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La società-piattaforma. Perché il pensiero unico domina la sfera pubblica

L’attuale fase post-democratica delle politiche neocapitaliste è strettamente connessa con lo sviluppo di una post-sfera pubblica di transizione, dove un posto rilevante è occupato dai populismi e dal loro rapporto con la comunicazione politica. Gli stili populisti, stabilendo una relazione emotiva fra leader e “followers”, tendono a fondarsi su una dimensione contraddittoria e a enfatizzare la dimensione emozionale della sfera pubblica, configurandosi come sostanzialmente antitetici alla conservazione di uno spazio comunicativo condiviso o, meglio, di una sfera pubblica come luogo unitario di discorso sociale.

Ma la post-sfera pubblica costituisce anche l’esito disordinato della trasformazione dai vecchi spazi pubblici della società di massa a quelli della network society (concetto non privo di ambiguità). Essa si colloca all’incrocio di diversi fenomeni, contraddistinti dall’uso – instabile e per definizione non normativo – del prefisso “post”: 1) le tendenze post-rappresentative con l’emersione dell’apparente ossimoro concettuale della rappresentanza diretta; 2) lo sviluppo del “post-politico”, concetto ambiguo e per lo più connesso ai processi di depoliticizzazione; 3) l’affermazione della postdemocrazia.

A tali fenomeni andrebbe aggiunto il processo di platformization (“piattaformizzazione”) della società che si coniuga con lo spostamento del potere dalle oligarchie ideologizzate della politica tradizionale a élite tecnocratiche, depositarie del funzionamento della macchina politica e legittimate dagli spazi pubblici costituiti dai media stessi. Il processo di piattaformizzazione si colloca a un tempo nella cornice della postdemocrazia, nel quadro di affermazione delle tecnocrazie e nei più generali processi di depoliticizzazione. Esso è legato alla crescente centralità delle piattaforme, non solo come dimensione tecnologica ma anche come vera e propria ingegneria sociale. Tale centralità, peraltro, ha degli effetti rilevanti anche sui modi di costruzione dell’opinione e sui “luoghi” nei quali prende forma il discorso sociale. Si pensi all’emersione di fenomeni come le filter bubbles, dinamiche di polarizzazione determinate dall’uso di algoritmi che “filtrano” le informazioni e creano una sorta di “sub-ecosistema” digitale.

La piattaformizzazione sociale evidenzia anche l’esistenza di forme di concentrazione e di diseguaglianze di potere che costituiscono di fatto una limitazione della sfera pubblica. A questo proposito, un aspetto rilevante è rappresentato dal doppio e solo apparentemente antitetico movimento di “unificazione” e frammentazione della sfera. La post sfera pubblica evidenzia la crisi della sfera pubblica borghese unitaria ma, al tempo stesso, non evoca la nascita di una pluralità di sfere pubbliche coerenti e interconnesse in relazione dialettica. L’esito della fine dell’unitarietà, infatti, è la frammentazione delle esperienze (accentuata dai processi di piattaformizzazione sociale), a cui si connettono da una parte meccanismi di polarizzazione ideologica e dall’altra logiche di saturazione comunicativa.

La post sfera pubblica piattaformizzata adotta le modalità discorsive del neoliberismo, si fonda su asimmetrie economiche, politiche e di potere culturale che tendono a parcellizzare la stessa sfera pubblica, rendendola di fatto uno spazio di legittimazione del “pensiero unico” invece che un luogo simbolico di discussione e confronto.  Le stesse azioni coordinate e inautentiche, che fanno dei meccanismi di news engagement straordinari strumenti di orientamento dei soggetti, sono possibili nel quadro della frammentazione della sfera pubblica. Poiché quest’ultima riguarda il processo discorsivo attraverso il quale le credenze dell’opinione pubblica vengono prodotte e legittimate, la sua frammentazione determina meccanismi di “manipolazione” (Morlino, L. e Sorice, M., a cura di, L’illusione della scelta. Come si manipola l’opinione pubblica in Italia. Luiss UP). D’altra parte, tali meccanismi erano stati lucidamente intuiti da Antonio Gramsci che, nel Quaderno VII, scriveva: “Ciò che si chiama opinione pubblica è strettamente connesso con l’egemonia politica, è cioè il punto di contatto  tra la società civile e la società politica, tra il consenso e la forza (…) L’opinione pubblica è il contenuto politico della volontà politica pubblica che potrebbe essere discorde: perciò esiste la lotta per il monopolio degli organi dell’opinione pubblica: giornali, partiti, parlamento, in modo che una sola forza modelli l’opinione e quindi la volontà politica nazionale, disponendo i discorsi in un pulviscolo individuale e disorganico”.

Questo articolo presenta alcune delle idee sviluppate in Sorice, M. (2020). La “piattaformizzazione” della sfera pubblica. ComPol – Comunicazione Politica, 3(2020): 371-388