività che assume il nome di “popolo”.

Un modo utile per stabilire se si sta parlando di “popolo” come insieme di individui diversi che hanno qualche caratteristica in comune o di “popolo” inteso come entità sociale è quello di verificare se abbia senso chiedere di “quante persone” si sta parlando. Per esempio, il numero di persone inglesi che mettono lo zucchero nel tè è diminuito negli ultimi anni. Possiamo parlare di numeri perché sappiamo che, quando parliamo di persone inglesi, stiamo effettivamente parlando di diverse persone che sono anche inglesi. Al contrario, non ha senso chiedere: “Quanti cittadini statunitensi sono coinvolti nel processo contro Fritz Bauer?”. Le autorità agiscono in nome della collettività, non in nome di una giustapposizione di parti. Il concetto risultava chiaro nel nome originale del film in tedesco, che è Der Staat gegen Fritz Bauer (“Lo Stato contro Fritz Bauer”).

Nella vita sociale e politica, spesso per convenienza si pensa che le diverse persone che formano un unico gruppo quando prendono una decisione lo facciano in comune. Per esempio, se i membri di un circolo sportivo alla loro assemblea generale annuale decidono di aumentare la tassa di iscrizione al circolo, possiamo dire che “l’assemblea degli iscritti” ha deciso di aumentare la tassa di iscrizione. Possiamo dirlo anche se molti membri erano assenti e se tra quelli presenti è scoppiata una lite furibonda. Se diciamo che l’assemblea degli iscritti ha deciso, quello che realmente intendiamo è che coloro che avevano diritto a partecipare hanno definito e accettato un processo decisionale da cui è derivata la scelta collettiva di aumentare la tassa d’iscrizione. Ma in genere è piuttosto complesso chiarire il significato di nomi collettivi come “l’assemblea degli iscritti” o “il popolo”, e quindi ci atteniamo alla convenzione di riferirci a persone diverse che prendono una decisione insieme come se fossero una sola persona. Sostituiamo il plurale con il singolare.

Nella vita sociale e politica, per convenienza si pensa alle persone che vivono in un certo paese come a una sola entità, come dimostra l’esempio dei procedimenti penali negli Stati Uniti. Molte utili attività richiedono un alto livello di coordinazione e di accettazione delle convenzioni che regolano le azioni dei membri di una società. I membri del Parlamento promettono di servire i loro elettori anche se non conoscono personalmente la stragrande maggioranza di quegli elettori. I paesi sottoscrivono accordi internazionali tra loro a condizione che il governo che firma il trattato stia firmando per il paese nel suo complesso, stia agendo in nome dei cittadini come collettività. Il motivo per cui si adottano queste convenzioni è semplice. Se gli individui si impegnano a rispettare una linea di condotta sotto il controllo di un’autorità, possono raggiungere, collettivamente, molti più obiettivi di quelli che riuscirebbero a raggiungere individualmente. Anzi, esistono alcuni importanti obiettivi che possono essere raggiunti solo collettivamente. Gli accordi tra Stati richiedono che siano proprio gli Stati a sottoscriverli per conto di coloro che rappresentano – accordi come quelli per ridurre l’emissione dei gas serra e per conservare una qualche speranza di rallentare i cambiamenti climatici globali.

In ogni modo, non importa quanto sia utile l’espediente di dire che quando agiscono per nostro conto le autorità stanno agendo per l’intera cittadinanza, dobbiamo anche ricordare che spesso l’azione politica implica l’apparenza che il popolo agisca come un tutt’uno, anche se gli individui che formano la collettività sono divisi. In occasione delle proteste contro la partecipazione del governo del Regno Unito alla guerra in Iraq, i manifestanti hanno marciato scandendo lo slogan “Not in My Name”. Ma, da una parte, la guerra era in loro nome. Il governo britannico si era impegnato nella guerra per conto di tutti i cittadini del Regno Unito in virtù della sua autorità politica. Dall’altra, però, la guerra non era in nome di chi vi si opponeva. In senso collettivo, “il popolo britannico” si era impegnato; ma non tutte le persone di nazionalità britannica si erano impegnate. Possiamo operare questa distinzione perché riconosciamo la differenza tra il popolo inteso come insieme di membri che formano un’unica entità e le persone intese come individui che formano quell’unica entità. Ci rendiamo conto che dietro il singolare c’è il plurale.

I populisti aggiungono una variante alla distinzione tra popolo come insieme di individui e popolo come unica entità. Mettono a confronto “il popolo” con l’élite, sia essa un’élite economica o politica. Per i populisti, l’enorme moltitudine di cittadini che vivono in un certo paese fa parte di un’entità comune, i cui interessi vengono ignorati da una minoranza che effettivamente gestisce il paese: i banchieri, le grandi aziende, i politici corrotti e lontani dai bisogni dei cittadini, e così via. Spesso, nell’ambito del popolo nascono dei gruppi specifici che rappresentano la totalità dei soggetti: Wall Street contro Main Street, le famiglie dei lavoratori inglesi, l’uomo medio e così via. Dietro agli abitanti di un paese c’è il cuore pulsante* delle persone, che sono le vere detentrici del titolo. C’è un riferimento generico che è al plurale, ma ci si riferisce a una singola entità.

La mentalità nazionalista ha enfatizzato questa sostituzione di “persone”, al plurale, con “il popolo”, al singolare. Nella mentalità nazionalista il mondo è popolato da gruppi che possono essere considerati come singoli popoli. Esistono delle differenze tra le persone, ma ciascun popolo costituisce un gruppo a sé. Le differenze all’interno di uno stesso paese vengono minimizzate in confronto alle differenze tra paesi diversi.

Il problema del minimizzare le differenze all’interno di un paese è che un paese funziona bene come unità politica quando la gran parte della sua popolazione si identifica con il suo sistema di governo. Quando questo fondamentale sentimento di identificazione viene a mancare, il governo non funziona. Nel corso della Prima guerra mondiale, tutta l’Irlanda faceva parte del Regno Unito. Il governo britannico non ha introdotto la coscrizione in Irlanda nel 1916 come aveva fatto nel resto del Regno Unito, perché sapeva che tanti cittadini irlandesi avrebbero semplicemente rifiutato di arruolarsi. L’Irlanda era entrata a far parte del Regno Unito a seguito di processi storici di colonizzazione e integrazione che erano andati avanti per secoli. Per la maggior parte delle isole britanniche quegli stessi processi avevano portato a una compiuta integrazione politica. In Irlanda, fu la complessa combinazione di nazionalismo e cattolicesimo a rendere diversa la situazione. Dei processi analoghi di integrazione e annessione hanno riguardato praticamente tutti gli Stati del mondo. Se parliamo del “popolo francese” o del “popolo cinese”, ci riferiamo a gruppi di persone che attualmente fanno parte di una sola entità a seguito di conquiste militari, pacifica unificazione politica o per una combinazione di entrambe le cose, a volte risalenti a molti secoli prima. È l’azione dello Stato che genera un popolo.

Tag

Il mito della volontà popolare

Albert Weale
Luiss University Press
144 pagine, €14,50

Scheda

L'autore

politologo, è professore emerito allo UCL – University College of London.


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