L’insostituibile presenza umana. Forze e debolezze della didattica online

16 giugno 2020
Editoriale Focus Ripresa
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Uno degli effetti della pandemia è stata la sospensione quasi generalizzata di spettacoli. Qualche mese fa, il Cirque du Soleil ha dovuto sospendere 44 spettacoli. Invece, le università e le scuole hanno continuato le loro attività, superando difficoltà sostanziali e richiedendo una certa dose di inventiva e flessibilità da parte di docenti e personale. O meglio: scuole e università hanno, quasi sempre e quasi dappertutto, spostato le proprie attività online.

Era un passo obbligato. Arrendersi e rifiutare di spostarsi online armi e bagagli sarebbe stato una sconfitta per noi e un danno enorme per gli studenti. Ora è tempo di prendere le misure, però, del territorio dove il virus ci ha cacciati. Ci sono due tentazioni opposte. Per alcuni, la didattica a distanza è una perdita assoluta, e bisogna resistere alla tentazione di non tornare più indietro. Per altri, invece, la didattica a distanza è forse l’unico effetto positivo della pandemia e non bisogna fare passi indietro.

Questi due atteggiamenti sono estremi, ma spesso accompagnati da argomentazioni degne di ascolto. Gli uni insistono sul digital divide, che accentua le differenze sociali e culturali, sul rischio di consegnare dati essenziali e un patrimonio culturale di rilevanza pubblica a piattaforme proprietarie, sulle difficoltà di tutelare il tempo di vita dei lavoratori, sulla differenza essenziale fra il vero e proprio e-learning e quel che spesso è stato semplicemente una didattica in presenza teletrasmessa. Per alcuni la didattica a distanza è un punto di partenza per criticare la crescente aziendalizzazione dell’università (F. Bertoni); altri paventano la perdita di una forma di vita, quella degli studenti fuorisede (G. Agamben). Gli altri insistono sul potenziale emancipativo di certi aspetti della didattica a distanza – gli studenti più timidi che prendono la parola via chat, la possibilità di condividere materiali e di coinvolgere colleghi dall’estero senza costose trasferte – e sugli aspetti di maggiore efficienza – meno viaggi, meno pendolarismo. E, naturalmente, tutti questi aspetti sono controversi.

Queste argomentazioni, d’altra parte, non chiariscono che cosa veramente si perda e che cosa si guadagni nella didattica a distanza. Ritorniamo allo spettacolo. Anche i lavoratori dello spettacolo hanno cercato di continuare le loro attività. Il Cirque du Soleil, per esempio, ha fatto questo video. E video simili sono stati fatti da molti, da orchestrali, cantanti, attori. Eppure, a nessuno degli artisti o del pubblico viene in mente che forse potremmo continuare così: abbiamo nostalgia degli spettacoli dal vivo. Nonostante i video di grandi artisti del circo disseminati sulla rete, i nostri bambini vogliono andare a vedere il circo scalcagnato sotto casa. Ascoltiamo ovunque musica di ottima qualità grazie a sofisticati strumenti tecnologici, ma andiamo a vedere i concerti dal vivo. Nello spettacolo, la riproducibilità della singola performance non ha cancellato l’emozione della recita particolare di una serata, dell’imprevisto. Ma poi, naturalmente, ci riguardiamo i grandi spettacoli, i grandi film, le grandi esecuzioni. Magari gli artisti li studiano. Ciò che è riproducibile si affianca a ciò che non si potrà mai ripetere. Sono due cose diverse.

La lezione che tutti ricordiamo, a scuola o all’università, quella che ci ha colpito è spesso stata del tutto casuale. Non è detto che quello fosse il miglior docente e nella sua giornata migliore. Forse eravamo noi a essere particolarmente curiosi, forse era la nostra giovinezza. Ciò che desta un’emozione irriproducibile si ripete da millenni: una persona entra in una stanza (o nella caverna, di fronte al fuoco), e parla: può dire cose esaltanti o noiose, possiamo amarla o esecrarla; lei si mette tutta in gioco, eppure mantiene una distanza, quella giusta: lei parla, noi ascoltiamo, poi noi parliamo, magari contestiamo, magari lei incespica, e cade, oppure no. E alla fine è successo qualcosa.

Ecco, quella cosa lì, quell’imprevisto, per cui non accettiamo artisti che barino e atleti dopati: la presenza e il pathos della giusta distanza sono necessari e non possono essere sostituiti da forme di presenza differita o remota. Ciò non toglie che ci siano lezioni magistrali che è bello rivedersi online, laddove possono trovare riparo, o nuovo stimolo, gli aspetti di servizio, o più lenti, dell’insegnamento e dell’apprendimento. Non possiamo e non dobbiamo perdere il lato spettacolare, il brivido, della nostra vita culturale. Possiamo e dobbiamo rendere più democratici ed efficienti gli aspetti cooperativi, di servizio, di condivisione. Studenti più attivi e creativi, che magari su piattaforme varie fanno un lavoro di preparazione autonomo, saranno una controparte migliore dell’agone imperdibile fra un docente che difende tesi, accende curiosità, distrugge luoghi comuni e i suoi studenti, pronti a prenderlo in castagna o a farsene irretire.

L'autore

Gianfranco Pellegrino è Ricercatore al Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss


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