Se Italia Viva si astiene. Lo scenario di un governo di minoranza che però resta in piedi

18 gennaio 2021
Editoriale Open Society
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Le sorprese non finiscono mai. Renzi toglie la fiducia al governo Conte ma nel momento in cui il premier va in Parlamento a chiedere i voti per restare in carica Italia Viva si astiene. Il risultato è che Conte potrà continuare a governare senza Italia Viva in maggioranza. Diventa un governo di minoranza, ma resta in piedi.

Se questa fosse la decisione di Renzi cambierebbe completamente il quadro. Alla Camera la fiducia non è mai stata in dubbio. In questo ramo del Parlamento la somma dei seggi  di M5d, Pd e Leu fa 295. Per arrivare a 316 Conte può contare sul fatto che tra i 50 componenti del gruppo misto ce ne sono diversi disposti certamente ad appoggiarlo. Lo hanno fatto in passato e a maggior ragione lo faranno Lunedì prossimo. Alcuni per convinzione, la maggior parte per convenienza.  L’astensione di Italia Viva semplificherebbe le cose ma non sarebbe decisiva.

Al Senato invece la situazione è molto diversa. La somma dei seggi di Lega, Fdi e Forza Italia fa 136. Se a questi si aggiungessero i 18 seggi di Italia Viva, il totale farebbe 154. Ma questo è un totale ancora parziale perché non tiene conto che tra i contrari al governo vanno conteggiati anche almeno 10 senatori del gruppo misto, come si vede nella infografica in pagina. Dunque, in questo ramo del Parlamento l’astensione di Italia Viva farebbe una grande differenza. Cioè, sarebbe decisiva.

Questo non vuol dire che senza la eventuale decisione di Renzi sull’astensione  il governo non potrebbe sopravvivere. Ma sarebbe molto più difficile. Se Italia Viva votasse contro, solo a due condizioni Conte potrebbe ottenere la fiducia. La prima è che un certo numero di senatori di Forza Italia e/o di Italia Viva si astenessero o si assentassero. Dopo la modifica del regolamento del Senato nel 2017 le astensioni non vengono più conteggiate come voti contrari. La seconda condizione è che ci fosse un numero di defezioni sufficienti a favore del governo nelle fila di Forza Italia e/o di Italia Viva. È vero che anche al Senato, come alla Camera, il governo può contare sull’appoggio di senatori del gruppo misto, ma a differenza della Camera, non sarebbero sufficienti se Forza Italia o Italia Viva votassero compattamente contro il governo.

Con l’astensione di Italia Viva è molto probabile per non dire certo che il Conte 2 resterebbe in sella. Ma è altrettanto certo che, salvo ulteriori soprese, sarebbe comunque un governo che si reggerebbe su una maggioranza precaria. In realtà sarebbe un governo di minoranza che dovrebbe continuamente fare i conti con la sua intrinseca fragilità. La eventuale formazione di un nuovo gruppo parlamentare che si ispira al premier non cambia sostanzialmente le cose. Ed è su questo che conta Renzi per rientrare in gioco. Se il voto di Martedì al Senato, con l’astensione di Italia Viva, confermasse i calcoli fatti qui, e quindi evidenziasse la decisività di Italia Viva, è difficile immaginare che prima o poi non si riaprirebbe una trattativa tra Conte e Renzi per dare una prospettiva più stabile alla legislatura. L’alternativa sarebbe un governo che si regge su astensioni e defezioni.  Ma è possibile pensare che un governo così fragile possa affrontare i problemi attuali e quelli in arrivo ? Come è possibile che una simile compagine possa avere la fiducia dei nostri partners europei?

Questo articolo è precedentemente apparso sul Sole 24 Ore. Riprodotto per gentile concessione.

 

 

 

L'autore

Roberto D’Alimonte è un politologo italiano, esperto di sistemi elettorali. È stato professore di Sistema Politico Italiano e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss. È fondatore del CISE (Centro Italiano Studi Elettorali).


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