La fede ci rende dei decisori più pazienti? L’impatto della religione sui meccanismi cognitivi delle scelte

7 ottobre 2020
Editoriale Open Society
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La presa di decisione è da sempre al centro dell’attenzione dei ricercatori in molteplici ambiti disciplinari, dalla psicologia alle neuroscienze, fino all’economia e al management. Un ambito particolarmente studiato è quello delle scelte intertemporali, ovvero quel tipo di decisioni che implicano la scelta tra una piccola ricompensa subito oppure una maggiore ricompensa disponibile in futuro, dilemma assimilabile al proverbiale “meglio un uovo oggi o una gallina domani?”. Si tratta di scelte che tutti noi compiamo continuamente nella nostra vita e che hanno implicazioni fondamentali in ambito macroeconomico, sanitario, manageriale. Si pensi alla scelta tra concedersi una vacanza di lusso quest’estate oppure risparmiare per la vecchiaia, alla scelta tra cercare subito un lavoro che ci consenta di avere un reddito oppure investire tempo e risorse per conseguire un titolo di studio, e così via. Per studiare le scelte intertemporali si fa ricorso al concetto di temporal discounting, ovvero quel fenomeno per cui il passare del tempo riduce il valore delle ricompense future, determinando una preferenza per quelle immediate (il proverbiale “uovo oggi”). Gli esperimenti sul temporal discounting hanno rivelato che le persone variano considerevolmente nella misura in cui “svalutano” le ricompense future: ad esempio, il valore dell’avere “due mele tra 1 mese” potrebbe equivalere ad avere una mela, mezza mela o una mela e mezza oggi, a seconda di quanto l’individuo sia “impaziente”. Se, ad esempio, il decisore è molto impaziente, aspettare un mese abbassa notevolmente il valore delle due mele, rendendolo equivalente solo a mezza mela (o anche meno) oggi.

Cosa ci rende capaci di operare delle buone scelte?

Le scelte intertemporali sono cognitivamente complesse e si compongono di tre meccanismi: i., l’elaborazione di un valore soggettivo; ii., la capacità di esercitare controllo cognitivo; iii., le capacità prospettiche, ovvero di rappresentare sé stessi nel futuro. Tra questi meccanismi, la componente del controllo cognitivo ha ricevuto grande attenzione poiché coinvolta in molteplici comportamenti umani; essa infatti si riferisce all’abilità di programmare, pianificare e mettere in atto piani di azione complessi e, al contempo, di inibire piani d’azione interferenti o poco rilevanti per l’obiettivo finale.

Molti fattori contribuiscono allo sviluppo del controllo cognitivo, e tra questi la religione sembrerebbe svolgere un ruolo importante; infatti, alcuni studi hanno mostrato che l’osservanza di precetti religiosi sembrerebbe favorire lo sviluppo di un efficiente sistema di controllo cognitivo. Tuttavia, è importante notare che esistono differenze considerevoli rispetto al ruolo ed al peso che la religione svolge nelle varie culture. In alcune culture, la religione si fonde con il sistema normativo, e l’osservanza dei suoi precetti diventa materia legale, permeando i sistemi educativi e sociali. In altre, la religione ha un peso di gran lunga meno importante, e l’eventuale inosservanza dei suoi precetti non ha alcuna conseguenza né sul piano legale che sociale o morale. Pertanto, è possibile ipotizzare che sistemi religiosi diversi, più o meno rigidi, si ripercuotano diversamente sullo sviluppo del sistema di controllo cognitivo. La necessità di osservare rigidamente una serie di precetti religiosi che hanno un grande impatto nella vita quotidiana, e la cui inosservanza determinerebbe conseguenze sociali e normative, rappresenta una sorta di palestra entro la quale le abilità di controllo vengono allenate.

Per testare questa ipotesi, in un nostro studio recentemente pubblicato su Journal of Cross-Cultural Psychology, intitolato “Cognitive Dynamics of Religiosity nd Intertemporal Choice Behavior”, avvalendoci di una collaborazione con la Allameh Tabataba’i University di Theran, abbiamo studiato le scelte intertemporali di soggetti iraniani di fede musulmana, soggetti italiani di fede cattolica e due gruppi di controllo di atei, uno italiano ed uno iraniano. In particolare, abbiamo ipotizzato che i soggetti di fede islamica, data la rigidità del loro sistema religioso, avrebbero esibito delle capacità di controllo cognitivo maggiori – osservabili in un pattern di scelte intertemporali più orientate al futuro – rispetto ai soggetti di fede cattolica, che (limitatamente al contesto italiano) non aderiscono ad un sistema religioso ugualmente rigido. Inoltre, a fronte del peso normativo che la religione svolge nella comunità islamica, abbiamo testato l’intensità della fede attraverso un test di associazione implicita, poiché scevro da possibili effetti di desiderabilità sociale, e basato sull’analisi dei tempi di reazione.

I risultati hanno confermato la nostra ipotesi: i soggetti di fede musulmana hanno mostrato una tendenza a preferire ricompense maggiori ma future (la gallina domani, per intenderci), mostrando una maggiore capacità di controllo cognitivo. I soggetti di fede cattolica hanno invece mostrato una marcata preferenza verso le ricompense piccole ma immediate (l’uovo oggi), e dunque una minore capacità di controllo. Questi risultati dimostrano che diversi sistemi religiosi possono di fatto avere un impatto nello sviluppo di un efficiente sistema di controllo cognitivo, che a sua volta si ripercuote sulla capacità di operare scelte adattive e vantaggiose.

Quanto conta l’“intensità” della fede

È poi interessante notare che questi risultati sono anche influenzati dall’intensità della fede. Infatti, un’ulteriore analisi ha mostrato che, mentre nel caso dei cattolici l’intensità della fede (misurata attraverso il test di associazione implicita) non ha alcuna influenza sul comportamento di scelta, nel caso dei soggetti di fede islamica esiste una relazione inversa tra intensità della fede e capacità di controllo, per cui i soggetti che credono meno sono capaci di esercitare maggiore controllo cognitivo. Sebbene questi risultati possano sembrare in disaccordo con quanto detto sopra rispetto al ruolo della religione nello sviluppo delle abilità di controllo, essi acquistano senso alla luce dell’analisi del sistema religioso Islamico: un soggetto caratterizzato da una bassa intensità della fede, che deve però aderire ai precetti religiosi a causa del loro peso normativo, per riuscirci ha bisogno del reclutamento di maggiori risorse di controllo, rispetto ad un soggetto caratterizzato da alta intensità della fede.

Per concludere, l’abilità di operare scelte adattive e vantaggiose è una capacità squisitamente umana sviluppatasi nel corso dell’evoluzione della specie, che richiede il reclutamento di funzioni cognitive di ordine superiore. I nostri risultati contribuiscono a mostrare che anche funzioni complesse come il controllo cognitivo subiscono l’influenza di molteplici fattori che vanno da elementi biologici fino a fattori di natura ambientale, mostrando come natura e cultura si intreccino strettamente a plasmare la nostra rappresentazione del mondo.

Gli autori

Cinzia Calluso è Assistant Professor (Research) di Organizzazione Aziendale, Luiss Guido Carli


Maria Giovanna Devetag è Professore associato al Dipartimento di Impresa e Management, Luiss Guido Carli


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