Le idee prima di tutto. Ricordo di Luciano Pellicani (1939-2020)

11 aprile 2020
Editoriale Open Society
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Luciano Pellicani se ne è andato. Il sabato di Pasqua. Solo e silenzioso, come era nel suo carattere. Che era ispido, spesso addirittura brusco, ma capace di amore e di affetti. Di chiusure talvolta dure ma anche di aperture e slanci sorprendenti. Non lo ho detto per prima cosa perché chiunque legge queste pagine lo sa o dovrebbe saperlo: Luciano era un professore Luiss ora Emerito, un grande intellettuale, un pensatore profondo, un insegnante ineguagliabile. Lo ho conosciuto una vita fa, saranno passati quasi quaranta anni. Lo ammiravo già da allora, ma non lo ho conosciuto per questo. Anzi. Ci fu tra noi un duro scambio di opinioni sulle pagine de “Il Mattino” di Napoli. Io ne ero timoroso, anche perché a quei tempi lui era un professore già assai noto e io un giovanotto di belle speranze. Con mia grande sorpresa, mi telefonò. Disse semplicemente “Parliamone”. Dopo di che ci vedemmo, e nell’occasione io parlai pochissimo, perché mi tenne una lezione di quasi tre ore sul liberalismo, Marx e molto altro, Ortega y Gasset incluso. Inutile dire che rimasi ammirato e sorpreso. Come è o dovrebbe essere sempre per i veri pensatori, della gerarchia non gli importava, e badava al sodo. Che per lui era la verità e gli argomenti per dimostrarla. Luciano era una delle persone più colte che io abbia mai conosciuto. La sua competenza sulla sociologia teoretica era capace di mettere in imbarazzo qualsiasi studioso. Conosceva a menadito Durkheim, Weber e quel Marx con cui ha combattuto tutta una vita. Ma il suo sapere si espandeva sulle scienze umane e sociali in maniera sorprendente e impressionante. Avrebbe potuto senza alcun problema insegnare Storia o Filosofia, ma era ferrato in tante altre cose e diverse. Aiutato anche da una memoria formidabile. Provare per credere: sapeva tutte le formazioni della sua squadra, il Milan, e della Nazionale Italiana di calcio dall’inizio ai nostri giorni. Da quando lo ho conosciuto in poi, ci ho litigato tante altre volte. Sempre in punta di teoria, sempre con un po’ di timore, timore intendo di avere torto io e non lui. E sempre con il rispetto per chi, come lui, discuteva senza mai avere in testa un secondo fine e con in mente sempre l’amore del vero. Dopo una di queste discussioni, mi cacciò persino dalla redazione di “Mondoperaio” di cui era illustre direttore, essendo io il suo migliore amico nella redazione, quello su cui poteva contare più di ogni altro. A distanza di anni, ma glielo dissi anche allora per la verità, ammetto che aveva ragione lui…

Luciano Pellicani ha scritto libri memorabili e tradotti in più lingue come l’assai noto La genesi del capitalismo e le origini della modernità, e quell’insuperata critica del marxismo che è stato I rivoluzionari di professione. Riteneva che il marxismo fosse una sorta di equivalente delle religioni, e che i suoi seguaci ne fossero come accecati. Personalmente, avevo una visione meno radicale della questione, e pensavo che nella critica del capitalismo di Marx ci fosse qualcosa di utile per tutti. Fatto è che era difficile parlarne con Luciano, e non perché non volesse. Ma semplicemente perché ne sapeva di più, e trovava sempre modo di pescare un passaggio di Marx o un testo di un autore che ti facevano avere torto in maniera non indolore. Tuttavia, Luciano non era solo uno studioso e un critico di Marx, Lenin, Gramsci. Aveva, come già detto, un sapere sconfinato, tanto che aveva potuto scrivere un libro sul Rajhastan e uno sul jihad.

Cosa strana, dato il suo rigore e la sua riservatezza di fondo, Luciano ebbe a giocare anche un significativo ruolo politico. Venne infatti a incrociare quel nuovo corso socialista di Bettino Craxi, che guardò a lui come a un ideologo di riferimento, esperto com’era di socialdemocrazia e di socialdemocratici da Proudhon a Bernstein. Quella stagione durò poco e finì male, come sappiamo. Pellicani ne rimase deluso terribilmente. Gli si attribuisce una frase che, non so dire se autentica o meno, esprime bene la sua opinione, e secondo la quale “non si poteva perdonare al gruppo dirigente socialista di aver affogato nella corruzione le buone idee” . Di tutte queste cose amava parlare, e gli piaceva assai condividere l’oggetto dei suoi studi. Proprio per questo mi ha insegnato tanto, così come lo ha fatto con molti altri che sono ora in Luiss, lavorano in Università e nei media, o altrove nella società civile.

Luciano era più di ogni altra cosa un uomo leale, un professore vero, una persona perbene e uno studioso intellettualmente onesto. Mi mancherà. Ci mancherà.

Sebastiano Maffettone, Roma, 11-04-2020

L'autore

Sebastiano Maffettone è Direttore di Ethos Luiss Business School


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