Renzi e la battaglia per la sopravvivenza

15 gennaio 2021
Editoriale Politica
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La mancata crescita elettorale di Italia Viva

Perché Renzi si è messo contro il governo di cui fa parte ? Mettiamoci nei suoi panni. Italia Viva è stata fondata il 18 Settembre 2019 con l’obiettivo di farne un partito a due cifre collocato in quello spazio di mezzo tra Salvini e Berlusconi da una parte e Pd e M5s dall’altra. Gli inizi sono stati promettenti.  A dire il vero, i primi sondaggi , compreso quello pubblicato su questo giornale, non rispecchiavano le aspettative del fondatore ma una percentuale di consensi del 5-6% non era una cattiva base di partenza. La Leopolda 10 a Ottobre 2019 è stata un grande successo. E’ stata la più partecipata di tutte le Leopolde renziane. Per mesi Renzi ha coltivato la speranza che il nuovo partito fungesse da magnete per tutti quegli elettori moderati stanchi del Pd da una parte e di Forza Italia-Lega dall’altra. Ma la crescita elettorale non c’è stata. Messo in un angolo, senza concrete prospettive di ripresa. Renzi ha visto nel  Recovery Plan l’ occasione giusta per cercare di cambiare le sorti del suo partito.  Quale altra opportunità significativa potrebbe presentarsi in futuro per occupare la scena e cercare di schiodarsi da quell’avvilente 3% di consensi ?  Gli errori fatti da Conte e i malumori che ha suscitato anche dentro il Pd gli hanno fornito l’alibi. Perché non c’è dubbio che molti dei rilievi che Renzi ha fatto alla iniziale stesura del piano siano fondati. Ma certo non c’era bisogno di spingere la critica fino alla crisi di governo. Questa non serve solo a migliorare il piano, rivendicandone il merito, ma serve soprattutto a modificare i rapporti di forza dentro la coalizione. Serve a dimostrare che senza Italia Viva non c’è governo. E’ una scommessa, si vedrà. In fondo questo governo è nato prima della nascita di Italia Viva e nonostante il ruolo che Renzi ha avuto all’epoca per favorirne la formazione, non riflette il peso del nuovo partito dentro il nuovo esecutivo. La Bellanova e la Bonetti sono entrate nel Conte 2 in quota Pd, non in quota IV. Né si può dire che dopo la nascita di Italia Viva Conte abbia fatto molto per coinvolgere Renzi in maniera continuativa e visibile nelle decisioni di governo. Ed è stato un errore.

Esiti probabili ed elezioni anticipate

Cosa si aspetta Renzi come risultato della sua azione ?  Sotto, sotto gli piacerebbe probabilmente un nuovo governo senza Conte. Non solo l’attuale premier si è dimostrato un ingrato, ma è anche un potenziale rivale per quei voti moderati che Renzi insegue. Ma è un obiettivo difficile da raggiungere. Anche se dentro il Pd e dentro il M5s a molti non dispiacerebbe un esito del genere. L’obiettivo più realistico invece è quello di acquisire maggior peso dentro il governo e dentro la gestione del Recovery Plan.  Se la manovra avesse successo il cambiamento ridimensionerebbe il ruolo del premier, riaffermerebbe la centralità di Italia Viva e potrebbe dare al partito maggiore credibilità per sviluppare un progetto politico che ne faccia veramente la componente moderata della coalizione di centro-sinistra alle prossime elezioni. Insomma ci sono buoni motivi dal punto di vista di Renzi che ne giustificano le mosse. Deve uscire dall’angolo in cui si trova. Deve cercare di schiodarsi dal 3%. E deve farlo ora che ha a disposizione 30 deputati e 18 senatori. Che piaccia o no questa è la logica della politica in un sistema debole e frammentato come il nostro. Renzi ne approfitta, rischiando. E a questo proposito vale la pena chiudere con una annotazione sul vero pericolo che corre in questa partita.  Che non è quello di essere escluso da un eventuale nuovo governo Conte sostenuto da responsabili di varia estrazione. Stare all’opposizione di un governo debole potrebbe essere comunque per lui un vantaggio. Dei possibili esiti della sfida che ha lanciato solo uno sarebbe veramente disastroso: le elezioni anticipate. Soprattutto se si tenessero con la legge elettorale che giace ora in Parlamento. E’ una pistola puntata contro di lui, con quella soglia al 5% che ne metterebbe a rischio la sopravvivenza parlamentare.  Ma di tutti gli esiti questo è il meno probabile.  A parte Salvini e Meloni il voto anticipato non lo vuole nessuno. Del domani però non c’è certezza.

 Questo articolo è precedentemente apparso su Il Sole 24 Ore. Riprodotto per gentile concessione

L'autore

Roberto D’Alimonte è un politologo italiano, esperto di sistemi elettorali. È stato professore di Sistema Politico Italiano e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss. È fondatore del CISE (Centro Italiano Studi Elettorali).


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