Gli effetti psicologici dell’epidemia

9 aprile 2020
Editoriale Open Society
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Ci troviamo certamente in una fase critica e, al contempo, di profonda e significativa evoluzione nella gestione dell’emergenza Covid-19: a fronte dei dati resi dal Dipartimento della protezione civile che sembrerebbero – il condizionale è d’obbligo – presagire l’inizio di una contrazione nel numero dei contagi, assume sempre maggiore importanza la capacità dei cittadini di comprendere ed aderire alle iniziative promosse dalle pubbliche autorità al fine di contenere l’ulteriore diffusione del virus e favorire il controllo dell’epidemia. Parallelamente, sorgono tuttavia nuove necessità connesse alla gestione della situazione sotto il profilo del benessere psicofisico dei soggetti in quarantena.

In questo senso condurre un’adeguata valutazione dell’efficacia delle politiche di comunicazione pubblica è essenziale: a tal fine il COVID-19 International Behavioral Science Working Group, una task force di esperti del mondo delle scienze comportamentali composta da oltre 30 studiosi di diverse nazionalità, ha condotto un’indagine su 3452 di italiani tra il 18 e il 20 marzo (preceduta da una rilevazione condotta il 12 marzo per sondare le prime risposte degli italiani all’autoisolamento).

Obiettivo dello studio, coordinato da Roma Capitale, è stato misurare il livello di comprensione – da parte dei cittadini – dei messaggi trasmessi nel corso delle prime settimane dal Governo italiano al fine di pianificare la strategia di comunicazione per le successive fasi dell’epidemia e individuare nuovi aspetti meritevoli di specifica attenzione.

Cinque, in particolare, sono le conclusioni emerse dall’indagine:

(1) la maggior parte dei cittadini – con una lieve flessione solo per quanto riguarda i giovani tra 18 e i 29 anni – mostra un buon grado di accettazione e di compliance con le indicazioni governative.

(2) Significativamente, anche coloro che si mostrano scettici in merito alla serietà della malattia o che mostrano un basso livello di fiducia nei confronti del Governo hanno accettato di conformarsi a quanto prescritto dalle indicazioni in materia di controllo dell’epidemia.

(3) Il livello di ottemperanza all’indicazione di lasciare la propria abitazione esclusivamente per motivi considerati “essenziali” è elevato, specialmente tra le frange più anziane della popolazione.

(4) Contestualmente al protrarsi della situazione di confinamento, si sta verificando un aumento del livello di stress e di ansia, specialmente da parte dei gruppi più vulnerabili della popolazione (giovani e anziani).

(5) I messaggi essenziali relativi allo “stare a casa” e alla necessità di lasciare la propria abitazione esclusivamente per lo svolgimento di mansioni essenziali sono stati ampiamente recepiti dalla cittadinanza, e difficilmente possono essere oggetto di ulteriore rafforzamento. Di conseguenza, è opportuno concentrare le prossime fasi della comunicazione sul diverso profilo della gestione delle difficoltà psicologiche delle attività che i cittadini possono condurre all’interno delle loro abitazioni durante la quarantena.

La maggioranza dei cittadini – specialmente gli anziani – rispetta le indicazioni del Governo.

Dal punto di vista dell’accettazione delle indicazioni in merito ai comportamenti adeguati a fronteggiare l’epidemia del Covid-19, lo studio ha evidenziato come la quasi totalità dei cittadini si sia mostrata d’accordo con le quattro politiche principali di salute pubblica promosse sin dall’inizio della crisi (evitare le strette di mano; cancellazione delle occasioni di assembramento di massa; introduzione di un sistema di quarantena; chiusura delle attività economiche non essenziali), con una lieve flessione in merito alla chiusura dei locali commerciali (una misura che comunque ha raccolto il consenso dell’89% degli intervistati).

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Figura 1: tasso di accettazione da parte degli intervistati delle principali misure di sicurezza pubblica

In generale, si osserva un maggiore accettazione delle indicazioni da parte dei gruppi più anziani della popolazione (cittadini over 60), mentre i cittadini al di sotto dei 29 anni si sono mostrati leggermente più scettici.

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Figura 2: tasso di accettazione da parte degli intervistati delle principali misure di sicurezza pubblica: divisione in base ai gruppi demografici di riferimento

 

Di interesse anche il fatto che pure coloro che ritengono di godere di buona salute – e che, dunque, non si ritengono a rischio – abbiano sottolineato la necessità che tutti, indistintamente, osservino le prescrizioni relative alla quarantena (con una percentuale minima di accettazione dell’88.7% per quanto riguarda la chiusura delle attività economiche non essenziali): si tratta di un dato che evidenzia la forte attenzione dei cittadini alla responsabilità sociale connessa alla gestione dell’epidemia.

Coerentemente con tali affermazioni, si osserva in media un alto livello di ottemperanza (89,84%) alle misure di sicurezza promosse dal Governo da parte di tutti i gruppi esaminati.

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Figura 3: compliance da parte degli intervistati, delle principali misure di sicurezza pubblica promosse dal Governo (analisi operata con riferimento ai comportamenti tenuti nella settimana 14-20/03)

 

Il rispetto delle indicazioni da parte dei cittadini non dipende dalla loro fiducia nei confronti del Governo, o dall’opinione di questi in merito alla gestione dell’emergenza Covid-19.

Un profilo particolarmente significativo affrontato dallo studio è stato quello di valutare se vi fosse un collegamento tra il livello di popolarità di cui gode l’attuale governo e la tendenza, da parte dei cittadini, a rispettare le indicazioni in merito ai comportamenti più adeguati a fronteggiare l’epidemia.

In merito, sebbene l’opinione pubblica in merito alle scelte del governo non sia interamente positiva – solo il 78% dei soggetti pensa che il distanziamento sociale sia una misura sufficiente, e soltanto il 51% degli intervistati ritiene che il Governo italiano sia in grado di fronteggiare adeguatamente la crisi – la maggioranza dei cittadini (più dell’80%) considera comunque maggiori, nella situazione attuale, i benefici per la salute rispetto agli svantaggi causati dalla quarantena. Di conseguenza, anche coloro che hanno mostrato preoccupazione per gli effetti delle attuali misure sulla situazione economica del Paese (o che pensano che la gestione dei canali informativi da parte del Governo non sia stata sufficientemente trasparente) hanno mostrato una forte volontà di attenersi alle misure di sicurezza pubblica.

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Figura 4: rispetto da parte dei soggetti scettici rispetto all’azione del Governo (in rosso), delle principali misure di sicurezza pubblica promosse dal Governo.

I numeri indicano l’indicazione data dagli intervistati stessi (su un punteggio da 1 a 100) rispetto alla loro condivisione delle opinioni riportate sul lato sinistro. La valutazione dei comportamenti si riferisce alle stesse condotte analizzate nella Figura 3. Si noti che la definizione di “scettici” è stata applicata al fine di qualificare quei soggetti che hanno qualificato la risposta del governo come “estremamente eccessiva”, e non coloro che l’hanno definita meramente “insufficiente”.

Pur mostrando – non sorprendentemente – alcune eccezioni, la maggior parte dei soggetti che si definiscono scettici nei confronti dell’azione di Governo (i.e. coloro che hanno scarsa fiducia nell’Esecutivo, ritengono che l’informazione in merito all’epidemia non sia stata fornita appropriatamente, o ancora che il social distancing non sia una misura efficace) mostra comunque di rispettare le indicazioni fornite per preservare la salute pubblica: in media, si osserva un tasso di compliance compreso tra l’82% e il 92% e, persino nei soggetti maggiormente scettici rispetto alla strategia del Governo le percentuali si assestano ampiamente sopra il 70%.

La maggior parte dei cittadini rispetta il divieto di abbandonare la propria abitazione esclusivamente per ragioni “essenziali”.

Lo studio ha evidenziato come la maggior parte dei cittadini tenda a rimanere all’interno della propria abitazione, e che anche coloro che escono di casa (degli intervistati, il 62% ha sostenuto di dover uscire necessariamente nei cinque giorni successivi al rilevamento) lo fanno in larga parte per motivi giudicati essenziali ai sensi della normativa (il 95% degli intervistati ha addotto almeno una motivazione qualificabile come “essenziale”), quali procurare generi alimentari per sé stessi e i propri familiari, recarsi in farmacia oppure al lavoro.

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Figura 5: motivazioni addotte da coloro che non hanno rispettato l’obbligo di non lasciare la propria abitazione (62% degli intervistati)

 

Ancora una volta, i membri dei gruppi più anziani della popolazione tendono ad essere più rigorosi in merito al divieto di uscita, mentre i cittadini più giovani mostrano di lasciare la propria dimora più frequentemente per ragioni diverse da quelle qualificate come strettamente essenziali (ad esempio per incontrare amici e parenti, per noia, o per svolgere attività fisica).

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Figura 6: motivazioni addotte da coloro che non hanno rispettato l’obbligo di non lasciare la propria abitazione (62% degli intervistati) in base ai gruppi demografici di riferimento

La quarantena sta causando una crescita dei livelli di stress e ansia nei cittadini.

Contestualmente alla disponibilità a rispettare le regole in merito alla quarantena, la gran parte dei cittadini ha manifestato una crescente situazione di stress e di ansia causata dal protrarsi della condizione di isolamento: i soggetti più giovani, in particolare, hanno evidenziato una crescita della conflittualità familiare e difficoltà di gestione degli aspetti connessi al proprio equilibrio psicologico e alla noia.

D’altra parte, le persone più anziane o in condizioni di salute precarie hanno sottolineato le loro difficoltà nella sopportazione della condizione di solitudine alla quale sono spesso relegati.

Considerando che anche altri gruppi di soggetti analizzati hanno evidenziato situazioni di ansia di altro tipo (ad esempio i cittadini tra i 40 e i 49 anni, problematiche relative allo stress derivante dalla gestione economica della crisi) è chiaro come il tema della gestione psicologica della quarantena rappresenti ad oggi una priorità assoluta nella gestione dell’epidemia, toccando tutte le frange della popolazione.

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Figura 7: aspetti negativi della prolungata permanenza presso la propria abitazione in base ai gruppi demografici di riferimento

 

Questo aspetto emerge non solo con riferimento allo stress, ma anche all’ansia e agli effetti della prolungata situazione di tensione sulla sanità dei cittadini: lo studio ha evidenziato come il livello medio di ansia rispetto agli sviluppi dell’epidemia sia estremamente alto, e che la totalità dei cittadini si sente in una situazione di ansia rispetto alla malattia.

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Figura 8: livelli di ansia relativo all’emergenza Covid-19.

L’istogramma indica la distribuzione media degli intervistati sulla base della risposta fornita alle seguenti 5 domande (da valutarsi ognuna su una scala di valori compresa tra 1 e 5): (1) “sono in ansia quando penso alla situazione attuale”; (2)”in generale, mi sento calm* e rilassat*”; (3) “Mi sento preoccupat* per la mia salute”; (4) “Mi sento preoccupat* per la salute dei miei familiari”; (5) “Mi sento in ansia all’idea di lasciare la mia abitazione”.

In particolare, i più alti livelli livelli di ansia sono stati riscontrati nelle donne, nei cittadini più anziani e in coloro che si trovano in condizioni di salute precarie.

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Figura 9: livelli di ansia relativa all’emergenza Covid-19, distinti in base ai gruppi demografici di riferimento.

I cittadini hanno compreso i messaggi del Governo: la strategia di comunicazione adottata nel primo periodo di sviluppo dell’epidemia è stata efficace. Adesso è il momento di concentrarsi su aspetti relativi alla salute psicologica degli individui. Da ultimo, lo studio ha rilevato che la strategia di comunicazione perseguita dal Governo durante il primo periodo di diffusione del Covid-19 è stata, complessivamente, efficace: i cittadini hanno compreso le necessità alla base dell’introduzione di regole rigorose atte a scongiurare l’aggravarsi dell’epidemia, si sono mostrati consapevoli dei comportamenti auspicabili e disponibili a cooperare – sia per interesse personale, sia per spirito solidaristico – con le indicazioni fornite dal Governo.

Di conseguenza, nuovi interventi incentrati sugli aspetti già trattati dalle campagne di comunicazione (stare a casa, ridurre le interazioni, lavarsi le mani, evitare attività di gruppo) difficilmente potranno sensibilizzare ulteriormente i cittadini, avendo questi già in larga parte “recepito i messaggi” essenziali; potrebbe sorgere, di contro, il rischio di una minore cooperazione e di creare fenomeni di information overload.

A fronte di questo aspetto, per le successive fasi dell’epidemia è ora prioritario sviluppare nuove strategie per gestire gli effetti negativi e di stress derivanti dal distanziamento sociale durante la quarantena. In questo senso, per favorire un’efficiente gestione della crisi bisogna introdurre, sfruttando le possibilità offerte dalla tecnologia – come già avvenuto in vari settori quali quello dell’istruzione universitaria – nuove forme di interazione sociale (lezioni di ginnastica online, sessioni di lettura collettiva, etc.), favorendo il dispiegarsi forme di quotidianità adeguate alla condizione di social distancing.

Le figure e i dati riportati in questo articolo sono tratti dallo studio del COVID-19 International Behavioral Science Working Group

L'autore

Antonio Davola è assegnista di ricerca in Diritto dell’Economia e Adjunct Professor presso la Luiss Guido Carli.


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