La macchina amministrativa. Un ingrediente essenziale per gestire i prestiti di Bruxelles

4 novembre 2020
Editoriale Europe
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In un momento in cui l’Italia è scossa da proteste popolari che si stanno pericolosamente allargando non basta accelerare le procedure per accedere ai fondi europei. Occorre predisporre tempestivamente un progetto di distribuzione idoneo a limitare i rischi di illeciti accaparramenti, ma anche a liberare le procedure amministrative da pastoie burocratiche che ne impedirebbero l’impiego lecito da parte di cittadini onesti.
Qualche giorno fa Tony Barber, editor del Financial Times, scriveva che la Recovery and Resilience Facility (RRF) apre una via importante, perché per la prima volta l’Unione Europea accede al mercato dei capitali per finanziare i 750 miliardi di prestiti destinati agli Stati membri. E questo richiede una gestione attentissima delle risorse, per evitare abusi, impieghi poco trasparenti o casi di corruzione che possano incidere negativamente su un’opinione pubblica sensibile e già poco indulgente verso le istituzioni europee.

Questa giusta considerazione deve spingere tutti, a partire dal decisore politico, fin dalla fase di costruzione dei progetti, a prestare la massima attenzione al corretto impiego delle risorse europee.
L’Italia già dispone di un set strutturato di strumenti normativi, per prevenire fenomeni illeciti nell’impiego di denaro pubblico. Le norme antiriciclaggio, i sistemi di tracciabilità dei flussi finanziari, i controlli antimafia, i vari obblighi di trasparenza, le misure anticorruzione, il ruolo dell’ANAC, per citarne soltanto alcuni, rappresentano presìdi all’avanguardia, la cui attivazione è indispensabile per intercettare distrazioni di fondi particolarmente odiose in un periodo di crisi profonda.

A questi si deve però ora aggiungere un passaggio ulteriore. Il più efficace rimedio contro la corruzione è rappresentato da un efficiente funzionamento della macchina amministrativa. Tempi rapidi, procedimenti trasparenti, chiara individuazione dei responsabili, conoscenza e competenza dei pubblici funzionari sono la precondizione di un uso corretto dei fondi, e di una buona riuscita dei progetti di investimento.
La R.R.F. può quindi rappresentare per l’Italia non soltanto un’occasione finanziariamente rilevante, ma anche un modo per sperimentare buone pratiche, introdurre nuovi strumenti, investire sulla formazione dei pubblici funzionari, che rafforzino in modo strutturale la capacità amministrativa, minimizzando qualsiasi possibile abuso o inefficienza, ma anche evitando strettoie burocratiche il cui effetto sarebbe nefasto. Per realizzare questo risultato servono misure specifiche, che introducano prassi e meccanismi efficienti: costituire, presso tutte le amministrazioni centrali e locali coinvolte dai progetti, team composti dalle migliori professionalità selezionate nei singoli enti, cui conferire poteri di gestire personale e risorse strumentali in tempi rapidi, dovendo poi riportare in modo continuo e chiaro gli esiti e lo stato di avanzamento dei loro interventi.

Serve un piano di formazione di quadri e dirigenti pubblici che fornisca loro gli strumenti, non solo tecnico-specialistici, ma anche manageriali per gestire i progetti. Serve diffondere l’uso del digitale, cogliendo l’occasione per una vera trasformazione dell’amministrazione che utilizzi la rete per garantire la trasparenza ed efficienza. Sarebbe perciò importantissimo assumere giovani con competenze di programmazione digitale che assecondino il processo e, in linea più generale, rinnovare e integrare la platea di funzionari pubblici con assunzioni mirate e ragionate.
Infine, e penso in particolare ai progetti volti a sostenere gli investimenti privati, occorre puntare sull’utilizzo di meccanismi automatici (es. crediti di imposta) che permettano il più possibile di disintermediare i trasferimenti di risorse, facendole così affluire rapidamente all’economia.
L’uso corretto dei fondi europei e un loro impiego efficace per la ripresa dell’economia rappresentano il migliore modo per indicare ai cittadini ormai sul piede di guerra i benefici che ne possono derivare e dimostrare all’Europa la capacità del nostro Paese di mettere in campo e realizzare progetti ambiziosi.

Questo articolo è precedentemente apparso su La Repubblica il 31 ottobre 2020. Riprodotto per gentile concessione.

L'autore

Vice Presidente della Luiss Guido Carli con delega alla promozione delle Relazioni Internazionali.


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