La libera circolazione dei dati nell’era delle piattaforme digitali

29 giugno 2020
Libri Letture Open Society
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Il concetto di globalizzazione e cioè di sviluppo basato sulla crescita degli scambi globali o planetari, assume da subito una doppia valenza e un significato, da un lato legati all’ampia circolazione dei beni e degli individui e dall’altro alla circolazione delle idee nella forma della comunicazione interpersonale e dei prodotti dell’industria culturale (stampa, cinema, televisione). Al primo aspetto contribuiscono fortemente tanto lo sviluppo dell’industria dei trasporti quanto la moltiplicazione degli accordi di libero scambio economico. Politiche internazionali e innovazione tecnica lavorano in maniera congiunta creando condizioni che fanno da volano all’incremento di circolazione e scambio. Al secondo aspetto, quello culturale, contribuiscono lo sviluppo delle telecomunicazioni, dei satelliti geostazionari, delle televisioni commerciali e specializzate (si pensi ai fenomeni di canali come MTV, CNN nei primi anni Ottanta ecc.) e poi naturalmente ha un ruolo importante il fenomeno della diffusione di massa di Internet e dell’ambiente World Wide Web. Ma questo accade verso la fine del XX secolo quando, come si dirà in seguito, la globalizzazione assume una natura del tutto distinta o profondamente diversa da quella frutto della proiezione della rivoluzione industriale dell’Ottocento.

Di fatto, innovazione tecnica delle infrastrutture e delle macchine di trasporto e maggiore efficienza del trasferimento a costi decrescenti sono processi strutturali che accompagnano l’evoluzione delle attività economiche umane e che hanno subito scatti esponenziali in diverse fasi: si pensi allo sviluppo della ferrovia a metà del secolo XIX quando la stessa ferrovia e il telegrafo contribuirono in coppia all’accelerazione dello sviluppo economico. Per l’intero secolo XX i costi continuano a decrescere a fronte di una maggiore rapidità ed efficienza della gestione della circolazione.

Un elemento cruciale che caratterizza la globalizzazione del XX secolo è il controllo degli Stati sulle infrastrutture di rete e sui servizi legati alla circolazione transfrontaliera. La maggiore facilità di circolazione è controllata sia sul piano del governo “fisico” delle infrastrutture sia con un sistema di governo territoriale ereditato dal secolo precedente e reso adeguato alle innovazioni tecniche via via affermatesi. Il contesto di libero scambio non mette in discussione la sovranità ultima degli Stati che controllano la distribuzione entro il confine sovrano. Fino alla fine del secolo XX la globalizzazione cresce sulla base dell’innovazione tecnica ma non mostra una natura del tutto diversa o radicalmente diversa da quella che ne aveva caratterizzato lo sviluppo nei secoli precedenti. Nemmeno sul piano della circolazione dei dati, dei prodotti culturali e dei processi operativi di gestione della comunicazione, scavalca la sovranità degli Stati.

Mentre nell’ultima parte del secolo XX si sviluppano i processi di globalizzazione sulla base di circolazione e scambio sempre più ampi, una parte crescente delle attività informative migra dai supporti cartacei a quelli immateriali: il trattamento dei dati e dei documenti trova una nuova base tecnica e cresce l’adozione dei sistemi informativi che diventano pervasivi: dalle prime applicazioni della burotica e del trattamento dei documenti fino a un impiego esteso in tutti gli ambiti di quelle attività umane che presentano componenti informative rilevanti.

I primi computer privi di sistemi operativi non potevano avere un impatto e una diffusione estese perché non avevano la possibilità di duplicare le funzioni applicative con facilità su un numero elevato di macchine. I sistemi operativi, che permettono di controllare da un lato l’hardware informatico e dall’altro l’applicativo, costituiscono il centro di evoluzione e di espansione dell’informatica applicata ai più svariati campi di attività. I primi Operating System sono gli embrioni di quelli che oggi vengono definiti gli ecosistemi connessi e cioè sistemi estesi multifunzionali (si pensi alle piattaforme mobili come Smartphone e Tablet) dai quali è possibile utilizzare una serie di applicativi che vanno ben oltre il trattamento dei documenti.

Il rapporto fra gli Operating System e la globalizzazione non si manifesta nell’immediato o comunque inizialmente non è compreso appieno. La natura della loro forza sta nelle esternalità di rete che ne facilitano la diffusione. Essi trovano ampia diffusione in quanto permettono la circolazione agevole e negli stessi formati di prodotti generati dagli applicativi: lo scambio è possibile se un numero elevato di macchine e di processi possono interconnettersi ed essere interoperabili. Tale processo si presenta come planetario perché la natura del fenomeno dell’esternalità di rete non può che essere planetaria e seguire il flusso crescente transfrontaliero delle merci e degli individui. La concentrazione nel settore degli Operating System è un processo fisiologico che impone alla domanda di concentrarsi su un numero ristretto di sistemi perché possa essere garantita la circolazione più ampia possibile del prodotto dell’applicazione utilizzata. Sulla globalizzazione e concentrazione del settore degli Operating System si innesterà poi il fenomeno Internet che in base al protocollo IP e a un sistema del tutto aperto e non proprietario amplifica il fenomeno e trasforma il PC in macchina telematica connessa aprendo la strada a sistemi di organizzazione meta-funzionale come i motori di ricerca o i grandi aggregatori (si pensi a YouTube) o a tutti i sistemi di comunicazione interpersonale che scavalcano direttamente la stretta connessione fra infrastrutture di rete e servizi di rete che aveva caratterizzato la telefonia (rete e servizi voce sotto il controllo di un unico operatore).

La caratteristica centrale del processo di globalizzazione, il motore che ne determina lo sviluppo attuale e quello futuro, non è tanto l’incremento della circolazione (questa si determina e si dispiega in ogni caso sulla base della evoluzione storica dei mezzi e della loro efficienza) ma l’estensione del dominio delle piattaforme operative connesse che sono presenti globalmente e al cui interno si determinano i processi e si gestiscono i dati generati da tali processi e riutilizzati in tempo reale per il loro sviluppo.

Se si guarda al processo evolutivo dell’industria culturale si può notare come contrariamente a quanto accaduto nel secolo scorso oggi la globalizzazione non è determinata dalla circolazione ampia oltre frontiera della merce culturale (la serie televisive, il film, il format) ma dalla “circolazione” di piattaforme operative connesse che sono sistemi all’interno dei quali si determinano gli scambi, si generano i consumi e si generano e utilizzano i dati. Tali piattaforme saltano completamente la struttura e gli assetti storici della coppia infrastruttura servizi che ricadeva sotto il controllo della sovranità statuale.

Il testo è tratto dal capitolo “Controllo e dominio sui dati nell’era delle piattaforme operative connesse” di Antonio Pilati e Emilio Pucci del volume Piattaforme digitali a cura di Mauro Marè e Antonio Pilati (Luiss University Press).

Piattaforme digitali

Concorrenza, fisco, innovazione

a cura di Mauro Marè e Antonio Pilati
Luiss University Press

Scheda

Gli autori

Antonio Pilati è editorialista e saggista. È stato componente dell’Autorità antitrust, dell’Autorità per le comunicazioni e del Cda Rai.


Mauro Marè è ordinario di Scienza delle Finanze, presidente di Mefop e membro del Supervisory Board della Fondazione Human Technopole.


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