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L’America multilaterale e la sfida nazionalista

Il futuro dell’America, il futuro del mondo 

Ciò che avverrà in America avrà conseguenze inevitabili sul sistema internazionale. È stato così anche per altri Paesi (come la Gran Bretagna o la Francia) quando erano nella condizione di esercitare un’influenza internazionale. Tuttavia, mentre quei Paesi dettero vita ad un sistema internazionale unilaterale (coloniale o imperiale), l’influenza americana ha condotto invece alla nascita di un sistema internazionale multilaterale. Una differenza non da poco, se si pensa che il vecchio sistema unilaterale aveva spinto nuove potenze in ascesa alla guerra per potersi affermare, mentre il nuovo sistema multilaterale ha favorito invece l’integrazione pacifica delle nuove potenze in ascesa (a cominciare dalla Cina). Nel mondo post-1945 si sono avute guerre regionali, ma non più mondiali (come era avvenuto nel mondo pre-1945). Perché l’ordine liberale internazionale si è affermato solamente con l’ascesa internazionale dell’America?

Il multilateralismo del sistema politico americano

La cultura liberale di quest’ultima (il cosiddetto soft power concettualizzato da Joseph Nye nel 2004) ha avuto certamente un ruolo, ma non basta a spiegare quella correlazione. È stato infatti il multilateralismo del sistema politico americano che ha principalmente favorito la nascita di un sistema internazionale multilaterale. In America non c’è un governo ma vi sono istituzioni separate che condividono il potere di governo. Il presidente è il capo del potere esecutivo, non del governo come è inteso in Europa. Le due camere del Congresso dispongono di poteri distinti, così come la Corte Suprema ha voce su tutte le decisioni legislative prese dal Congresso e controfirmate dal presidente. A loro volta gli stati hanno competenze su politiche importanti. Si tratta di un sistema così aperto e poroso che le comunità etniche hanno potuto rappresentare, al suo interno, gli interessi nazionali dei loro Paesi di origine. Naturalmente, i presidenti hanno escogitato diverse strategie per sfuggire ai controlli legislativi e giudiziari. Tuttavia, nonostante l’indubbia crescita decisionale della presidenza nel secondo dopoguerra (divenuta talora una ‘presidenza imperiale’, come scrisse Arthur M. Schlesinger già nel 1979), il sistema multilaterale si è preservato, almeno fino alla polarizzazione partitica radicalizzatasi nell’ultimo decennio. E così si è preservato il sistema multilaterale esterno.

Un sistema messo in discussione

Quel sistema è stato messo in seria discussione negli ultimi quattro anni. Trump ha cercato di far coincidere il potere di governo con le volontà del presidente, perseguendo la sottomissione dei legislatori repubblicani ai suoi desiderata (in particolare al Senato, dove i repubblicani hanno mantenuto la maggioranza nel corso del suo mandato). Oppure cercando di condizionare la Corte Suprema, grazie anche alla nomina che ha potuto fare di ben tre giudici (la terza verrà approvata dal Senato la settimana prossima) coerenti con la sua visione (anche se la deliberazione giuridica non può essere ridotta alla logica politica). Tale unilateralismo all’interno si è quindi tradotto in un unilateralismo all’esterno. Trump ha disconosciuto le istituzioni multilaterali come l’Organizzazione mondiale del Commercio, l’Organizzazione mondiale della Sanità, le Nazioni Unite, la stessa NATO, oltre che gli accordi nati dalla logica multilaterale come l’Accordo di Parigi per la protezione dell’ambiente del 2016, l’Accordo sul nucleare iraniano del 2015 oppure il Trattato di riduzione delle armi strategiche con la Russia rinnovato nel 2010. Se Trump verrà rieletto, e la maggioranza repubblicana del Senato verrà riconfermata, si avrà un rafforzamento dell’approccio unilaterale sia all’interno che all’esterno. Si tratterà di vedere se la vittoria di Biden, e dei democratici al Senato, sarà in grado di rovesciare quell’approccio, come il candidato democratico si è impegnato a fare. Comunque, relativamente al multilateralismo, la differenza tra il liberalismo e il nazionalismo è netta.

Ciò che ha reso diversa l’America dalle altre potenze

Eppure, non mancano, anche in Europa, realisti (e antiamericani) per i quali la vittoria di Trump o Biden non farebbe differenza. Per loro, l’America è simile alle vecchie potenze europee oppure alle nuove potenze in ascesa, come la Cina. Costoro faticano a capire che le potenze internamente accentrate producono sistemi internazionali unilaterali, mentre questo non è stato il caso dell’America. Naturalmente, quest’ultima ha perseguito i suoi interessi attraverso il sistema multilaterale, commettendo non pochi errori. “Ci è capitato di agire come un elefante in una cristalleria”, confessò tempo fa Henry Kissinger ad una giornalista. Tuttavia, ciò che ha reso (e continua a rendere) diversa l’America dalle altre potenze (vecchie e nuove), nonostante i suoi errori, è proprio la sua struttura istituzionale, oltre che la cultura liberale che l’ha ispirata. Una trasformazione dell’America in senso accentrato all’interno sarebbe dunque destinata a scardinare l’ordine liberale esterno, mettendo in pericolo il principale bene da quest’ultimo prodotto, il lungo periodo di pace postbellica. Quella trasformazione metterebbe in difficoltà anche l’Europa, che si è integrata grazie al multilateralismo promosso dall’America negli anni Cinquanta del secolo scorso. Un’America unilaterale, infatti, sfiderebbe e dividerebbe l’Unione europea (Ue). Come, d’altronde, Trump ha cercato di fare per tutto il suo mandato, sostenendo Brexit, delegittimando la Germania di Merkel, esaltando la sua amicizia con l’Ungheria di Orban o la Polonia di Kaczyński.

Insomma, le elezioni americane avranno un impatto su di noi in quanto decideranno anche il futuro del sistema multilaterale internazionale. Gli europei hanno l’interesse che quest’ultimo venga preservato, tuttavia riformandolo, come ha argomentato John Ikenberry nel suo volume appena uscito, attraverso nuove regole che riequilibrino (ad esempio) i rapporti commerciali con la Cina. Per fare ciò, occorre però che essi siano più determinati, non solo a difendere il multilateralismo ma anche ad agire come un attore politico, a cominciare dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L’esito del duro confronto tra liberalismo e nazionalismo, da tempo in atto a Washington D.C., dipenderà anche dalle forze che, a Bruxelles, si mobiliteranno per sostenere il primo e contenere il secondo.

 

Questo articolo è precedentemente apparso sul Sole 24 Ore il 24 ottobre 2020. Riprodotto per gentile concessione.