L’essenziale capacità di innovare per ripartire

12 aprile 2020
Editoriale Open Society
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Ora e nei prossimi mesi, l’impatto sulle imprese del COVID19 (e del blocco semi-totale deciso dal Governo per gestire la conseguente emergenza) sarà differenziato. Ci sono settori, in cui l’azzeramento delle vendite di queste settimane, forse mesi, non sarà recuperabile e la conseguente esplosione delle perdite potrebbe portare alla crisi strutturale di gran parte delle aziende. Il caso del trasporto aereo e delle grandi strutture alberghiere è tra i più evidenti in questo senso.  Per un secondo gruppo di industrie, l’attuale fermo delle attività potrebbe essere almeno in parte compensato da un rimbalzo positivo alla “riapertura”.

La consistenza di questa reazione positiva dipenderà da vari fattori. In primo luogo, il modo e i tempi con cui si tornerà alla normalità. È probabile che, quando sarà possibile, tutti avremo molta voglia di andare al ristorante o a teatro, ma occorrerà capire gli eventuali vincoli che saranno posti all’offerta. Bisognerà capire anche se ci saranno cambiamenti strutturali nei comportamenti delle persone e, quindi, nelle loro esigenze come consumatori. Dall’automotive all’abbigliamento, dall’arredo casa ai servizi alla persona, ci sono molte importanti filiere in questa situazione. È quindi, importante prevedere già ora politiche che favoriscano un robusto rimbalzo dei consumi insieme ad un adeguamento dei modelli di erogazione dei servizi. Infine, vi è un terzo gruppo di imprese, quelle beneficiati da questa crisi perché essa ha determinato la crescita della loro domanda. Netflix è un esempio immediato: fino a febbraio, il titolo in borsa è andato assai male, ora è di nuovo alle stelle. Molto bene stanno andando, ovviamente, le filiere della sanità, dell’alimentare, così come tutto il mondo IT e i servizi “internet based”. Per questi comparti, i problemi potrebbero profilarsi dal lato della capacità produttiva e della disponibilità degli input, considerato che l’arresto forzato di molte produzioni correlate rischia di rendere l’offerta di tali input insufficiente.

La rilevanza della pandemia in atto suggerisce di ragionare non solo sui suoi effetti relativamente immediati, ma anche su quelli di carattere più strutturale; anche, nell’ipotesi che essa sia non un episodio isolato, ma una conferma della crescente generale instabilità del mondo in cui viviamo.

In questa prospettiva, le imprese (in effetti, ciascun essere umano) stanno imparando che in futuro l’aspetto decisivo per evolvere sarà la capacità di modificare il proprio modo di operare e creare valore per rispondere a vincoli (ma eventualmente anche ad opportunità) fortissimi causati da fenomeni esogeni imprevisti e di grande impatto. Ovvero la capacità di cambiare in maniera tanto rapida quanto radicale. Di conseguenza, la strategia di sviluppo di un’impresa ruoterà attorno alla comprensione e valutazione dei rischi. Nella gestione operativa, saranno cruciali le attività e procedure finalizzate a minimizzare le possibilità del loro verificarsi, ovvero a permettere reazioni rapide ed efficaci nel caso gli eventi negativi si manifestino. In una certa misura, la gestione dell’impresa sarà, innanzi tutto, una gestione dei rischi che fenomeni esterni violenti e improvvisi potranno determinare sia sul funzionamento della struttura produttiva, sia sull’andamento del mercato.

Questo avrà un riflesso fondamentale sulla prospettiva finanziaria, a partire da una riparametrazione del basilare principio di equilibrio tra rischio e rendimento di un investimento. Inoltre, diventerà ancora più importante l’impegno dell’impresa a favore dello sviluppo sostenibile, essenziale per ridurre i fattori di instabilità del mondo.

Altrettanto cruciale sarà la disponibilità e capacità di utilizzare le tecnologie. Anche in queste settimane, è stato facile osservare che le imprese in grado di organizzare le proprie attività sulle piattaforme internet sono riuscite (almeno fino ad ora) a mantenere praticamente inalterate le proprie funzioni produttive: lo smart working è diventato quasi uno standard popolare; molte università italiane hanno avuto grande successo, erogando la didattica a distanza in maniera sincrona. Altrettanto rilevante è l’automazione dei processi produttivi e lo sfruttamento dell’IoT: tra le altre fortune, le macchine non prendono (e non trasmettono) il COVID -19.

Dal punto di vista dell’impresa, questo terribile virus va forse considerato come l’ennesimo caso di una crisi utile per imparare ed evolvere più forti. In questa prospettiva, è essenziale cercare di capire gli scenari futuri e delineare come innovare a tutto campo, anche utilizzando una buona dose di fantasia e di coraggio.

 

L'autore

Matteo Caroli è professore ordinario di Gestione delle imprese internazionali alla Luiss e Associate Dean for Executive Education della Luiss Business School, dove dirige anche il Centro di ricerche sulla sostenibilità e l’innovazione sociale.


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