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Così un ‘super-esperto’ è diventato il protagonista del modello svedese di contrasto alla pandemia

Non c’è un solo cittadino del regno di Svezia che non conosca il nome di Anders Tegnell, rappresentante dell’agenzia sanitaria nazionale. Dallo scoppio della epidemia di Covid-19, la sua è la voce ufficiale sull’evoluzione e sulle conseguenze della crisi sanitaria nel paese. Un sondaggio sulla notorietà del nome dell’attuale ministro della Sanità socialdemocratico, Lena Hallengren, darebbe un riscontro molto più deludente. E per una buona ragione: Anders Tegnell parla alla televisione pubblica quasi quotidianamente da fine febbraio, dall’epoca cioè in cui la pandemia cominciava a decollare in nord Italia. In effetti, l’attuale situazione svedese riflette un particolare funzionamento dello “stato in concreto”, in un paese in cui il processo decisionale prevede che i ministri siano costantemente obbligati a comporre le posizioni del governo con i pareri dei direttori delle agenzie amministrative statali. Tanto che, quando in Svezia si parla di autorità pubbliche (myndighet), spesso si fa riferimento alle agenzie amministrative delegate più che al governo. Per tutto il primo periodo di crisi (tra marzo e maggio 2020), Anders Tegnell è stato consultato quotidianamente dal governo svedese, in qualità di epidemiologo ufficiale Ha preso parte a diverse conferenze stampa governative e ha tenuto briefing regolari sull’andamento della pandemia.

In questo articolo, ci proponiamo di studiare nel dettaglio il ruolo che ha svolto utilizzando le categorie dell’analisi critica del discorso. Questa corrente si interessa all’interazione tra gli atteggiamenti degli attori, la costruzione dello scenario della loro presenza pubblica e mediatica e il contenuto delle loro dichiarazioni. La situazione è tale per cui, prima ancora di iniziare a parlare, Anders Tegnell si ritrova già investito di un ethos ipersaturato che lo precede. L’ufficialità di cui è investita la sua figura domina la scena e mette immediatamente a tacere qualunque potenziale critica. In questo modo, il contraddittorio rimane limitato o addirittura si annulla di fronte alle necessità dello stato di urgenza e all’imperativo del rispetto delle raccomandazioni delle autorità pubbliche.

In realtà, la posizione di Anders Tegnell va letta dal punto di vista del filtraggio del discorso politico (il politico si rimette al parere degli esperti) e dal punto di vista dello squilibrio di potere tra l’esperto ufficiale (che qui chiameremo “super-esperto” in virtù della sua legittimazione governativa) e gli altri virologi ed epidemiologi, che possono contare su un’audience molto più ristretta. 

 

Analisi del contesto della competenza: il super-esperto e le critiche

Come mai Anders Tegnell è diventato, suo malgrado, un esperto ufficiale? Peraltro, non è neanche il direttore dell’agenzia di sanità pubblica, che si chiama Johan Carlson, ma è lui ad essere stato implicitamente nominato dal governo come rappresentante delle autorità sanitarie durante la crisi Covid-19. In un discorso alla nazione il 22 marzo 2020, il primo ministro socialdemocratico Stefan Löfven metteva l’accento sull’importanza della responsabilità individuale nel rispetto delle misure di contrasto al virus: «So che la situazione è dolorosa. Ma è dovere di ognuno seguire le raccomandazioni delle autorità. Vale per voi e vale anche per me». Come si vede, quasi subito il discorso politico ufficiale ha lasciato il posto al discorso dell’esperto. L’intento era mettere in risalto la neutralità tecnica delle raccomandazioni imposte, al fine di placare il dibattito e creare le condizioni per un’unità nazionale per far fronte alla diffusione del contagio.

Prima di passare a descrivere il ruolo di Anders Tegnell è importante comprendere appieno i termini della legittimità dell’agenzia di sanità pubblica (Folkhälsomyndighet) finita in questi mesi alla ribalta dell’attenzione mediatica e dell’opinione pubblica. Tutti i membri dell’agenzia hanno, ovviamente, un ruolo ufficiale, e il governo ha tenuto spesso conferenze stampa con i direttori e direttrici di altre agenzie (non solo quella di sanità pubblica Folkhälsomyndighet, ma anche quella per il welfare Myndigheten för samhällskydd och beredskap o l’agenzia per della previdenza sociale Socialstyrelsen, per esempio). L’obiettivo della Folkhälsomyndighet è monitorare accuratamente la sanità pubblica con strumenti statistici e stilare raccomandazioni volte migliorare lo stato di salute del Paese. I programmi dell’agenzia si vogliono in linea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e, tra le altre cose, la Folkhälsomyndighet collabora con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e funziona da supervisore delle politiche di sanità pubblica del governo. Nell’organigramma dell’agenzia figurano sette persone con un ruolo di responsabilità (Johan Carlson, Anna Bessö, Karin Tegmark-Wisell, Anders Tegnell, Elisabeth Wall Bennet, Britta Björkholm e Ingela Berghagen). Solo Anders Tegnell, tuttavia, risulta “capo sezione ed epidemiologo di Stato”, mentre gli altri hanno soltanto una carica amministrativa (per esempio capo sezione o responsabile comunicazione).

Anders Tegnell sembra, quindi, godere di legittimità sia amministrativa che scientifica. Fa da consigliere sia del direttore dell’agenzia sia del governo e giustifica le posizioni assunte da entrambe le istituzioni. È per questo motivo che lo abbiamo definito un “super-esperto”, perché sulla sua figura convergono due tipi di legittimità. Questo combinato disposto gli conferisce un notevole vantaggio nell’arena pubblica, ed è accaduto che Tegnell facesse effettivamente leva su questa posizione di monopolio per imporre il suo parere. Naturalmente, sono molte le critiche che gli vengono regolarmente rivolte da gruppi di ricercatori in merito alla gestione della crisi Covid-19. In molti dibattiti i ricercatori hanno attaccato duramente le sue stime, rimproverandogli inoltre di accentrare su di sé tutta l’attenzione pubblica ostacolando il pluralismo delle fonti di informazione e la nascita di uno necessario sguardo critico sulla situazione sanitaria del Paese. Tra i più strenui critici di Anders Tegnell c’è il professor Björn Olsen, primario e specialista in malattie infettive dell’Università di Uppsala. Quest’ultimo interviene sempre più spesso e rilascia molte interviste, ma il suo parere non ha la stessa risonanza di quello Tegnell perché non rappresenta l’amministrazione pubblica. Con punti di partenza così distanti, la battaglia dei ricercatori contro la linea del super-esperto sembra avere poche chance di successo.

In situazioni critiche, Tegnell cambia spesso i termini del dibattito, facendosi scudo dell’adagio per cui il dibattito scientifico è di per sé contraddittorio. Sostiene che le misure vadano adattate di volta in volta alla situazione sulla base di diagnosi precise. Questo atteggiamento è il riflesso di convinzioni profondamente radicate nella cultura amministrativa svedese, eternamente alla ricerca della coesione nazionale per rispondere alle crisi e dal rifiuto delle posizioni radicali.

 

Il ruolo degli esperti nella formazione del consenso svedese

La figura del “super-esperto” segna un cambiamento nel rapporto tra politica e mondo scientifico. La gestione dell’emergenza è stata caratterizzata dalla ricerca di un compromesso tra le forze politiche per evitare la chiusura delle frontiere e per adattare il più possibile le restrizioni alla progressione reale del contagio. Designare un esperto certificato ha permesso di evitare inutili polemiche, ha fatto prevalere una sola versione dei fatti e una linea di condotta coerente. In un momento in cui i paesi vicini chiudevano le frontiere e introducevano misure molto più restrittive, la più grande paura delle autorità svedesi era veder scoppiare uno scontro politico sull’approccio da adottare per far fronte all’epidemia. Per questo il governo ha istituito un consiglio (konselj) presieduto dal re proprio con l’obiettivo di chiarire il senso delle raccomandazioni proposte e di spiegare il modo in cui le autorità intendevano ridurre l’aumento del numero di contagi. L’istituzione del consiglio esiste dal 1974 ed è il luogo deputato in caso di minaccia in cui il governo presenta al re delle misure di emergenza per proteggere il regno. Anche se formalmente è presieduto dal re, in realtà è il primo ministro (Statsministern) a prendere le decisioni più importanti per mantenere l’integrità e la sovranità del Paese.

Il particolare contesto politico della Svezia ha spinto le autorità a cercare immediatamente un consenso trasversale sul pacchetto di misure che proponeva. Il dibattito politico ha ripreso le sue prerogative solo al momento della discussione delle misure economiche, a sostegno delle imprese in difficoltà. Va ricordato che dopo le elezioni del 2018 ci sono voluti quattro mesi prima che la Svezia vedesse la formazione di un governo di coalizione tra socialdemocratici, verdi, liberali e Partito di centro (centrodestra). L’equilibrio politico è fragile e lo scoppio della crisi sanitaria rischiava di mandarlo in frantumi. Per questo, ricorrere agli esperti è stato un modo, per il governo, di neutralizzare tutti i potenziali conflitti e generare il più ampio consenso possibile attorno al suo operato. Consenso significa maggiore accettazione sociale, qualunque siano le misure adottate. Il passaggio di consegne dalla politica alla competenza avrebbe potuto costituire l’occasione per un costruttivo dibattito tra esperti, ma l’ingombrante figura del super-esperto ha di fatto disarmato ogni critica e fatto prevalere il discorso ufficiale.

Qual è l’elemento più decisivo nella gestione di una crisi? A quanto abbiamo visto, forse la risposta politica e il coordinamento tra le varie istituzioni è importante quanto la risposta sanitaria. È necessario essere in grado di creare le condizioni per un’azione efficace delle istituzioni amministrative, fare in modo che le raccomandazioni vengano percepite dalla popolazione come obblighi morbidi per evitare misure che potrebbero penalizzare la vita economica e sociale del Paese. Un esperto dalla parte delle autorità è fondamentale per legittimare il processo politico decisionale. Così, in caso di contestazioni, sarà il super-esperto a fare da bersaglio, non il governo. Accusato di aver minimizzato la crisi di febbraio, nei suoi interventi pubblici Anders Tegnell ha progressivamente mutato la sua visione in direzione di una maggiore cautela e di pareri più sfumati, come se nel corso della crisi vi fosse stato un processo di  professionalizzazione politica del discorso del super-esperto. Tolti i ministri, i direttori delle agenzie e gli esperti, i parlamentari sono stati per lo più oscurati durante la gestione della crisi, e l’esecutivo ha potuto approfittare di poteri eccezionali per adottare misure più autoritarie, sempre affidandosi alla copertura del super-esperto e ai pareri delle varie agenzie di Stato.

 

(Dal Blog PoSoC19_ in lingua francese, traduzione di Riccardo Antoniucci)