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La strategia vincente di Angela Merkel. La Germania all’indomani del Recovery Fund

Benché i “cinque frugali” (Austria, Danimarca, Finlandia, Olanda e Svezia) siano stati in un certo senso i nuovi protagonisti della politica di rigore finanziario sulla scena europea, sostituendo la Gran Bretagna ormai uscita dall’Unione europea, la Germania, attuale presidente di turno del Consiglio europeo, è pur sempre il maggiore contribuente per le casse europee e quindi rimane il Paese centrale e cruciale in tutte le decisioni nel campo della distribuzione di fondi e risorse finanziarie nel continente. Non è ancora del tutto chiaro che cosa questa volta abbia convinto Angela Merkel, signora inflessibile e bestia nera di tutti i Paesi fortemente indebitati dell’Ue nella grande crisi economica iniziata nel 2010, a battersi per mettere generosamente a disposizione ingenti quantità di denaro a Paesi come l’Italia e la Spagna. Quello che per ora conta è che l’ha fatto, anche se il successo è limitato.

Forse quella di proporre inizialmente un pacchetto di 500 miliardi di euro di aiuti a fondo perduto, di concerto con la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (a lungo ritenuta l’erede naturale della cancelliera tedesca), è stata fin dall’inizio soltanto una mossa tattica. Certamente la cancelliera sapeva delle resistenze non indifferenti da parte dei Paesi tradizionalmente più vicini alla Germania in materia di politica economica e finanziaria, con l’Olanda capofila, ed era consapevole che il risultato finale sarebbe stato una somma ben al di sotto dei mitici 500 miliardi. Forse Merkel era persino pronta ad accettare alla fine una somma intorno ai 300 miliardi o anche meno, quindi i 390 miliardi dell’accordo finale trovato dopo quattro giorni e notti di negoziati epici per lei segnano un duplice successo:

Il risultato del vertice di Bruxelles è una svolta che obbliga la Germania a contribuire di più all’Europa, a investire in un progetto che, tanto più dopo la Brexit, dipende interamente dalla potenza economica tedesca, un progetto rispetto al quale nessun popolo è più convinto di quello tedesco (seppure ad alcune condizioni). Un compromesso che fa sentire un po’ tutti vincitori, i “frugali” come gli “ambiziosi”, non può essere seriamente avversato da chi si colloca nel solco dell’europeismo, né dalla destra, né dalla sinistra, ma solo da chi per principio è contrario all’idea europea.

I giudizi dei partiti politici tedeschi sull’accordo europeo

Come sono quindi distribuiti gli umori politici tra i partiti in Germania e quali saranno le conseguenze per la politica tedesca? Ecco una panoramica delle forze politiche più rilevanti.

Dal 2005 a oggi, per Merkel strategia che vince non si cambia

L’impatto della strategia della Merkel nei negoziati di Bruxelles sulla politica tedesca è quindi una clamorosa riconferma di ciò che le ha assicurato il successo per gli ultimi quindici anni: la cancelliera si è posizionata in un centro talmente malleabile, grazie a compromessi che assicurano un sufficiente grado di soddisfazione a tutti, che nessuna forza politica riesce a trovare un profilo chiaramente diverso da lei e dalla sua CDU.

Dal 2005, cioè da quando Angela Merkel è cancelliera in Germania, nel Paese è di fatto assente il concetto di “opposizione”. Anche la ratifica del Recovery Fund nel Parlamento tedesco è scontata, con CDU, CSU, SPD e Verdi in quasi perfetta armonia, e con gli altri partiti considerati praticamente irrilevanti. Se dieci anni fa tutti seguivano Merkel nel suo rigore finanziario – anima del successo economico della Germania nel dopoguerra – oggi tutti la seguono sulla strada dell’accettazione dell’indebitamento europeo, rivelando l’altra anima della Germania moderna.

E con la stessa strategia che adotta in Germania, Merkel ha cercato di salvare l’Europa dove, come si vede all’indomani dell’intesa raggiunta per la ricostruzione post-pandemia, nessuno si può considerare chiaramente vincitore e nessuno si può definire perdente assoluto. Così oggi si parla di un rafforzamento dell’Europa grazie al fatto che la Germania è venuto incontro alle esigenze degli altri Paesi in materia fiscale e finanziaria. Rimane da vedere l’effetto di questa svolta di Angela Merkel sul futuro politico della Germania che si giocherà nell’autunno prossimo alle elezioni parlamentari, stavolta con nuovi protagonisti.