Italia 2030: a che punto siamo con la circolarità in economia

7 gennaio 2021
Editoriale Open Society off
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Il progetto

Anche nel nostro Paese, la spinta istituzionale a favore dell’economia circolare è ormai robusta. Ne è un esempio il progetto “Italia 2030”: le traiettorie dell’economia circolare per il rilancio economico sostenibile del Paese, avviato dal Vice-Ministro per lo sviluppo economico nell’autunno del 2019 e giunto alla conclusione della sua prima fase.
L’iniziativa è stata concepita secondo le migliori pratiche della collaborazione “pubblico – privato”, poiché insieme al MISE, sono state coinvolte molte tra le principali imprese e università italiane, e numerose istituzioni e associazioni. Il sostegno diretto di ben dieci grandi Gruppi quali Cassa Depositi e Prestiti, ENEL, ENI, Generali, Intesa San Paolo, Italgas, Leonardo, Poste Italiane, Snam, Terna, evidenzia la rilevanza istituzionale del progetto.

Gli obiettivi

Con l’obiettivo di produrre risultati mirati alle questioni concrete, ben quindici gruppi di lavoro, tutti partecipati da esperti di provenienza istituzionale, aziendale o accademica, hanno approfondito questioni molto specialistiche: dall’analisi delle filiere particolarmente rilevanti per l’“economia circolare” come quella dell’energia, o la chimica, le costruzioni, l’agricoltura, all’ approfondimento di innovazione e finanza come fattori “abilitanti” dello sviluppo “circolare”; fino alle sfide che riguardano la sensibilizzazione da un lato delle PMI e dall’altro dei consumatori. Altri tre gruppi di lavoro hanno studiato le grandi problematiche sociali che condizionano le possibilità di sviluppo sostenibile del nostro Paese: la fecondità e il lavoro; l’invecchiamento della popolazione; l’immigrazione.
Ciascun Gruppo ha realizzato un documento valido scientificamente, ma utile soprattutto alla divulgazione, che, nel proprio ambito specifico, spiega “a che punto siamo” nell’evoluzione verso l’economia circolare; i principali nodi da sciogliere e i successi consolidati; e avanza delle concrete proposte “di policy” volte a rafforzare la transizione del nostro sistema produttivo verso l’economia circolare. Nell’ultima parte dell’anno, questi documenti sono stati discussi in un ciclo di ben dodici webinar, ai quali hanno partecipato complessivamente oltre tremila persone.

Luiss Business School ed energie rinnovabili

Gli incontri sono stati organizzati dalla Luiss Business School a conferma del prestigioso posizionamento dell’intera Luiss Guido Carli tra le prime cinquanta università più sostenibili al mondo (e seconda nella categoria “energy and climate change), secondo la classifica del  World University GreenMetric.
Dagli studi prodotti (che opportunamente sintetizzati saranno pubblicati in un e-book il prossimo gennaio) emergono luci e ombre. Da un lato, il nostro Paese ha raggiunto un’ottima posizione tra i Paesi europei, ad esempio sul fronte dell’uso di energia da fonti rinnovabili, dell’efficientamento energetico, del waste management. Dall’altro, anche in questo ambito, la complessità normativa e burocratica rallenta gli investimenti green delle imprese e d’altro canto è ancora troppo modesto (pur se in costante crescita da alcuni anni) il numero delle piccole e medie imprese decisamente orientate all’economia circolare.
Mai come in questo momento, occorre, dunque, premere sull’acceleratore dell’innovazione tecnologica, di business e istituzionale; capire come farlo è l’obiettivo che il progetto Italia 2030 si è dato per il suo prossimo anno di attività.

L’articolo è precedentemente apparso sul Correre della Sera. Riprodotto per gentile concessione.

 

L'autore

Matteo Caroli è professore ordinario di Gestione delle imprese internazionali alla Luiss e Associate Dean for Executive Education della Luiss Business School, dove dirige anche il Centro di ricerche sulla sostenibilità e l’innovazione sociale.


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