Il ruolo della fortuna nei mercati. Quanto la buona sorte influenza la performance e perché non va sottostimata

19 luglio 2020
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Differenze retributive e capitale umano

Perché grandi lavoratori con lo stesso talento e con la stessa formazione guadagnano spesso cifre molto diverse? E perché questi divari di reddito sono cresciuti così tanto negli ultimi decenni? Pochissimi altri interrogativi hanno appassionato così a lungo gli economisti. L’approccio tradizionale alle risposte considera i mercati del lavoro come delle meritocrazie perfettamente competitive in cui le persone vengono pagate in linea con il valore di ciò che producono. In questa visione, le differenze tra i redditi derivano in larga misura da differenze individuali nel “capitale umano” – una combinazione di intelligenza, formazione, competenze sociali e altre caratteristiche personali che incidono notoriamente sulla produttività. Il capitale umano impone al mercato un certo rendimento, proprio come qualunque altro asset; di qui l’idea che le differenze retributive individuali dovrebbero essere proporzionali alle differenze corrispondenti che si registrano nel capitale umano. Così, per esempio, se Sue ha un capitale umano doppio rispetto a James, i suoi guadagni dovrebbero essere il doppio. Anche le misurazioni più sofisticate del capitale umano, però, possono spiegare solo in minima parte le differenze retributive individuali, in qualunque anno. E poiché le distribuzioni di intelligenza, esperienza e altre caratteristiche tra gli individui non sono cambiate molto negli ultimi decenni, l’approccio che si basa sul capitale umano ha poco da dire sulla continua crescita delle disparità nell’arco del tempo. Questo approccio, inoltre, tace del tutto sul ruolo degli eventi casuali che si determinano nel mercato del lavoro. Assume che più capitale umano avete, più verrete pagati; ma evidentemente non è così. Naturalmente, quasi tutti coloro che si collocano nell’uno per cento dei meglio pagati non sono arrivati lassù per mera fortuna. Lavorano moltissimo e sono eccezionalmente bravi in quello che fanno. Hanno un capitale umano immenso. Ma ciò che sfugge a questo approccio interpretativoè che certe competenze sono molto più preziose in alcuni contesti che in altri.

Nel nostro libro del 1995, The Winner-Take-All Society, Philip Cook e io affermavano che un venditore nato, per esempio, sarà molto più produttivo se dovrà vendere titoli finanziari a fondi sovrani anziché scarpe per bambini. Se i mercati sono diventati più competitivi con il passar del tempo, perché i divari tra i redditi non vengono riconosciuti adeguatamente dall’approccio che mette al centro il capitale umano? Cook e io abbiamo detto che le nuove tecnologie e le nuove istituzioni di mercato hanno enfatizzato enormemente i talenti degli individui più abili.

Eventi casuali sono più importanti nonostante i mercati più competitivi

Un tempo, la migliore opzione a disposizione di chi soffriva di una malattia rara era consultare lo specialista più autorevole della zona. Ma oggi che le cartelle cliniche si possono inviare dappertutto con un click del mouse, i pazienti possono chiedere consigli alla massima autorità mondiale. Questi cambiamenti non sono iniziati ieri. Alfred Marshall, il grande economista inglese del Diciannovesimo secolo, ha spiegato che i progressi intervenuti nel trasporto hanno consentito ai migliori produttori, in quasi tutti i campi, di estendere il proprio raggio d’azione. Un tempo la produzione di pianoforti, per esempio, era molto capillare, perla semplice ragione che trasportare i pianoforti era costosissimo. Se non si producevano nelle vicinanze della clientela potenziale, i costi di spedizione diventavano proibitivi. Con lo sviluppo delle infrastrutture – strade, ferrovie e canali – i costi di spedizione sono diminuiti drasticamente e la produzione si è concentrata. Oggi sopravvivono in tutto il mondo solo una mezza dozzina di grandi produttori. Ovviamente è positivo che le loro offerte superiori siano disponibili a un maggior numero di acquirenti, ma un effetto collaterale inevitabile della concentrazione è l’accumulazione di valore in capo a produttori che avevano un vantaggio competitivo minimo rispetto ai concorrenti. Ciò potrebbe spiegare almeno in parte perché gli eventi casuali sono diventati più importanti anche se i mercati sono diventati più competitivi.

Quando i costi di spedizione sono crollati, i produttori che un tempo erano monopolisti locali al servizio di mercati geograficamente isolati si sono ritrovati a combattere tra di loro perla sopravvivenza. In quelle battaglie, anche un minimo vantaggio di costo o di qualità poteva essere decisivo. In queste competizioni, eventi casuali apparentemente secondari possono spostare facilmente gli equilibri – determinando così la differenza tra grande ricchezza e insuccesso economico. Dunque la fortuna sta diventando più importante anche perché la posta in gioco è aumentata enormemente in contesti i cui risultati sono sempre dipesi almeno in parte da eventi casuali. Molti dei cambiamenti ambientali che sono intervenuti neltempo sono paragonabili alla dinamica della riduzione dei costi di spedizione. Ciò vale, ad esempio, per le riduzioni delle barriere doganali e il miglioramento delle tecnologie di comunicazione. Forse ancora più importante è il fatto che una quota sempre maggiore di ciò che rende prezioso un prodotto sta nelle idee che incorpora.

Le idee non costano 

Le idee non pesano nulla, perciò si possono spedire a costo zero. Cook e io affermavamo che questi cambiamenti aiutano a spiegare sia le sempre maggiori differenze direddito tra individui apparentemente simili, sia il fenomeno dell’ineguaglianza economica che ha cominciato a manifestarsi alla fine degli anni Sessanta. E spiegavamo che in tutti gli ambiti, la tecnologia ha consentito ai performer più brillanti di estendere il loro raggio d’azione. I commercialisti locali sono stati spazzati via in due ondate successive di innovazione – prima da servizi in franchising come H&R Block e più recentemente dal software di massa per la dichiarazione dei redditi.

I vecchi negozi “calce e mattoni” stanno uscendo dal mercato uno dopo l’altro, sostituiti da Amazon e da altre catene distributive online. E mentre un tempo il miglior produttore di pneumatici di, mettiamo, Akron nell’Ohio, poteva contare su un solido mercato locale, oggi gli automobilisti acquistano solo da un numero ristretto di grandi produttori globali. Le ragioni di queste derive differiscono da un caso all’altro, ma un fattore rilevante in quasi tutti i casi è stata la rivoluzione delle informazioni.

Negli anni Cinquanta, i collegamenti telefonici transatlantici erano così scarsi che alcune aziende internazionali assumevano addirittura degli impiegati negli Stati Uniti il cui compito era esclusivamente quello di leggere dei testi al telefono ai loro colleghi delle filiali europee solo per tenere aperte le linee. All’epoca, le attività internazionali delle imprese erano pesantemente condizionate dalle difficoltà pratiche di coordinamento e di controllo. Per sopravvivere, un’azienda poteva limitarsi spesso a essere il miglior produttore di un mercato strettamente locale. Ma sia la dimensione sia la portata dei singoli mercati sono cresciuti enormemente negli anni trascorsi da allora. Quando l’offerta di un venditore è migliore di tutte le altre, la voce si sparge rapidamente. La diminuzione dei costi di spedizione, insieme alla caduta delle barriere al commercio internazionale, ha reso più facile che mai servire acquirenti in tutto il mondo.

La casualità conta 

La conseguenza è che se emerge un’opportunità in qualunque punto di questo mondo integrato, gli imprenditori ambiziosi possono scoprirla e sfruttarla in tempi brevissimi. Le nuove tecnologie di comunicazione hanno rafforzato ulteriormente potenti effetti network che hanno accresciuto le ricompense peri top performer. Quegli effetti contribuivano a spiegare il sempre maggiore predominio assunto dalla piattaforma per pc Windows alla fine degli anni Ottanta. Quando l’interfaccia grafica perl’utente di Windows ha raggiunto la stessa qualità offerta dal Macintosh, la superiorità numerica degli utenti di Windows è diventata un vantaggio decisivo. Gli sviluppatori di software hanno concentrato i loro sforzi sulla piattaforma Windows perché più utenti voleva dire più vendite. E la maggiore disponibilità di software, a sua volta, ha attirato ancora più clienti su Windows, creando un circuito positivo di feedback sotto forma di un effetto network che ha portato Apple sull’orlo del fallimento. L’effetto network a volte permette al vantaggio effimero di un’azienda di sconfiggere l’offerta per altri versi superiore di un concorrente. Gli effetti network non meritano un’enfasi particolare perché rappresentano probabilmente la fonte più importante di casualità nelle competizioni, dalla posta elevatissima, in cui il vincitore prende tutto. Una delle ragioni che ci spingono a leggere un libro o a vedere un film è poterne discutere con qualcun altro. Ovviamente le opportunità di discussione aumentano quando si leggono dei bestseller o si vedono dei film di cassetta, ma delle migliaia di titoli che escono ogni anno solo pochissimi arrivano in cima alle classifiche dei più venduti.

“Prendi tutto e scappa”

I mercati in cui il vincitore prende tutto mostrano generalmente due caratteristiche tipiche. Una è che le ricompense dipendono meno dalla performance assoluta che dalla performance relativa. Steffi Graf, una delle più grandi tenniste di tutti i tempi, ha giocato costantemente a un livello molto alto pertutti gli anni Novanta, eppure ha guadagnato più nei dodici mesi successivi all’aprile 1993 che nei dodici mesi precedenti. Una ragione era l’assenza dalle scene, nel secondo periodo, della rivale Monica Seles, che aveva dovuto ritirarsi dopo essere stata pugnalata alla schiena da un folle, in quel mese di aprile, mentre partecipava a un torneo in Germania. Benché la qualità assoluta del gioco della Graf non fosse cambiata molto durante l’assenza della Seles, la sua qualità relativa era migliorata sensibilmente. Una seconda caratteristica importante dei mercati in cui il vincitore prende tutto è che le ricompense tendono a concentrarsi nelle mani di pochi top performer. Può accadere per tante ragioni, ma il più delle volte è una conseguenza di tecnologie di produzione che migliorano le prestazioni di un determinato performer.

Fortuna e successo

Perché la buona sorte governa l’economia e come fare per meritarsela

Robert H. Frank
Luiss University Press

Scheda

L'autore

Robert H. Frank è professore di economia alla Cornell University. Editorialista del New York Times, è autore di numerosi bestseller e, con Ben S. Bernanke, del celebre ‘Principi di economia’.


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