L’umanità è sempre stata globalizzata

20 novembre 2020
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L’umanità è sempre stata globalizzata, sin da quando gli uomini migrarono dall’Africa circa settantamila anni fa. Eppure, nel corso della storia, la globalizzazione ha mutato carattere. I cambiamenti sono spesso sopraggiunti in modo brusco e violento. Ora invece, nel Ventunesimo secolo, dobbiamo cambiare in modo pacifico e assennato; nell’epoca del nucleare, nel caso di una guerra globale potremmo non avere una seconda chance. Studiando la storia della globalizzazione, possiamo arrivare ad avere una comprensione informata del fenomeno in atto nel Ventunesimo secolo per capire come gestirlo con efficacia.

Nella mia interpretazione, dal nostro passato remoto al presente abbiamo attraversato sette distinte Età della Globalizzazione. In ciascuno di questi sette periodi storici, il cambiamento globale è emerso dall’interazione tra la geografia fisica, le tecnologie e le istituzioni. Per geografia fisica in questo contesto si intendono il clima, la flora e la fauna, le malattie, la topografia, il suolo, le risorse energetiche, i giacimenti minerari e i processi della Terra che influenzano le condizioni di vita. Le tecnologie si riferiscono agli hardware e software dei nostri sistemi produttivi. Le istituzioni comprendono la politica, le leggi e le idee e pratiche culturali che guidano le società. Geografia, tecnologie e istituzioni sono soggette a variabilità e cambiamenti notevoli, interagiscono con vigore nel modellare le società nello spazio e nel tempo.

Se vogliamo comprendere la storia dell’uomo, è fondamentale comprendere l’interazione tra queste tre importanti componenti, che ci faranno da guida anche nell’orientarci nei cambiamenti in corso nel nostro secolo. Esaminando la storia della globalizzazione possiamo fare scelte più avvedute per le società e le economie dei nostri tempi. Filosofi, storici, teologi e altri studiosi si chiedono da molto tempo: C’è una direzione nella storia? Possiamo parlare di cambiamenti di lungo periodo o soltanto di cicli storici che si ripetono? C’è un progresso a lungo termine? Secondo me sì, la storia ha una direzione. In ogni periodo storico l’essere umano è divenuto sempre più consapevole del mondo più esteso in cui viveva. I progressi tecnologici – soprattutto nell’ambito dei trasporti e delle comunicazioni – e i cambiamenti demografici in termini di dimensioni e struttura delle popolazioni umane hanno intensificato le nostre interdipendenze e la nostra consapevolezza su scala globale. Di conseguenza, anche la politica è passata dall’essere molto locale a globale, mai come nella nostra epoca.

Dovremo allora concentrare la nostra attenzione su cinque grandi domande: quali sono stati i principali motori del cambiamento su scala globale? Come interagiscono geografia, tecnologie e istituzioni? Come si diffondono i cambiamenti da una regione alle altre? Come questi cambiamenti hanno influenzato l’interdipendenza globale? Quali lezioni possiamo trarre da ciascun periodo storico per affrontare le sfide del presente? Globalizzazione significa che esistono nessi reciproci tra società diverse in vaste aree geografiche. Questi nessi reciproci sono di natura tecnologica, economica, istituzionale, culturale e geopolitica. Comprendono interazioni tra società attraverso il commercio, la finanza, le imprese, le migrazioni, la cultura, gli imperi e la guerra. Per delineare la storia della globalizzazione andrò a descrivere ed esaminare sette distinte età: il Paleolitico, la nostra Preistoria, in cui gli uomini erano ancora animali in cerca di cibo; il Neolitico, età in cui cominciarono le prime attività di agricoltura e allevamento; l’Età Equestre, in cui l’addomesticamento del cavallo e lo sviluppo di forme di proto scrittura permisero scambi commerciali e comunicazioni di lunga distanza; l’Età Classica, che vide emergere i primi grandi Imperi; l’Età Oceanica, periodo in cui gli Imperi si espansero per la prima volta oltreoceano e oltre le zone ecologiche abituali delle terre natie; l’Età Industriale, quando qualche società – con la Gran Bretagna in testa – introdusse l’economia industriale; e l’Età Digitale, i nostri tempi, in cui quasi tutto il mondo è istantaneamente interconnesso attraverso dati digitali. Nel Paleolitico, che io dato dal 70.000 a.C. al 10.000 a.C., interazioni di lungo raggio avvenivano per migrazioni di piccoli gruppi di persone da un posto a un altro. Quando ciò avveniva portavano con sé i loro utensili, il loro complesso di competenze e le loro culture emergenti.

Quando gruppi migranti di Homo sapiens (esseri umani moderni dal punto di vista anatomico) arrivavano in nuove regioni, dovevano cavarsela in nuovi modi, affrontando altri ominidi (appartenenti al genere Homo) come i Neanderthal e i Denisova, nuovi predatori e patogeni, nuove condizioni ecologiche (come quella di vivere ad altitudini più elevate) e, naturalmente, altri gruppi concorrenti di uomini. La competizione contribuì alla formazione di modelli culturali che sussistono ancora oggi. La fine dell’ultima Era Glaciale e la comparsa di un clima più caldo permisero la successiva fase della globalizzazione, l’Età del Neolitico (“nuova pietra”), che io colloco temporalmente dal 10.000 a.C. al 3000 a.C. La svolta fondamentale di questo periodo fu l’agricoltura, con attività di coltivazione e di allevamento. Quando si passò dal ricercare cibo al coltivarlo, si passò anche dal nomadismo a una vita sedentaria in villaggi. La gamma di interazioni umane passò dal proprio clan ad abbracciare il villaggio e la politica e gli scambi commerciali tra villaggi. Lo scambio di oggetti preziosi – gemme, conchiglie, minerali, utensili – avveniva tra luoghi che distavano centinaia di chilometri. L’addomesticamento del cavallo introdusse una terza Età della Globalizzazione, l’Età Equestre, che colloco temporalmente dal 3000 a.C. al 1000 a.C.

Questo periodo viene tradizionalmente denominato l’Età del Bronzo e del Rame, ma io preferisco dare maggiore enfasi al ruolo del cavallo rispetto a quello dei minerali. Con l’addomesticamento del cavallo divennero possibili trasporti e comunicazioni di lungo raggio. Il cavallo poteva svolgere diversi ruoli essenziali: trazione animale (cavallo-vapore), comunicazioni (trasmissione di messaggi), e militare (cavalleria). Nel gergo moderno diremmo che il cavallo addomesticato fu una “tecnologia rivoluzionaria”, paragonabile in un certo senso a invenzioni come la macchina a vapore, la locomotiva, l’automobile e il carrarmato messi insieme. In ambito politico il cavallo accelerò l’avvento dello Stato, perché permise a potenze coercitive di percorrere distanze molto maggiori per amministrare il pubblico. L’età successiva, a noi nota come Età Classica e che io dato dal 1000 a.C. al 1500 d.C., segnò l’ascesa e l’intensa competizione tra grandi Imperi terrestri. A partire all’incirca dal 1000 a.C., alcuni Stati – come quello neoassiro in Mesopotamia e, di poco successivo, quello achemenide in Persia – intrapresero grandi espansioni territoriali, che ebbero successo per i loro vantaggi nella gestione militare e politica. In questa ascesa contarono enormemente le idee. I principali Imperi furono spronati da nuove prospettive religiose e filosofiche, come le nuove filosofie del mondo grecoromano, che modellarono profondamente queste società. Il periodo imperiale diede avvio a scambi commerciali transeurasiani, come quello tra l’Impero romano in Occidente e l’Impero Han cinese in Oriente, che avvenivano sia via terra sia attraverso rotte marittime lungo le coste dell’Oceano Indiano e del mar Mediterraneo. Intorno al 1400 d.C., i progressi nella navigazione e nelle tecnologie militari sfociarono nella transizione a una nuova era, l’Età Oceanica, che colloco temporalmente da 1500 al 1800. Durante questo nuovo periodo storico gli Imperi divennero per la prima volta transoceanici, di fatto quindi globali, e potenze imperiali di zone temperate dell’Europa conquistarono e colonizzarono regioni tropicali in Africa, nelle Americhe e in Asia. Seguirono cambiamenti rivoluzionari nel commercio globale, come quello della nascita delle società multinazionali, la grande espansione degli scambi commerciali transoceanici, e il movimento di massa di milioni di persone in vari modi, tra cui quello della schiavitù forzata di milioni di africani inviati a lavorare nelle miniere e nelle piantagioni americane. Anche la politica divenne per la prima volta globale, in termini di scala, e condusse alle prime guerre combattute simultaneamente in diversi continenti.

L’Età Industriale, che colloco nel tempo tra il 1800 e il 2000, segnò un’altra profonda accelerazione di mutamenti globali. Cambiamenti che avevano avuto luogo nel corso di secoli, o persino di millenni, in questo periodo si realizzarono nell’arco di appena qualche decennio. L’Età Industriale fu contraddistinta da ondate di progressi tecnologici, e da una nuova potente alleanza tra scienza e tecnologia. Con lo sfruttamento di combustibili fossili, reso possibile dall’invenzione della macchina a vapore e del motore a combustione interna, l’aumento della produzione industriale fu vertiginoso.

Mentre nell’Età Oceanica si assistette all’ascesa di Imperi transoceanici, quella industriale fece sorgere la prima egemonia globale, la Gran Bretagna, seguita poi dagli Stati Uniti. Queste due potenze dominarono l’intero globo con un potere militare, tecnologico e finanziario senza precedenti nella storia. Ma, come dimostrato dalla caduta dell’Impero britannico, anche le egemonie possono perdere rapidamente il loro posto in cima alla competizione globale. Dal 2000 abbiamo fatto il nostro ingresso nell’Età Digitale, risultante dalle capacità sbalorditive delle tecnologie digitali: computer, internet, telefonia mobile e intelligenza artificiale, solo per nominarne alcune. La trasmissione globale dei dati è dilagante: la potenza computazionale è moltiplicata miliardi di volte, e le tecnologie informatiche stanno stravolgendo ogni aspetto dell’economia, della società e della geopolitica mondiale. Stiamo passando da un’era di potenze egemoniche a un mondo multipolare in cui coesistono diverse potenze regionali. Il flusso onnipresente di informazioni ha globalizzato l’economia e la politica in modo più diretto e pressante che nell’Età Industriale. Abbiamo visto come un calo temporaneo in un’area dell’economia mondiale – per esempio la caduta della Lehman Brothers, banca d’investimenti di Wall Street, il 14 settembre del 2008 – possa creare il panico finanziario e il tracollo economico su scala globale nell’arco di qualche giorno.

Terra, popoli, macchine

Settantamila anni di globalizzazione

Jeffrey D. Sachs
Luiss University Press
Traduzione di Gabriella Tonoli

Scheda

L'autore

Jeffrey D. Sachs è tra i più noti economisti al mondo, tra i principali esperti mondiali di sviluppo sostenibile. Autore di bestseller come Il prezzo della civiltà e L’era dello sviluppo sostenibile, è senior advisor delle Nazioni Unite e professore alla Columbia University, New York. I suoi editoriali appaiono regolarmente sul New York Times e sono tradotti e letti in oltre 80 paesi.


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